TFR in azienda: conviene?


Perchè accantonare nel fondo pensione anzichè in azienda
TFR in azienda: conviene?
Conviene lasciare il TFR in azienda oppure no?

Il trattamento di fine rapporto, quella parte della retribuzione del lavoratore dipendente che viene differita da parte del datore di lavoro alla cessazione del rapporto lavorativo è da sempre considerato anche una specie di salvadanaio da cui attingere per necessità familiari quali acquisto abitazione, o per spese eccezionali come il matrimonio dei figli.
E' stato concepito negli anni 80 e gestito da allora con modalità non più compatibili con la realtà in cui viviamo.

Il lavoratore, una volta assunto, può scegliere dove destinare il TFR: se lasciarlo in azienda oppure destinarlo a un fondo pensione. Moltissimi italiani scelgono di lasciarlo in azienda perchè non conoscono le alternative.

E’ bene sapere che se l’azienda per cui si lavora attraversa un periodo di crisi che la porta al licenziamento dei dipendenti e poi a chiudere, il recupero delle somme accantonate (o che dovrebbero essere state accantonate) nel TFR diventa difficile, a volte impossibile. E’ quindi opportuno diversificare per non concentrare le proprie fonti finanziarie e previdenziali in un solo canale.

L’alternativa è quella di destinare le somme del TFR in un fondo pensione complementare: è uno strumento che diventa un vero e proprio salvadanaio nel quale far confluire tutto ciò che serve per costruirsi una pensione privata da affiancare alla pensione pubblica. E’ uno strumento flessibile e gestibile direttamente, potendo scegliere e modificare nel tempo la linea di gestione più appropriata a seconda del proprio profilo finanziario. La scelta del fondo pensione non è solo finalizzata a ottimizzare la gestione delle risorse finanziarie ma risulta evidente anche il vantaggio fiscale.
Infatti alla cessazione del rapporto di lavoro per pensionamento o per licenziamento, il TFR lasciato in azienda viene tassato con un’aliquota pari alla media IRPEF degli ultimi cinque anni di lavoro, che attualmente va da un minimo di 23% a un massimo di 43%.
Se si versa in un fondo pensione complementare l’aliquota applicata al capitale finale oscilla tra il 15% e il 9% a seconda del numero di anni di iscrizione al fondo.

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di Linda Caroli

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