Trasferibilità delle azioni nelle società


Definizione e giurisprudenza
Trasferibilità delle azioni nelle società
Sul piano del diritto societario vengono in primo luogo all'attenzione dell'attento osservatore l'istituto delle azioni ed il principio della trasferibilità delle stesse, principio immanente alla natura stessa delle azioni nominative e all'ordinamento delle società per azioni. L'azione è da intendersi come titolo azionario ovvero come quota di partecipazione nella società per azioni essendo espressione di una parte del capitale sociale che si determina attraverso una suddivisione operata nell'atto costitutivo. L'azione o titolo azionario è da considerarsi titolo di credito ex articolo 1992 e ss. c.c. trattandosi di titolo di credito causale e cioè un titolo che può essere emesso solo in base ad un determinato rapporto causale e che si caratterizza per la parziale sensibilità del rapporto documentato dal titolo alle eccezioni desumibili dalla disciplina legale del rapporto societario. L'essenzialità del principio di libera trasferibilità dei titoli azionari è testimoniata dalla presenza di una norma apposita, l'articolo 2355 c.c. 3 co. che disciplina e legittima la possibilità per l'atto costitutivo di stabilire dei limiti al trasferimento delle azioni. Dunque l'atto costitutivo potrebbe solo limitare la libera trasferibilità delle azioni non certo, negarla in toto: esempi di limitazione alla libera trasferibilità delle azioni sono le clausole di prelazione e le clausole di gradimento ex articolo 2355 c.c. co. 3. Alle stesse finalità potrebbe essere ispirato anche un patto di opzione inserito in uno statuto sociale. L'opzione in effetti è da considerarsi un contratto preparatorio che attribuisce ad una parte il diritto di costituire un rapporto contrattuiale mediante una previa dichiarazione di volontà: dunque si individua una proposta contrattuale vincolante a carico di chi l'ha emessa, essendo sufficiante per la conclusione del contratto la manifestazione di volontà dell'atro contraente, rispetto al quale il proponente si trova in una posizione di mera soggezione non avendo alcuna libertà di determinazione rispetto all'an del trasferimento. Altro istituto rilevante è quello dei patti successori dei quali è stabilito il divieto ex articolo 458 c.c. In effetti l'eredità si devolve solo per legge o per testamento articolo 457 c.c. essendo quest'ultimo l'unico negozio giuridico idoneo ai trasferimenti mortis causa. I patti successori sono vietati perchè determinano un votum captandae mortis.Perchè vincolando il de cuius gli toglierebbero quella libertà di disporre che la legge riconosce fino al momento della morte.

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di Studio legale Tomassi

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