TI AMO, TI SPOSO, TI LASCIO: coppie che scoppiano


Spesso i partner arrivano a vivere l'iter della delusione sentimentale. I progetti si infrangono e i cuori si spezzano. Ma davvero non si può evitare?
TI AMO, TI SPOSO, TI LASCIO: coppie che scoppiano
Ci si incontra, ci si piace, ci si "annusa" e si arriva a dire sì. Nasce così un nuovo nucleo familiare, che la matematica vuole di 2 persone.

Noto ai più è che la matematica in fatto di persone non rispetti le regole, così accade che la coppia inizi la sua vita coniugale invasa e pervasa dall’aiuto e dai consigli (entrambi spesso non richiesti) dei parenti: i più stretti innanzitutto, e poi via via ad allargarsi in linea di discendenza.

Tutto questo si intensifica con l’arrivo di un pargolo, lo stesso vale se il pargolo tarda o si nega. Risultato: ciò che dovrebbe essere solo di 2, diventa invece di 3,4,5,6,7 ecc.

Perciò spesso la coppia scoppia, il più delle volte perché non si riesce a definire il confine tra i nuclei e le persone che li compongo, perché non si riescono a delineare i tratti dei ruoli che le relazioni portano con loro e perché quando si tratta di doversi esprimere, esporre e dare ascolto e spazio, si impatta sul conflitto e di conseguenza si sale sul ring dove combattono due pugili molto famosi: ragione e torto.

Per tutto questo mix di situazioni, che si verificano più spesso di quanto si vorrebbe, varrebbe la pena individuare quali sono i meccanismi, allo scopo di comprenderli e, soprattutto, di modificarli.

Si può fare. Allora perché questa occasione non viene colta e ancor meno consigliata?

Paura, vergogna, orgoglio, pregiudizio, sono solo alcune delle spinte all’indietro, zavorre che trattengono i coniugi e le famiglie dal rivolgersi a un estraneo che abbia le competenze per aiutare la coppia a comprendere cosa è accaduto e nessun interesse a parteggiare per l’uno o l’altro.

Non è un fallimento chiedere aiuto, al contrario, è una mossa intelligente e coraggiosa. È un dono fatto a un legame che unisce anche quando la scelta finale è di dividersi.

Sì, perché ci si può lasciare conservando il valore dell’altro e di ciò che insieme è stato costruito, ci si può garantire una fine dalla quale non uscire distrutti, bensì consapevoli.

È possibile, ma spesso non è questo che si sceglie, anzi ci si arrocca, alimentandosi dei giudizi dei parenti e degli amici che, credendo di fare bene, in realtà replicano l’errore principale: in nome dell’affetto invadono una sfera che è solo di 2 persone, imponendo loro la propria rigida idea di ciò che è giusto e sbagliato.

Torto e ragione così ingaggiano l’ennesimo round.

Riferimenti bibliografici:
Gianni Bassi e Rossana Zamburlin, L'intimità nel rapporto di coppia, Ed. Paoline, Milano 2009
Rita D'Amico, Le relazioni di coppia, Laterza, Bari 2006
Paul Mills, Le relazioni che durano, FS, Milano 2011

Articolo del:


di Dr.ssa Paola Ancarani

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