Tassi d'interesse ed espansione: gli ultimi mesi di Draghi alla BCE


I mercati temono sostanzialmente due cose: la recessione e la diminuzione della liquidità nei mercati finanziari
Tassi d'interesse ed espansione: gli ultimi mesi di Draghi alla BCE

Scrivo appena dopo aver sentito le dichiarazioni del Presidente delle BCE Mario Draghi circa la possibilità, non solo di non alzare i tassi d’interesse fino a giugno 2020, ma anche di pensare a ulteriori tagli dei tassi di deposito per le banche presso la BCE.

Per incentivare le Banche a non depositare liquidità nei conti della BCE, ma anzi per immetterla nel circuito finanziario a oggi i tassi sono negativi, pari al -0.4%. Tagliare questo tasso dovrebbe ulteriormente trasmettere liquidità nei mercati.

E’ bastata questa dichiarazione per trasformare una giornata di Borsa fiacca in una giornata festosa: +2% per le Borse europee, ma anche +1.5% per le Borse americane.

Alla base di questa decisione c’è una motivazione economica molto forte, la BCE ha il mandato di tenere sotto controllo il livello di inflazione intorno al valore del 2%, ma sotto questo valore.

Si sta discutendo in queste ore di modificare l’obiettivo della BCE e di dichiarare che il 2% è un obiettivo, ma non è necessario stare sotto al 2%.

Questa apparente questione dialettica è, invece, pura sostanza.

Si sta dicendo che occorre più inflazione, che il mantenimento della crescita sta diventando un problema e che quindi sarà fatto, ancora una volta, ogni sforzo per tenere in vita l’espansione economica.

I mercati temono sostanzialmente due cose: la recessione e la diminuzione della liquidità nei mercati stessi.

Questa decisione ci dice che saranno fatti ulteriori sforzi per sostenere entrambi i parametri e i mercati festeggiano euforici.

Nello stesso tempo anche la FED americana ha dichiarato che il tetto del 2% si può sfondare e, quindi, c’è una sponda anche dall’altra parte dell’Oceano.

Non voglio dilungarmi oltre per spiegare come mai l’inflazione non salga nonostante 10 anni di crescita consecutiva, in altre epoche storiche avremmo un’inflazione altissima a questo punto che, invece, sembra scomparsa nelle economie.

Due sono le implicazioni generali, una per tutto il mondo e una specifica per l’Italia.

Nel mondo credo che i mercati azionari abbiano da questi tagli, un’ennesima spinta al rialzo, visto che tagli ai tassi d’interesse implicano ancora di più una perdita d’interesse per i mercati obbligazionari.

La seconda specifica per l’Italia. In questi anni abbiamo imparato che il rapporto debito/Pil è il parametro che più fa litigare la UE con i vari governi italiani. Far salire il valore dell’inflazione fa scendere più velocemente tale rapporto anche se il debito non scende, quindi, non dovrebbe essere necessaria una drastica manovra finanziaria. Per questo motivo il mercato italiano è quello che cresce più degli altri.

 

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di Roberto Galasso

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