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Sovraindebitamento: liberarsi dai debiti e non esser esecutato vitae


Ecco qual è la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento per risolvere i debiti
Sovraindebitamento: liberarsi dai debiti e non esser esecutato vitae

La Legge n.3 del 27 gennaio 2012 ha introdotto nel nostro sistema la possibilità per tutti i debitori di potersi liberare definitivamente dei debiti e reinserirsi nel sistema economico (c.d. fresh start).

La norma, con tutti i suoi pregi e difetti, ha introdotto nel nostro sistema la possibilità, anche per i consumatori e i soggetti non fallibili, di azzerare i propri debiti e ripartire.

La rilevanza di questa rivoluzione va colta se solo si pensa che il debitore, anche se terminata “l’esecuzione forzata per espropriazione” nei casi in cui il bene sottoposto ad esecuzione risulti incapiente rispetto all’obbligazione assunta, non è libero dal gravame insoluto.

Questo perché, ai sensi dell’art. 2740 c.c., il debitore risponde, per i suoi debiti, con tutti i suoi beni presenti e futuri.

Dal dicendo consegue che posizioni debitorie non assorbibili da attivi patrimoniali liquidati (sebbene sia corretto parlare di beni individuali) rendono l’indebitato un esecutato vitae. Vero che è stata abolita la sanzione penale per l’inadempiente, ma di fatto lo si rende indebitato irredimibile.

Questo fenomeno è particolarmente diffuso tra i piccoli imprenditori, dove spesso ad essere rilevante è soprattutto il debito nei confronti dell’erario e degli enti previdenziali, ma la stessa situazione si riscontra anche fra i consumatori, specie tra coloro che hanno comprato casa con mutuo tra il 2000 e il 2013 circa; in questi casi l’abbattimento del valore del bene a garanzia del debito bancario risulta essere nel migliore dei casi intorno al 40%, percentuali che tendono a salire se si procede con l’aggiudicazione per asta.

La conseguenza che l’indebitato venga perseguitato dal creditore per la parte del debito insoluta viene evitata con il ricorso alla Crisi da sovraindebitamento, una via di fuga per chi naviga in pessime acque e si sente schiacciato da debiti pressanti.

La ratio e ss. consiste nel favorire consumatori e soggetti non fallibili in gravi difficoltà economiche (professionisti, pensionati, piccoli imprenditori o piccole società artigiane) liberandoli da un peso che rischia di divenire insostenibile e che preclude ogni prospettiva futura.

É importante rammentare che sono soggetti non fallibili gli imprenditori commerciali non fallibili per mancanza dei requisiti dimensionali (c.d. imprenditori sotto soglia con un attivo patrimoniale complessivo annuo non superiore ad € 300.000, ricavi lordi complessivi annui non superiore ad € 200.000 e debiti di ammontare non superiore ad € 500.000) nei tre esercizi precedenti l’istanza di fallimento; enti non commerciali; imprenditori agricoli; lavoratori autonomi e associazioni professionali; start up innovative di cui all’art. 31, D.L n. 179/2012; debitori civili che non esercitano attività d’impresa (consumatore).

La norma contiene tre distinte procedure:

1) IL PIANO DEL CONSUMATORE può essere presentato soltanto dai privati consumatori (art. 6 comma 2 lett. b) della L. n. 3/2012) cioè dal debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Il piano consiste in una proposta del debitore di proporre un pagamento rateizzato dei propri debiti e può anche prevedere la cessione di una parte del patrimonio e uno stralcio della complessiva esposizione debitoria. Il piano, se approvato dal Giudice può esser reso esecutivo su sua decisione senza il consenso dei creditori del sovraindebitato a patto che il consumatore abbia assunto obbligazioni con la ragionevole prospettiva di poterle adempiere e che non abbia colposamente determinato il sovraindebitamento (art. 69 c. 1 d.lgs. 14/2019) anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali. Escluse suddette ragioni il Giudice omologa il piano disponendo per il relativo provvedimento una forma idonea di pubblicità.

2) L’ACCORDO DI RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI può essere presentato da enti e imprese non fallibili.  A differenza del piano del consumatore, tale accordo prevede di sottoporre ai creditori un piano dei debiti; il Tribunale si occupa di verificare che vi sia il consenso dei creditori e che rappresentino il 60% di tutti i debiti del soggetto, cioè dell’esposizione debitoria complessiva (non il 60% dei creditori), dopodiché se c’è consenso dei creditori, e non del solo Giudice, si passa all’omologazione dell’accordo.

3) PROCEDURA DI LIQUIDAZIONE DEI BENI: il debitore (privato o soggetto non fallibile) con la liquidazione del suo patrimonio fa fronte al pagamento dei debiti. Il Tribunale nomina un liquidatore che provvederà a vendere tutti i suoi beni ed a pagare, pro-quota, tutti i suoi debiti. Il debitore perde tutti i suoi beni potendo mantenere solo: i beni che, per legge, non possono essere pignorati; i crediti che non sono pignorabili ai sensi dell’art. 545 del Codice di Procedura Civile; crediti di carattere alimentare e di mantenimento; i frutti derivanti dall’usufrutto dei beni dei figli e i beni costituiti in fondo patrimoniale e i loro frutti; infine gli stipendi, i salari e le pensioni che il debitore guadagna con la propria attività, nei limiti di quanto occorre mantenimento della famiglia, così come stabilito dal Giudice.

Per quanto riguarda la procedura da seguire, essa si compone di due fasi. La prima vede l’interessato depositare la richiesta di nomina dell'organismo di composizione della crisi (OCC) presso la cancelleria della volontaria giurisdizione del Tribunale del luogo di residenza.

Appreso il nominativo dell'organismo nominato dal tribunale, l’interessato si rivolgerà all'OCC per illustrare la propria situazione debitoria ed ottenerne da questo la validazione. L’assistenza di un professionista (avvocato o commercialista) non è obbligatoria, ma è auspicabile almeno in fase di redazione del piano di ristrutturazione dei debiti da sottoporre all’OCC.

Nella seconda fase, il soggetto sovraindebitato si recherà alla cancelleria fallimentare del Tribunale del luogo di residenza per presentare la proposta validata dall'OCC che consiste in una relazione corredata da tutti i documenti necessari all'ottenimento del provvedimento del Giudice che poi fisserà un’udienza in cui parteciperanno l’interessato e l’OCC per decretarne o meno l’eventuale omologazione dell’accordo, quindi la sua esecuzione. I tempi della procedura sono contenuti, in ogni caso la procedura dovrà definirsi entro sei mesi dal deposito del piano da parte del sovraindebitato.

Con il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza la norma esposta subirà delle modifiche che entreranno in vigore a settembre 2020.

 

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