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Transazione previdenziale ex art. 182 ter L.F.


Transazioni sui crediti contributivi dell’Istituto ex art. 182-ter della Legge Fallimentare. Il quadro normativo di riferimento
Transazione previdenziale ex art. 182 ter L.F.
L'art. 32, comma 5 del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185 ha modificato l'art. 182 ter della Legge Fallimentare prevedendo che attraverso con la presentazione del piano di cui all'art. 160 della Legge Fallimentare che introduce il concordato preventivo "il debitore può proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato, dei tributi amministrati dalle agenzie fiscali e dei relativi accessori, nonché dei contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e dei relativi accessori, limitatamente alla quota di debito avente natura chirografaria anche se non iscritti a ruolo, ad eccezione dei tributi costituenti risorse proprie dell'Unione europea". Sostanzialmente, è possibile per il debitore dilazionare il pagamento del debito che ha natura chirografaria, cioè un debito contratto che non è stato sottoposto a nessuna forma di garanzia reale (pegno, ipoteca) o personale (fideiussione, anticresi). Il comma 6 del medesimo art. 32 affidava ad un decreto ministeriale "le modalità di applicazione nonché i criteri e le condizioni di accettazione da parte degli enti previdenziali degli accordi sui crediti contributivi". Dopo l'emanazione del decreto interministeriale del 4 agosto 2009, l'Inps con circolare n. 38 del 15 marzo 2010 ha recepito le indicazioni in esso contenute. In particolare, dato che l’articolo 3 del decreto interministeriale in questione prevede che, nel pervenire alla conclusione di un accordo transattivo sui propri crediti, gli Enti gestori delle forme di previdenza ed assistenza obbligatorie possano concedere dilazioni di pagamento nel limite massimo di sessanta rate mensili con applicazione di interessi al tasso legale, l'Inps ha disposto con la circolare che l’accoglimento della richiesta di dilazione doveva essere corredata da "apposita fideiussione o garanzia reale per il valore dell’importo definito nell’atto di transazione". Tuttavia, l'Istituto si è reso conto che tale procedura ha comportato l'abbassamento della percentuale di accordi presentati, oltre a tante altre istanze rigettate per assenza di dette garanzie. Pertanto, con la circolare n. 148 del 12 agosto 2015, l'Inps, allo scopo di perseguire il fine che il legislatore ha inteso raggiungere nel consentire ad un’azienda, in presenza di un’istanza di concordato o di ristrutturazione del debito, di continuare ad operare sul mercato e, allo stesso tempo, di soddisfare le pretese dei suoi creditori, ha rettificato quanto affermato sul punto dalla circolare n. 38/2010, prevedendo invece che "la proposta di accordo ex art. 182-ter L.F. con istanza di pagamento dilazionato non dovrà necessariamente essere supportata dalla presentazione di garanzie", sostenendo peraltro che l'eliminazione della garanzia reale in ipotesi di dilazione di pagamento del debito era coerente con il quadro normativo della disciplina generale della rateizzazione. Restava comunque la regola che oggetto di dilazione di pagamento potevano essere solo i debiti di natura chirografaria. La Legge di Stabilità 2017 (legge 11 dicembre 2016, n. 232) all'art. 1, comma 81, ha modificato l'art. 182 ter della Legge Fallimentare (cfr. regio decreto 12 marzo 1942, n. 267) eliminando l'inciso secondo cui "il pagamento, parziale o anche dilazionato" del debito contributivo non era limitato alla sola "quota di debito avente natura chirografaria". Infatti, secondo la nuova formulazione, il debitore "può proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato" del debito contributivo, a prescindere dalla sua natura (chirografaria o privilegiata) esclusivamente secondo le procedure stabilite dall'art. 182 ter nella sola ipotesi in cui "il piano ne prevede la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali sussiste la causa di prelazione, indicato nella relazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d)". Questa interpretazione è stata confermata anche dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite (cfr. sentenza n. 760 del 13 gennaio 2017) secondo cui "la riforma della legge fallimentare, innovando rispetto al sistema previgente, ha riconosciuto l'ammissibilità di un concordato preventivo che preveda il pagamento non integrale dei creditori privilegiati"(sul punto v. anche Cass. Sez. Un. 27 dicembre 2016, 26988; in dottrina, v. M. Marazza, Il debito contributivo dell'impresa insolvente, WP CSDLE "Massimo D’Antona". IT - 325/2017).
Resta ora da sciogliere il nodo circa il rapporto tra il decreto ministeriale, le circolari dell'Istituto rispetto all'ipotesi di ius superveniens prospettata (la modifica della Legge Fallimentare ad opera della Legge di Stabilità 2017).
Secondo parte della dottrina, debbono considerarsi non più operanti, o comunque illegittime e, dunque, disapplicabili dal giudice civile, le prescrizioni contenute nel decreto interministeriale del 4 agosto 2009 del Ministro del Lavoro, adottato di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, con cui sono stati definiti le modalità di applicazione, nonché i criteri e le condizioni di accettazione da parte degli Enti previdenziali degli accordi sui crediti contributivi (sul punto, v. E. Stasi, Transazione fiscale e contributiva nel risanamento imprenditoriale, pubblicato su Il Fallimento, n. 10/2017, riportato da www.altalex.com). La disapplicazione di un decreto ministeriale in caso di jus superveniens che modifica la disciplina è accolta pacificamente anche dalla giurisprudenza (sul punto si veda Trib. Monza 22 dicembre 2011, in www.ilcaso.it ; mentre in senso contrario, si veda Trib. Roma 20 aprile 2010, in www.ilcaso.it ; si veda anche Corte di Cassazione, sentenza 8 febbraio 2017, n. 3361 che in materia di agevolazioni sulla prima casa, osserva come l'esclusione dell'agevolazione non dipende più dalle indicazioni dettate dal decreto ministeriale ma in forza della disposizione di legge sopravvenuta).

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