Trump e la deregolamentazione bancaria


l'Economia americana e il cambio delle regole del gioco
Trump e la deregolamentazione bancaria
La riforma di Wall Street nota come Dodd-Frank Act è un complesso intervento normativo voluto dall’ex presidente Barack Obama per promuovere una più stretta e completa regolazione della finanza statunitense incentivando al tempo stesso una tutela dei consumatori e del sistema economico statunitensi. Oltre alla creazione della Consumer Financial Protection Agency, con funzioni di monitoraggio e regolamentazione dei settori delle carte di credito, di debito e dei mutui immobiliari, fu istituito anche il Financial Stability Oversight Council con lo scopo specifico di vigilare in modo rafforzato su 38 grandi banche ritenute sistemiche, controllo esteso anche agli hedge fund. Fu anche deciso di vietare il trading proprietario attraverso la Volcker Rule.
Furono quindi vietate due attività ritenute rischiose:
· Il Proprietary trading, cioè operazioni di borsa dirette, effettuate con i propri mezzi e non su incarico dei clienti, in azioni, titoli obbligazionari o derivati.
· Il possesso diretto o investimento in hedge fund o private equity fund.
Il Presidente Trump è intenzionato a cambiare le regole del gioco. Il Senato americano infatti ha recentemente allentato i criteri che disciplinano la supervisione delle grandi banche da parte della Federal Reserve. L’attuale normativa prevede una soglia minima fissata in 50 miliardi di dollari di asset in gestione che, se il provvedimento passato al Senato dovesse essere approvato nella sua formulazione anche alla Camera, dovrebbe salire a 250 miliardi. Una modifica di non poco conto perché in questo modo il numero delle banche sottoposte alla vigilanza passerebbe dagli attuali 38 istituti ad appena 12. Tutto questo rischia di generare un gap regolamentare non indifferente tra Europa e America poiché, mentre nel Vecchio Continente si cerca di stringere ulteriormente i lacci del controllo delle banche sistemiche, attraverso l’introduzione di regole più ferree sullo smaltimento dei crediti deteriorati, in America si va in direzione opposta. Il presidente Trump infatti vuole dar corso a una veloce e forte ripresa dell’economia americana. Le banche sono il cuore pulsante di un sistema economico e il Presidente americano ne vuole favorire l’operatività attraverso l’allentamento delle regole ferree sino ad ora applicate così da stimolare il credito da concedere alle aziende. Dall’altro lato, l’introduzione dei dazi vuole garantire il raggiungimento dello stesso obiettivo: incrementare la produzione interna.
Ma protezionismo e deregolamentazione bancaria possono condurre verso un’altra crisi finanziaria mondiale.
Negli anni che hanno preceduto la Grande Crisi del 2008 ci fu quella che è stata definita la "Grande Deviazione" durante la quale le banche furono interessate da una serie di vincoli patrimoniali legati proporzionalmente al rischio assunto.
Pertanto era loro concesso di operare senza particolari divieti: aumentarono perciò le operazioni di credito particolarmente rischiose (ma supportate da rafforzamento di capitale), e il trading proprietario che garantiva enormi profitti. Il tutto mentre era in atto una politica monetaria espansiva. Sappiamo bene cosa è successo dopo. Pensando agli interventi attuali di Trump, è lecito immaginare il rischio del ripetersi di un’altra crisi finanziaria?

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di Linda Caroli

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