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Transfer Pricing: le novità a partire dal periodo di imposta 2020


Aggiornati gli oneri documentali relativi al prezzo di trasferimento per consentire il riscontro della conformità al principio della libera concorrenza
Transfer Pricing: le novità a partire dal periodo di imposta 2020

Con il recente provvedimento n. 360494 del 23 novembre 2020, l’Agenzia delle Entrate ha indicato le novità in tema di transfer pricing relativamente alla documentazione da presentare all’amministrazione fiscale per consentire il riscontro della conformità dei prezzi praticati alle transazioni infragruppo al principio della libera concorrenza (cd. arm’s lenght principle).

Tale documentazione deve essere predisposta dalle imprese multinazionali al fine di poter beneficiare della c.d. penalty protection (ex. D.lgs. n. 471/1997).

Il recente provvedimento, dunque, sostituisce il precedente atto dell’Agenzia delle Entrate (n. 137654 del 29 settembre 2010) e recepisce, con funzione antielusiva, quanto previsto dal D.M. del 14 maggio 2018 ed è in linea con la Linee guida OCSE così come sono state aggiornate dall’Action Plan 13 del progetto BEPS (Base Erosion and Profit Shifting).

Inoltre, la crisi economica generata dalla pandemia di Covid-19 e i cambiamenti dei rapporti economici tra imprese infragruppo multinazionali hanno reso indispensabile una revisione delle “transfer pricing policies” adattando i business models al nuovo contesto economico.

Infine, è bene sottolineare che le indicazioni fornite dal nuovo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate si applicano a partire dal periodo di imposta in corso alla data della sua pubblicazione, quindi, già a partire dal periodo di imposta 2020.

Prima di illustrare le novità introdotte dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 360494 del 23 novembre 2020, riassumo brevemente cosa siano i prezzi di trasferimento e la loro funzione.

 

 


Prezzi di trasferimento: cosa sono e qual è la loro funzione?

Il transfer pricing è una tecnica che prevede la determinazione del prezzo applicato nello scambio di beni e servizi tra società appartenenti ad un gruppo, ossia società controllate, società controllanti, o società controllate direttamente od indirettamente dallo stesso soggetto, nonché residenti in Paesi con fiscalità diverse (ovvero imprese cross-border come le multinazionali).

In Italia, la disciplina del transfer pricing è contenuta nell'articolo 110, comma 7, del TUIR, nel D.M. 14 maggio 2018 del MEF e nel D.Lgs.n.471/1997.

La ratio della normativa è quella di evitare che le operazioni infra-gruppo non rispettino il principio di libera concorrenza (c.d. arm’s length principle). In altre parole, il legislatore richiede che il prezzo praticato tra imprese dello stesso gruppo multinazionale sia in linea con quello praticato tra imprese indipendenti in ambito di mercato libero.

La normativa italiana relativa al transfer pricing deve essere osservata, in linea generale, dalle aziende che hanno residenza italiana e che compiono operazioni di scambio di beni o servizi con altre società residenti all’estero che siano controllate o controllanti.

 


Prezzi di trasferimento: soggetti obbligati alle comunicazioni

Come detto, la normativa del transfer pricing riguarda, a livello generale, tutte le imprese che effettuano scambi di beni e servizi con altre imprese straniere controllate o controllanti.

Una delle novità introdotte dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate citato è la irrilevanza della differenza tra società holding, società sub-holding e imprese controllate che, invece, era contemplata nel precedente provvedimento (n. 137654 del 29 settembre 2010).

Sempre relativamente ai soggetti obbligati alle comunicazioni, un’altra novità riguarda l’obbligo di inviare anche il cosiddetto “Masterfile”, oltre al Documento Nazionale, per le imprese controllate al pari delle altre società controllanti del gruppo.

Infine, ai sensi del nuovo provvedimento, sono considerate come PMI (piccole e medie imprese) le sole società che registrano un volume d’affari o ricavi non superiore ai 50 milioni di euro e che non controllano o non sono controllate, direttamente o indirettamente, da un’azienda del gruppo non qualificabile come PMI.

Tale nuova definizione di PMI è importante ai fini dell’aggiornamento delle analisi di benchmark.

Nello specifico, le PMI hanno la facoltà di mantenere invariate le analisi economiche riferibili ai due periodi d’imposta successivi a quello a cui si riferisce la documentazione inviata (a patto che non ci siano rilevanti modifiche).

La modifica di qualificazione di PMI comporta che le piccole e medie imprese italiane, che sarebbero considerate tali in base ai parametri dimensionali, sono ora escluse dal beneficio se si è controllati o controllanti di una o più società del gruppo multinazionale che supera la soglia del volume d’affari o ricavi di 50 milioni di euro.

 

 

Prezzi di trasferimento: Masterfile e Documento Nazionale

La documentazione da predisporre e da consegnare all’Agenzia delle Entrate in occasione di una verifica fiscale, per poter continuare a godere del beneficio della penalty protection, è sempre la stessa e conserva la stessa funzione. I documenti da predisporre sono:
•    Il Masterfile (che può essere redatto anche in lingua inglese);
•    La Documentazione Nazionale (che può essere redatto esclusivamente in lingua italiana).

Come già detto, una delle novità riguarda la comunicazione obbligatoria del Masterfile anche per le imprese controllate, che finora avevano solo l’onere di inviare la Documentazione Nazionale.

Il Masterfile deve fornire informazioni in merito alla struttura e alle attività svolte dalla multinazionale, mettendo in evidenza la natura delle operazioni infragruppo e le policies utilizzate sui prezzi di trasferimento. In base alle indicazioni fornite dal provvedimento n. 360494/2020 il Masterfile deve contenere le informazioni raggruppate in cinque capitoli:
1.    Illustrazione della struttura organizzativa del gruppo;
2.    Descrizione delle attività svolte dal gruppo;
3.    Indicazioni della natura e quantità dei beni immateriali del gruppo;
4.    Indicazioni della natura e volume delle attività finanziarie infragruppo;
5.    Descrizione dei rapporti finanziari del gruppo.

Il Documento Nazionale, invece, è incentrato sulle “transfer pricing policies” con l’indicazione delle informazioni rilevanti relative alle operazioni infragruppo tra l’azienda italiana e le altre società estere della multinazionale. Anche in questo caso le informazioni sono divise in capitoli, quattro per l’esattezza:
1.    Illustrazione dell’entità dell’impresa italiana;
2.    Indicazione delle operazioni infragruppo;
3.    Indicazione delle informazioni finanziarie;
4.    Allegati.                                                             

 

 

Prezzi di trasferimento: documentazione sui servizi a basso valore aggiunto

Un’altra novità indicata nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, in linea con il D.M. del 14 maggio 2018, è l’introduzione dell’obbligo di predisposizione di informazioni specifiche riguardanti i cosiddetti Servizi a basso valore aggiunto (SBVA - low value adding services), specialmente se il contribuente decida di avvalersi del cd. approccio semplificato previsto dall’art. 7 del D.M. appena citato.

Tali informazioni aggiuntive vanno inserite nel capitolo 2 del Documento Nazionale e devono indicare:
1.    Descrizione dei servizi infragruppo forniti a basso valore aggiunto;
2.    Indicazione dei contratti o accordi di fornitura dei servizi forniti a basso valore aggiunto;
3.    Illustrazione dei criteri di valorizzazione delle operazioni;
4.    Illustrazione dei calcoli che dimostrino i criteri di ripartizione applicati per l’addebito dei servizi forniti a basso valore aggiunto.

 

 

Prezzi di trasferimento: forma e presentazione delle comunicazioni

Modifiche significative sono state indicate nel provvedimento dell’amministrazione fiscale in merito alla forma, sui procedimenti e sui termini di presentazione del documento di transfer pricing.

Le novità riguardano:
•    Obbligo di apporre la firma elettronica con marca temporale;
•    Possibilità di modificare la documentazione di transfer pricing dopo l’invio della dichiarazione dei redditi;
•    Aumento dei giorni utili per consegnare la documento di transfer pricing.

In merito alla forma, il provvedimento specifica che:
•    Il Masterfile può essere redatto anche in lingua inglese;
•    Il Documento Nazionale deve essere redatto esclusivamente in lingua italiana;
•    I documenti devono essere firmati dal legale rappresentante o da un suo delegato;
•    Deve essere apposta obbligatoriamente la firma elettronica con marca temporale entro la data della presentazione dei redditi relativa al transfer pricing.

In merito alla modalità di presentazione della comunicazione non vi sono particolari modifiche: occorre fornire le informazioni in sede di dichiarazione dei redditi barrando la casella apposita nel rigo RS106 del modello redditi SC oppure nel rigo RS42 del modello redditi SP.
Importante novità in merito, però, è la possibilità di modificare la documentazione di transfer pricing anche dopo l’invio della dichiarazione dei redditi attraverso una dichiarazione integrativa.

Infine, nel caso in cui l’impresa sia sottoposta a verifica da parte dell’amministrazione fiscale, i giorni a disposizione per inviare quanto richiesto passano da 10 a 20. Resta, invece, invariato il termine dei 7 giorni per fornire all’Amministrazione finanziaria eventuali integrazioni ai documenti di transfer pricing richiesti, termine che comunque può essere allungato dall’amministrazione fiscale nel caso in cui il reperimento delle informazioni integrative sia particolarmente complesso.

 

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