Tutela aquiliana del credito


La giurisprudenza ha riconosciuto la possibilità di lesione del credito da parte di un terzo estraneo al rapporto
Tutela aquiliana del credito

L'articolo 2043 c.c. definisce illecito qualsiasi fatto, doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto e sancisce l'obbligo per colui che l'ha commesso di risarcire il danno. Da tale definizione risulta che l'attività illecita è fonte di responsabilità civile, vale a dire comporta un obbligo di risarcimento, in quanto è causa di danno ad altri. Ciò non significa comunque che qualsiasi atto dannoso debba o possa essere considerato illecito, poichè l'atto o fatto illecito è solo l'atto o il fatto che cagioni ad altri un danno ingiusto. Orbene il danno è ingiusto e dunque risarcibile solo nel caso in cui vi sia una lesione di un diritto assoluto il quale affermandosi erga omnes può essere violato da chiunque. Al contrario non il diritto assoluto, ma il diritto relativo e quindi il diritto di credito, ha come contenuto una pretesa che può essere fatta valere verso un soggetto determinato e dunque solo tale soggetto determinato può violare la legittima aspettativa del titolare del diritto. Quindi, di conseguenza il creditore può subire un danno solo in caso di mancato o inesatto adempimento della prestazione solo da parte del debitore, fattispecie disciplinata ex art. 1218 c.c. e ss. La giurisprudenza, dopo un'iniziale atteggiamento negativo, superando l'orientamento tradizionale, ha riconosciuto la possibilità di lesione del credito da parte di un terzo estraneo al rapporto e la risarcibilità dei danni conseguenti ex art. 2043 c.c. In tal modo si è delineata la distinzione tra la tutela interna del credito ex art. 1218 c.c e la tutela esterna o aquiliana del diritto del credito ex art. 2043 c.c. In particolare a tale scopo la Suprema Corte ha elaborato come criterio delimitativo quello del pregiudizio definitivo ed irreparabile dell'interesse del creditore, criterio questo recepito anche in dottrina che si specifica poi e si differenzia a seconda che si tratti di obbligazioni di dare o obbligazioni di fare. Nelle obbligazioni di dare, a titolo di alimenti o mantenimento, la perdita del debitore è definitiva ed irreparabile sempre che non esistano obbligato in grado uguale o posteriore cui addebitare l'onere relativo. Nelle obbligazioni di fare il parametro di riferimento è quello della insostituibilità del debitore nel senso che per il creditore non è possibile procurarsi prestazioni uguali o equipollenti se non a condizioni più onerose.

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di Studio legale Tomassi

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