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Separazione consensuale e giudiziale: come scegliere?


Separazione: informazioni utili per poter decidere consapevolmente
Separazione consensuale e giudiziale: come scegliere?

L’amore è eterno finché dura. L’aforisma del poeta francese Henri Francois Joseph De Regnier reso celebre dall’omonimo film di Carlo Verdone, rimane una affermazione quanto mai attuale.

Infatti, i dati Istat ci rivelano che tra il 1991 ed il 2020 il numero dei matrimoni finiti è quadruplicato e che ogni anno la percentuale aumenta circa del 3%.

 

 

 

Le principali motivazioni delle separazioni

Cerchiamo innanzitutto di capire perché ci si separa, quali sono i principali motivi delle separazioni.

Dietro la formula utilizzata nei Tribunali “fatti tali da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto o da recare pregiudizio per la prole”, presupposto per la pronuncia della separazione, si celano infatti le più svariate situazioni:  

•    Aspettative disattese;
•    Interessi e priorità differenti;
•    Tensioni per la nuova condizione di essere genitori;
•    Mancanza di intimità;
•    Comunicazione insufficiente;
•    Questioni economiche;
•    Infedeltà;
•    Violenza fisica o morale.

Si tratta solo di una esemplificazione (per non dire banalizzazione), l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Tuttavia, nella mia esperienza professionale ho riscontrato che, spesso,  dietro il motivo principale, quello che potremmo definire “scatenante”, ve ne sono tanti altri non dichiarati o addirittura non riconosciuti dagli stessi coniugi.

In ogni caso, altro concetto da tenere bene a mente è che non esistono motivazioni giuste e motivazioni sbagliate, atteso che ciascun coniuge ha il diritto costituzionalmente garantito di ottenere la separazione personale e di interrompere la convivenza ove questa sia divenuta per esso intollerabile.

 

 

La scelta: consensuale o giudiziale

Una volta presa la decisione di separarsi, la prima informazione da sapere è che esistono due strade per ottenere la separazione: consensuale e giudiziale.

Ma nella pratica qual è la decisione migliore?

Ovviamente, non esiste una risposta univoca che possa andare bene per tutti, avendo ogni coppia una situazione diversa.

Per questo motivo è importante essere ben ragguagliati su tutte le implicazioni della scelta valutando nel dettaglio la propria situazione familiare.

L’errore che bisogna evitare di commettere è di prendere la decisione, in un senso o nell’altro, sulla base dell’ondata emotiva del momento.
Infatti, da un lato, il rancore e il risentimento possono indurre ad optare per una separazione giudiziale.

Dall’altro, la paura, la fretta di liquidare il coniuge o di voler archiviare la situazione, possono portare ad accettare condizioni inique che comunque non sono funzionali e, in quanto tali, comportano il rischio di rendere complicata la gestione del rapporto tra le parti e anche di essere messe successivamente in discussione.

Si tratta, quindi, di una decisione importante da ben ponderare. Infatti, l’esperienza dimostra che se gestita in maniera equilibrata, la separazione può addirittura portare, nel lungo periodo, benefici a tutta la famiglia, soprattutto in presenza di figli.

 

 

La separazione consensuale

Vediamo, quindi, quali sono i presupposti in presenza dei quali è possibile optare per una separazione consensuale.

In questo caso è necessario che i coniugi abbiano raggiunto un accordo o ritengano di poterlo raggiungere (magari con l’aiuto di un avvocato) su come disciplinare gli aspetti personali e patrimoniali della separazione.

Si tratta principalmente di stabilire:
-    L’eventuale diritto al mantenimento del coniuge più debole;
-    L’importo del mantenimento per i figli se minori o economicamente non indipendenti;
-    L’affidamento, di regola condiviso, dei figli ed il loro collocamento;
-    Il diritto di visita del genitore non collocatario;
-    L’assegnazione della casa familiare;
-    La divisione dei beni.

 

 

I vantaggi della scelta di una separazione consensuale

Ad oggi il ricorso alla separazione consensuale appare la soluzione maggiormente praticata dagli italiani.

Si tratta di un’opzione, indubbiamente preferibile rispetto alla separazione giudiziale per una serie di motivi.

Ne ho individuati 5 principali.

Maggior economicità: i coniugi possono essere assistiti da un solo avvocato e la procedura si articola in una sola fase, quella presidenziale.

Maggiore rapidità: come accennato al punto che precede,  il processo si svolge mediante la celebrazione di un'unica udienza durante la quale i coniugi confermano al Presidente del Tribunale la volontà di separarsi alle condizioni indicate nel ricorso, previo esperimento da parte di quest’ultimo del tentativo di conciliazione che ormai nella prassi delle aule giudiziarie costituisce una mera formalità. Segue nel giro di poco tempo l’omologazione dell’accordo da parte del Tribunale che si limita ad eseguire un controllo formale sulle determinazioni dei coniugi.   

Minor conflittualità: si tratta di un aspetto da tenere in considerazione soprattutto in presenza di figli. E’ evidente che la scelta di separarsi consensualmente comporta la rinuncia a guerre di posizione evitando così la classica escalation delle discussioni e delle relative contrapposte pretese.

Maggior riservatezza: come anticipato, in questo caso il Tribunale non può indagare sui motivi della separazione ma deve limitarsi a verificare che l'accordo raggiunto non sia illecito, ovvero contrario all'ordine pubblico o al buon costume. Si evita cosi che i conflitti familiari vengano sviscerati in Tribunale cosa che, purtroppo, sovente accade nei contenziosi giudiziari.

Maggior flessibilità: un accordo consensuale permette di individuare soluzioni “su misura” e non eterodeterminate in quanto a decidere saranno gli stessi coniugi e non il Giudice.

Per esempio, sotto il profilo finanziario, un modo intelligente per affrontare le invitabili diseconomie provocate dalla separazione è quello di tenere conto, nella redazione delle clausole, di tutti gli aspetti fiscali della famiglia. Lo stesso discorso vale per l’affidamento dei figli laddove un accordo consensuale permette di considerare nello specifico il tipo di organizzazione della famiglia.

In questo senso è importante che i coniugi, opportunatamente sollecitati dal proprio difensore, partecipino attivamente al processo decisionale e non si limitino a mercanteggiare sulle condizioni della separazione. Allo stesso modo,  è da evitare l’atteggiamento passivo di cedere alle richieste del coniuge più pressante o più prepotente oppure aderire apaticamente alle proposte dell’avvocato. L’esperienza dimostra, infatti, che una scelta consapevole e condivisa permette di mantenere nel tempo gli accordi sia per i rapporti tra adulti, sia in relazione ai figli.

 

 

Le novità introdotte dalla Legge 162/2014

E’ utile segnalare che ultimamente sono state introdotte nuove procedure di separazione di tipo consensuale che non prevedono il passaggio in Tribunale come la negoziazione assistita o, addirittura, che permettono di fare a meno dell’assistenza degli avvocati per l’ipotesi in cui i coniugi senza figli decidano di rivolgersi all’Ufficiale di Stato civile, anche se, in questo caso non è prevista la possibilità di determinare attribuzioni patrimoniali.

 

 

La separazione giudiziale

Abbiamo visto che la separazione consensuale è la più praticata e, ove sussistano i presupposti è, sicuramente, la scelta preferibile.

Ma non sempre è possibile trovare un accordo, almeno in prima battuta.

Questo può avvenire  per esempio perché uno dei coniugi non ha ancora metabolizzato l’idea della separazione, o perché vi sono motivi di risentimento che impediscono il raggiungimento di un accordo. E’ possibile poi che ci siano in gioco interessi economici rilevanti (divisioni di proprietà, partecipazioni societarie ecc.), che possono essere di ostacolo ad una definizione bonaria.

Oppure le motivazioni sono da individuare in fatti gravi ascrivibili principalmente all’altro coniuge che, possono costituire motivo per richiedere una pronuncia di addebito.

In questi casi non resta, quindi, che procedere in via giudiziale. Il procedimento si avvia per iniziativa di un coniuge “ricorrente” che avanza richiesta di separazione indicando le proprie condizioni, mentre l’altro coniuge definito “resistente” avrà l’onere di costituirsi in giudizio con altro avvocato contrapponendo le proprie richieste e condizioni.

La disputa non verte tanto sulla decisione di separarsi quanto, appunto, sugli aspetti patrimoniali e personali della separazione.

In questo caso il processo è più articolato.

L’udienza davanti al Presidente (che nella separazione consensuale segna anche l’epilogo) si conclude con l’emissione dei provvedimenti urgenti e provvisori, ossia i provvedimenti che hanno per oggetto:
•    l’autorizzazione a cessare la convivenza;
•    la fissazione di un eventuale assegno di mantenimento per il coniuge e/o per i figli;
•    l’affidamento dei figli minori;
•    l’assegnazione della casa familiare.

Successivamente il giudizio proseguirà davanti ad altro giudice per lo svolgimento delle prove e per la decisione definitiva.

Una differenza fondamentale è che nel procedimento giudiziale c’è spazio, su richiesta di un coniuge, per una pronuncia di addebito della separazione, argomento che verrà trattato nelle prossime pubblicazioni.

Da ultimo è importante segnalare la possibilità che una separazione giudiziale possa essere trasformata in consensuale laddove i coniugi raggiungano un accordo in corso di causa.

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