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Tecniche di rilassamento corporeo e vuoto fertile


Il vuoto fertile non è che lo spazio entro cui può avvenire il cambiamento
Tecniche di rilassamento corporeo e vuoto fertile

La parola vuoto evoca la mancanza, la solitudine, l’assenza di sostegno, il freddo; e nel vuoto abbiamo tutti paura di smarrirci o peggio ancora di morire nel disinteresse generale. Ma questo è solo un frutto della mente, un inganno che nasconde, invece, la realtà di un luogo fertile nel quale può nascere qualcosa di estremamente utile per la nostra crescita e, quindi, per la nostra vita.
La Gestalt, infatti, ci insegna che il vuoto non è che una polarità, cioè l’aspetto opposto della nostra capacità di provare pienezza e sazietà, e considera il dialogo tra le parti come lo spazio entro cui linguaggio del corpo e quello del discorso si trasformano in scelte di vita e nuove azioni.

Il vuoto non è che lo spazio entro cui può avvenire il cambiamento.


Le tecniche di rilassamento corporeo e mentale aiutano l'individuo a contattare il suo deserto interiore per giungere poi a scoprire con che seme è stato fecondato e aiutarlo a cogliere i frutti che questo luogo così intimo può donare.
Quello che so certamente è che in fondo, per riempire e arricchire, bisogna prima fare spazio.

Creare il vuoto.

Certo, il vuoto a cui mi riferisco non è il vuoto della solitudine, dell’angoscia, della paura, ma un vuoto sano, scaturito dall’essersi liberati da tutto ciò che può essere superfluo da un punto di vista materiale, innanzitutto, ma anche emotivo.


Il vuoto non è che lo spazio entro cui può avvenire il cambiamento.


Perls intende il vuoto come percorso da un campo di forze che contemporaneamente evoca e struttura ciò che evoca, e che nella pratica psicoterapica si manifesta al momento in cui il paziente non ha più parole e cade nel silenzio.
L’individuo capace di tollerare l’esperienza del vuoto fertile, sperimentando fino in fondo la propria confusione, avrà una grande sorpresa: tale condizione rappresenta il risultato di un addestramento all’intenzionalità e all’attenzione, perché proprio l’intenzione della persona è ciò che fertilizza il vuoto.
Molte persone, nella società contemporanea, si sentono vittime di una concezione competitiva della vita, si sentono inadeguate, sia da un punto di vista lavorativo che relazionale e famigliare. Il clima esasperatamente competitivo e la conseguente visione negativa del futuro sono spesso all’origine di stati d’ansia e tensione. Un’eccessiva focalizzazione sul passato e il futuro fa perdere il contatto con la potenzialità e le risorse del momento presente; per queste ragioni penso che le
tecniche di rilassamento che hanno una costante attenzione al “qui e ora”, attraverso l’osservazione del corpo, dei pensieri e dello stato emotivo, siano fondamentali per risensibilizzare il corpo e sviluppare la consapevolezza.

 

Se siamo concentrati su noi stessi, allora non ci adattiamo più, allora tutto quello che succede si trasforma in una sfilata che ci passa davanti, e noi assimiliamo, capiamo, siamo in rapporto con tutto quel che ci succede. In questo accadere, il sintomo dell’angoscia è molto importante, dato che più la società si trasforma, più è l’angoscia che produce. […] La mia definizione dell’angoscia è che l’angoscia è la lacuna tra l’ora e il poi. Ogni volta che si abbandona la base sicura del presente e si comincia a preoccuparsi del futuro, si fa l’esperienza dell’angoscia.
E se il futuro rappresenta una recita, quest’angoscia non è altro che paura del palcoscenico. Siamo pieni di aspettative catastrofiche riguardo alle disgrazie che ci possono succedere, o di aspettative anastrofiche riguardo alle fortune che ci capiteranno. E così riempiamo questo intervallo tra l’ora e il poi con polizze d’assicurazione, programmi, lavori fissi e via dicendo. In altre parole non siamo disposti a vedere il vuoto fertile, la possibilità del futuro, se riempiamo questo vuoto non abbiamo futuro, abbiamo solo identità
” (Perls, 1969,p.38).

 

Le tecniche di rilassamento sono utili per portare consapevolezza in stati più o meno elevati di ansia. Esse si rivelano estremamente efficaci in quanto permettono di affrontare con più tranquillità gli eventi difficoltosi o i momenti che destano particolare preoccupazione. Qualsiasi siano le dinamiche, le abitudini, le emozioni e i pensieri, interrompere un’attività non funzionale porta ad ottenere un temporaneo stato di salute.
Riferendomi al modello gestaltico, credo sia molto importante considerare l’ansia come una manifestazione di quelle gestalt insolute che sono spesso all’origine degli stati ansiosi che le tecniche di rilassamento possono efficacemente fronteggiare, nella prospettiva di un superamento in chiave evolutiva. L’ansia che spesso accompagna le gestalt insolute crea la necessità di evitare le situazioni problematiche, rischiando di diventare a sua volta il terreno in cui si espande un senso di inefficacia personale e di inadeguatezza, fonte di ansia ulteriore. La presenza mentale, o consapevolezza, che si attiva con il rilassamento rappresenta, invece, un modo di affrontare “quello che c’è”, agendo come un vero e proprio antidoto alla spinta verso la fuga.


Più che tendere all’eliminazione dei sintomi, si cerca di renderli più accettabili.

 

Lo sviluppo della consapevolezza e il conseguente sviluppo della respons-ability (abilità di rispondere), fanno sì che l’individuo modifichi l’atteggiamento e il comportamento. Nella nevrosi il potenziale creativo del sé è inibito e i bisogni dell'individuo sono frustrati. Vi è l'incapacità di concepire la situazione come qualcosa che può comunque cambiare e si é portati a credere che l'influenza del passato non sia modificabile e ci si rassegna "congelando" il conflitto: riuscendo ad entrare nel vuoto fertile, si riesce anche ad entrare in contatto con il proprio potenziale creativo.


Per attivare il potenziale creativo del cliente, si può far uso di tecniche "repressive" come il frustrare le attività di evitamento del presente e di distrazione dalla consapevolezza; o di tecniche "espressive" che hanno lo scopo di favorire l'aumento della consapevolezza e del "potere" personale del cliente.

 

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