Test del DNA e mantenimento del minore


E' previsto il mantenimento del minore per riconoscimento di paternità nonostante il test del DNA la escluda
Test del DNA e mantenimento del minore
Lei e lui hanno una relazione sentimentale, la quale, pure che si interrompa a breve anche in considerazione della distanza geografica tra i due, porta alla luce un bel bambino.
L’uomo non ne vuole sapere della paternità per tutta la gestazione ed anche per un po’ dopo la nascita finchè ravvisando anche delle somiglianze decide di riconoscere il neonato.
Nonostante il riconoscimento i mesi passano ed il padre non intende assumere alcuna ulteriore responsabilità.
Come il bimbo compie un anno, la madre ricorre ex artt. artt. 316, 337 bis ss. c.c., 737 c.p.c. perché il padre sia presente nella vita del figlio e contribuisca anche al mantenimento.
Il Giudice Istruttore ottiene il consenso del padre a contribuire al mantenimento e rinvia per altra udienza utile ad istruire la causa circa le condizioni economiche delle parti e le pretese della madre di rimborso delle spese già sostenute per la gravidanza e nel primo anno di vita del bimbo.
Nelle more l’uomo, che da sempre si era rifiutato di accogliere l’invito dalla donna di fare il test del DNA per accertare la paternità, innanzi all’obbligo giurisdizionale di mantenimento, propone lui, infermiere, di individuare la struttura medica per l’espletamento della prova e la mamma conferma la propria disponibilità.
Il test dichiara l’uomo non essere il padre del minore.
All’udienza tale prova viene subito introdotta con richiesta di immediata sospensione del mantenimento.
In qualità di avvocato difensore della donna contesto tale produzione nella considerazione che "allo stato abbiamo un solo atto giuridico rilevante pubblicamente, che è il riconoscimento della paternità di parte convenuta".
Si ricordi che ex art.263 co.3 c.c. l’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità soggiace per l’autore al termine di decadenza di un anno, che nel caso di specie era decorso.
Peraltro il test pure che derivante dalla partecipazione spontanea della donna "è documento di valenza soltanto privatistica e di parte, che dovrà comunque essere corroborato da prova testimoniale".
Così questo difensore, visto che il Giudice comunque accoglie nel fascicolo di ufficio il test del DNA, nella dannata ipotesi "chiede che il giudice disponga test del DNA con le garanzie di legge ex art. 111 Cost. in contraddittorio tra le parti".
Il Giudice si riserva di riferire al Collegio ed il Tribunale di Fermo con decreto 17/11/16 n.2530 accoglie il ricorso della madre e dispone l’affidamento condiviso con collocazione presso la donna, modalità di visita da concordare tra le parti, quindi condanna il padre al mantenimento ordinario ed al 50% del mantenimento straordinario del minore, accogliendo la tesi del riconoscimento di paternità superabile solo a fronte di azione di disconoscimento da esperire in separata sede.
Nulla alla madre per le spese vantate in difetto di prova certa di quali siano state sostenute per lei piuttosto che per il minore.
All’uomo non resta che pagare il 50% delle spese legali della ricorrente.

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