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Separazioni ad alta conflittualità e PAS


Una separazione gestita male potrebbe generare sui figli la Sindrome di Alienazione Genitoriale
Separazioni ad alta conflittualità e PAS
Separarsi è senza dubbio una esperienza complessa e molto dolorosa che non vede solo la fine del patto coniugale, ma anche il mutamento di un nucleo familiare che si deve col tempo riorganizzare.
Compito della coppia genitoriale è quello di tutelare i figli dai problemi inerenti al fallimento della propria unione, ad attutirne l’impatto emotivo e creare le migliori condizioni affinché il processo separativo evolva in modo tale che il loro diritto alla continuità affettiva e a un legame solido e sereno con entrambi i genitori sia salvaguardato.
Quali che siano le cause, prima di giungere alla separazione la coppia attraversa nella maggior parte dei casi, una fase di conflittualità più o meno protratta che turba il clima familiare.

Non è, infatti, la separazione in sé a essere traumatizzante per i figli ma è il protrarsi di un clima conflittuale tra i genitori e l’essere immersi e coinvolti in relazioni disfunzionali. Condizione che può aprire la strada al disagio.
Al contrario quando i conflitti sono insanabili, la separazione se ben gestita, li sottrarrebbe a un ambiente potenzialmente dannoso per il loro benessere.
Un significato non tragico, che li rassicuri sulla continuità della loro presenza, affetto, cure, che nonostante l’accaduto seguiteranno ad avere, aiuta ad attutire l’impatto doloroso e destabilizzante dell’evento separativo e ad avviarsi verso un processo di ridefinizione dei legami in modo corretto.
Purtroppo però malessere e conflittualità che abitano la coppia sono spesso di impedimento alla cooperazione tra i genitori.

Per i partner sono la mancata elaborazione della separazione e il non raggiungimento della consapevolezza circa le reciproche responsabilità causa della rottura dell’unione, a protrarre e alimentare la conflittualità e ostacolare la riuscita del processo separativo, trattenendoli in un "legame disperante" (Cigoli).
I figli possono allora diventare un tramite attraverso il quale si esprime la loro lotta: con il mancato versamento dell’assegno di mantenimento, ad esempio, o con il creare difficoltà nella visita al genitore non collocatario, arrivare a negarla, parlare male del coniuge ai figli.
In particolare quando un genitore, in genere quello affidatario, getta discredito sull’altro con il proprio figlio, si possono avere conseguenze diverse secondo l’ampiezza, gravità e pervicacia nel perseguire il fine malevolo di danneggiare la loro relazione.

Oppure, secondo Gardner e numerosi contributi in letteratura di altri autori, che si incorra nella PAS * (Parental Alienation Syndrome - Gardner). Essa è caratterizzata dall’azione di screditamento agli occhi del figlio da parte di un genitore, in genere quello collocatario/affidatario verso l’altro e mirata all’esclusione di quest’ultimo.
Il bambino manipolato finisce per dare forma concreta alla tesi del genitore programmante attraverso il suo contributo attivo (caratteristica distintiva della PAS), disprezzando egli stesso il genitore denigrato ed esibendo nei suoi confronti atteggiamenti ostili, fino a rifiutare la relazione con lui.

Gli effetti patologici della PAS, sia a breve sia a lungo termine, si rintracciano in una serie di disturbi a livello emotivo, psicosomatico, comportamentale, relazionale e variano in base al grado di severità della sindrome (cioè lieve, moderato, grave).
Il bambino nel trovarsi implicato nelle dispute, conteso o trascurato, indotto a scegliere con quale genitore schierarsi, vivrà conflitti di lealtà, sentimenti di colpa, abbandono, inadeguatezza e in modo particolare quando un po’ più grande di rabbia e rivalsa.
Un contesto familiare altamente conflittuale può compromettere l'adattamento del minore e determinare disagi e difficoltà più o meno gravi in grado di interferire sul suo sviluppo psicoaffettivo, socio-relazionale, sui suoi movimenti identificativi, sulla formazione della sua personalità, con conseguenze sul suo benessere psicofisico e sulla sua qualità di vita anche futuri.

I coniugi intrappolati in una forte conflittualità dovrebbero in primo luogo rendersi conto delle pesanti conseguenze che il permanere in questa condizione crea sulla qualità di vita presente e futura dei propri figli.
La letteratura e la ricerca in ambito psicologico indicano nell’elaborazione della separazione, nella gestione della conflittualità, nel raggiungimento del divorzio psichico e di accordi condivisi, la strada da seguire affinché si possa attraversare il processo separativo in buon modo e garantire ai figli, pur nella difficoltà della situazione, la continuità del legame con entrambi i genitori, scevra da dannosissime azioni di parte.

In questo modo anche per i coniugi si può dischiudere la strada alla ricostruzione della propria esistenza e alla possibilità di nuove unioni, non restando più intrappolati nel legame disperante.
La ricerca psicologica ha permesso di centrare l’attenzione sulle varie modalità di intervento e sulla loro validità in termini di effetti pratici sulla famiglia lacerata dalla separazione: CTU, mediazione familiare, gruppi di sostegno per genitori e figli, spazi neutri di incontro, psicoterapia.
Ogni tipo di intervento deve comunque essere in grado di porre al centro i bisogni della famiglia divisa, non solo la coniugalità, ma la relazione esistente tra la gestione della sua fine e il legame con le generazioni. I genitori dovrebbero essere messi in grado di creare per i loro figli i presupposti affinché possano ritrovare fiducia nel legame, riconoscere il valore positivo delle relazioni, ritrovare speranza nella vita. (Cigoli)
L’approccio di stampo sistemico-relazionale ha fornito in merito numerosi e sostanziali apporti.

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