Tempo di divertirsi?


Il settore dell'intrattenimento, guardato senza fronzoli
Tempo di divertirsi?
Ieri Netflix ha pubblicato i suoi dati trimestrali e sono stati un po' peggiori del previsto. Il titolo ha fatto un bel tonfo in borsa. Tutto considerato cosa si può dire ad una azienda il cui titolo è cresciuto del 100% in un anno? Non molto. Ci sta. Anche perché non è l'unica ad aggredire il mondo digitale con continue novità in termini di servizi e prodotti. La lista dei competitor è molto lunga, dalla Disney che cerca di comprarsi la 21st Century Fox all'At&T che ha acquistato la Warner Bros.
Questo riscontro fattuale mi serve per alcune valutazioni sul settore, poiché lo ritengo interessante:
- da che mondo è mondo la gente vuole divertirsi e impiega le sue risorse, quando può permetterselo, in divertimenti, lusso, agiatezze;
- il settore tecnologico e il suo sottoinsieme digitale sono cresciuti moltissimo in questi anni e non sembrano produrre beni e servizi ai quali oggi l'umanità saprebbe o potrebbe rinunciare facilmente;
- i segnali dei mercati oggi sono contrastanti e l'investitore deve guardare a più laghi in cui nuotare, perché a fronte di una contrazione economica mondiale il segmento in esame diverebbe nel breve-medio periodo ancora più volatile e probabilmente meno gettonato, poiché le persone avrebbero meno risorse da dedicare all'intrattenimento latamente inteso;
Per questi motivi terrei d'occhio il movimento di questi titoli che sono e rimangono interessanti settori di investimento.
Tuttavia non è opportuno guardare lo specchietto retrovisore e acquistarli solo per le performance stratosferiche avute negli scorsi anni. Vanno considerati per quello che sono: investimenti azionari e quindi, soprattutto per chi non sa cosa sta facendo esattamente, o magari lo fa perché ha sentito delle strilla in strada e gira il capo in quella direzione, da considerare in una ottica di lungo periodo e di diversificazione.
Altri settori, magari più banali, magari meno DIVERTENTI, potrebbero offrire soddisfazioni maggiori negli anni a venire.

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di Andrea Panizzon

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