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Superare l’ansia di parlare in pubblico


Quando i trucchetti per parlare in pubblico non bastano...
Superare l’ansia di parlare in pubblico

Quando iniziai il mio lavoro di Life Coach, mi resi conto che non bastava aiutare i miei clienti a dare loro delle dritte riguardo all’ansia di parlare in pubblico, come può essere quella di tenere qualcosa in mano, la posizione del nostro corpo, il guardare un punto davanti a sé, e tante altre varie cose. Infatti, nonostante riuscissi ad aiutarli con queste varie strategie, sentivo che non bastava, che mancava qualcosa. Scoprii così la tecnica del Fast Reset, creata dalla Dott.sa Maria Grazia Parisi, che va a depotenziare le emozioni negative in modo che la persona si senta più libera di esprimersi al meglio. In effetti, da quando ho iniziato a usare la sua tecnica i miei incontri si sono ridotti tantissimo di numero, adesso mi bastano uno, massimo due incontri perché inibizione, ansia, paura, vergogna di parlare in pubblico diminuiscano quasi a zero.

Di seguito, porto un esempio di come a volte basta anche solo un incontro per migliorare la capacità di esprimere al meglio le proprie conoscenze, esperienze e di poterle comunicare agli altri.

 

La coachee incontra chi scrive perché da un anno a questa parte fa parte di un gruppo di lavoro nel quale bisogna spiegare il proprio business in un minuto. Lei ha sempre paura di dimenticare qualcosa ed è stanca di sentirsi inibita ogni volta che deve parlare davanti agli altri.

Le chiedo se c’è stato un momento in particolare in cui si è sentita più in ansia del solito.

Risponde affermativamente: qualche mese prima era andata a fare un workshop di lavoro. Chi guidava il gruppo aveva chiesto di presentarsi raccontando qualcosa di personale e lei si era sentita in panico perché doveva parlare di se stessa. Mi riferisce che fa fatica a confidarsi con persone che ha appena conosciuto.

Le chiedo di parlare del rapporto che ha con i suoi genitori, con l'obiettivo di capire se la causa di questo freno vada ricercata nella sua storia familiare. Risponde che i suoi genitori litigavano molto spesso, e lei si è ritrovata sempre in mezzo a dover fare da intermediaria. Si è decisamente arrabbiata con loro perché non riuscivano mai a trovare un punto d’incontro. Provava fastidio, si sentiva in colpa, non sapeva che cosa fare perché tra loro le tensioni si risolvessero.

Le propongo di dire la seguente frase, che lei pronuncia.

“La mia inibizione nell’esprimere il mio malessere ai miei genitori, vuole evitarmi di sbagliare in qualunque modo”.

Respira e guarda le mani per tre volte.

Le chiedo se sente ancora che i suoi genitori l'hanno trattata come un mediatore, piuttosto che come una figlia.

Risponde affermativamente.

Si formula insieme la seguente frase: “Voglio che i miei genitori riconoscano, rispettino, apprezzino il mio diritto di essere trattata come una persona e mi sostengano nel realizzarmi come dei bravi genitori devono fare”.

Respira e guarda le mani, lo ripete per tre volte.

Formula la frase di rilascio: “Lascio andare il desiderio che i miei genitori facciano come dico io. Tutto quello che non serve, non mi interessa e non mi appartiene più”.

Respira e guarda le mani.

Chi scrive la riporta alla scena in cui, trovandosi in mezzo ad altri, le hanno fatto la domanda personale. Le chiedo se ancora si sente allo stesso modo. Risponde affermativamente.

Si formula insieme la seguente frase: “Il mio shock per la domanda personale fattami davanti a tante persone sconosciute vuole evitarmi di affrontare una realtà per me inaspettata e difficile da gestire”.

Respira e guarda le mani.

Le chiedo come si sente a rispondere a una domanda così personale, e risponde ancora inibita.

Così si formula insieme la seguente frase: “La mia reazione di inibizione davanti a una domanda così personale vuole evitarmi di espormi troppo”.

Continua dicendo che, se in qualche situazione non sa che cosa dire, non sopporta di dire qualcosa di sbagliato.

E così si formula insieme la seguente frase: “La mia convinzione di dover dire le cose perfettamente vuole evitarmi di fare brutte figure e di dire cose sbagliate”.

Respira e guarda le mani, ripete per due volte.

Esce dall’incontro con un’aria più tranquilla e rilassata. Mi chiama dopo qualche giorno e dice che adesso è più tranquilla quando deve parlare in pubblico, sia con persone conosciute e non, e che non sente di dover imparare più a memoria quello che deve dire.

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