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Sospensione procedura esecutiva per Covid: come funziona (parte 2)


Come opera in concreto la sospensione della procedura esecutiva ex art. 54-ter: soggetti coinvolti, iter, durata, atti consentiti e atti invalidi
Sospensione procedura esecutiva per Covid: come funziona (parte 2)

Nel precedente articolo intitolato "Casa di abitazione: casi di impignorabilità assoluta e temporanea", si è trattato, tra l’altro, della sospensione delle procedure esecutive aventi ad oggetto la prima casa del debitore disposta dall’art. 54-ter del decreto legge n. 18/2020 quale misura emergenziale provocata dal Covid-19.

Vediamo ora, in concreto, come opera questa norma.

 

Il provvedimento del Giudice

Le procedure esecutive interessate dall’art. 54-ter sono sospese perché lo stabilisce la legge. La sospensione, quindi, prescinde da un provvedimento del Giudice e opera in automatico. Tuttavia, poiché la norma ha disposto la sospensione delle sole procedure esecutive aventi ad oggetto l’espropriazione dell’abitazione principale del debitore, occorre verificare la effettiva sussistenza dei requisiti perché la procedura si arresti. Di qui l’importanza di una pronuncia da parte del Giudice: la dichiarazione di sospensione presuppone, infatti, un accertamento dei presupposti di legge perché il debitore possa beneficiare della sospensione.

La durata della sospensione è quella stabilita dal legislatore (a seguito del Decreto Ristori: 31/12/2020).

Il provvedimento del Giudice che dichiara la sospensione può tornare utile anche per altre ragioni. Se durante il periodo di sospensione avesse dovuto tenersi un’udienza, il Giudice, con lo stesso provvedimento dichiarativo della sospensione, fisserà il rinvio di quell’udienza ad una data successiva al termine di sospensione. O ancora, disporrà che l’attività esecutiva extra udienza in corso (es. stima, conversione del pignoramento, vendita, trasferimento del bene aggiudicato) riprenda a partire dalla cessazione della sospensione.

 

Procedura sospesa: atti invalidi e atti consentiti

Va da sé che se una procedura è stata dichiarata sospesa, non possano essere compiuti atti che le diano impulso e se compiuti essi siano illegittimi. E se una procedura fosse da considerarsi sospesa ex lege, ma mancasse un accertamento in questo senso? Cioè, se nessuno avesse rilevato l’intervenuta sospensione?

Ebbene, proprio perché la sospensione opera ex lege, gli atti posti in essere in seno ad una procedura esecutiva da considerarsi sospesa sono illegittimi ed inefficaci e tale illegittimità ed inefficacia si ripercuote su tutti i successivi atti, viziandoli. Si tratta, peraltro, di un vizio insanabile posto che non è permesso al debitore di rinunciare alla sospensione o comunque di disporne attraverso un accordo. Avverso questi atti, il debitore può tutelarsi con un procedimento di opposizione agli atti esecutivi.

In concreto, la sospensione ha ad oggetto qualunque attività o adempimento da svolgersi in udienza o fuori udienza idoneo a dare impulso alla procedura quali:

- la stima del valore dell'immobile;

- la conversione del pignoramento;

- l’assegnazione e la vendita e quindi gli accessi all’immobile per le visite, gli avvisi di vendita, la pubblicità legale, il decreto di trasferimento;

- la liberazione dell’immobile ordinata dal G.E.

Possono, invece, essere validamente compiuti gli atti aventi finalità conservativa del bene e gli adempimenti e le attività privi di contenuto esecutivo quali:

- la custodia giudiziaria dell’immobile pignorato;

- la presentazione da parte degli Ausiliari delle istanze di liquidazione delle competenze maturate prima dell’inizio della sospensione nonché i relativi provvedimenti del GE;

- il compimento da parte del Professionista delegato delle formalità relative al decreto di trasferimento già emesso;

- la formazione, l’approvazione e l’attuazione del progetto di distribuzione del ricavato della vendita dell’immobile pignorato, laddove sia divenuto definitivo il relativo trasferimento.

Nel periodo di sospensione, inoltre, il creditore procedente può porre in essere gli adempimenti a suo carico quali, il deposito dell’istanza di vendita, della documentazione ipocatastale e delle relative integrazioni.

E', inoltre, consentito l’intervento nella procedura esecutiva sospesa da parte degli altri creditori.

 

Il provvedimento dichiarativo della sospensione va “provocato”

Il Giudice dichiara la sospensione se è stato reso edotto che pende una procedura esecutiva rientrante tra quelle sospese. Ma come si sollecita la pronuncia di questo provvedimento? Intanto, può sicuramente farsi parte diligente il debitore depositando presso la cancelleria del Giudice un’istanza in cui evidenzierà la sussistenza dei presupposti di legge legittimanti la sospensione.

Considerando, come detto, che se la procedura esecutiva proseguisse tutti i successivi atti sarebbero illegittimi e che non è ammessa una loro sanatoria, non si può fare affidamento solo sull’iniziativa promossa dal debitore per segnalare la sospensione. Il debitore potrebbe non conoscere questa norma oppure potrebbe attivarsi tardivamente creando così un ulteriore danno al creditore che nel frattempo avesse proseguito l’espropriazione sostenendo delle spese di procedura per un’attività rivelatesi poi illegittima.

Inoltre, può accadere che tra il momento del deposito dell’istanza da parte del debitore e quello di emissione del provvedimento dichiarativo della sospensione trascorra del tempo e in questo frangente maturino le scadenze di alcuni adempimenti.

Di qui l’esigenza di coinvolgere anche i tecnici della procedura così da assicurare il più possibile che l’accertamento della sospensione avvenga in tempo reale. L’esperto stimatore, il custode giudiziario e il professionista delegato alla vendita, anche in relazione ai compiti che sono chiamati a svolgere, hanno esattamente il polso della situazione: sanno se il debitore dimora abitualmente nell’immobile o meno, sanno se vi risiede anagraficamente o meno, sanno da quando si sono realizzate queste condizioni. Anche da questi soggetti, quindi, potrà provenire la segnalazione, anche eventualmente in sostituzione del provvedimento del Giudice se a ciò autorizzati, circa l’intervenuta sospensione della procedura.

 

Altri aspetti pratici

Se la procedura esecutiva ha per oggetto sia l’abitazione sia altri beni a questa collegati (es. box-auto o locali deposito) che possono essere autonomamente venduti o già individuati come lotti separati, per questi l’esecuzione non resta sospesa (salvo, ovviamente, valutare la convenienza economica di una vendita separata).

I Tribunali hanno emanato linee guida per gestire le sospensioni delle esecuzioni ex art. 54-ter.

Leggendo le linee guida si possono osservare delle differenze soprattutto tra le stesure della prima ora (maggio 2020) e quelle adottate successivamente il Decreto Ristori. Vi sono Tribunali, ad esempio, che applicano una interpretazione più restrittiva per cui, con riferimento alle procedure prossime al loro epilogo, hanno dato istruzione ai professionisti delegati di procedere con il compimento di tutte le attività successive all’aggiudicazione e destinate alla chiusura della procedura (progetti di distribuzione e decreti di trasferimento).

Sarà, quindi, bene che i creditori, i debitori e gli aggiudicatari degli immobili interessati dalla sospensione conoscano le linee guida adottate dal Tribunale in cui pende la procedura che li interessa così da accertare se la procedura si trovi ancora in una fase in cui può beneficiare della sospensione.

Dare per scontato la sospensione, se questa poi non operasse, esporrebbe al rischio di non rispettare i termini per il compimento di atti e adempimenti prescritti e, quindi, il verificarsi di decadenze pregiudizievoli.

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