Tutela della famiglia e del fondo patrimoniale


Il fondo patrimoniale è un mezzo di conservazione del patrimonio e consente di "vincolare" determinati beni ai soli bisogni della famiglia
Tutela della famiglia e del fondo patrimoniale
Il fondo patrimoniale è uno dei mezzi di conservazione e tutela del patrimonio previsti dal nostro ordinamento ed è disciplinato dall’articolo 167 del Codice Civile a mente del quale: "Ciascuno o ambedue i coniugi, per atto pubblico, o un terzo, anche per testamento, possono costituire un fondo patrimoniale, destinando determinati beni, immobili o mobili iscritti in pubblici registri, o titoli di credito, a far fronte ai bisogni della famiglia".
Nella pratica il fondo patrimoniale viene utilizzato per vincolare determinati beni per "far fronte ai bisogni della famiglia", con una evidente alterazione del principio della responsabilità per le obbligazioni di cui all'art. 2740 c.c.
Secondo le regole generali, così come risultanti dalla legge e dall'interpretazione di questa fattane dalla dottrina e dalla giurisprudenza, il creditore potrà proporre azioni esecutive soltanto se il debito è sorto per specifici obblighi familiari. Ma tale opportunità è concessa al debitore il quale:
a) abbia conferito il bene nel fondo patrimoniale e dunque abbia trascritto - se trattasi di bene immobile o mobile registrato - precedentemente alla data di iscrizione dell'ipoteca o di altro titolo in favore del creditore;
b) provi di aver contratto il debito per motivi estranei ai bisogni della famiglia (Cassazione 5358/2013).
In ordine alla prova di cui al punto "b", occorre chiarire che si entra nel campo della interpretazione: parte della giurisprudenza di merito (Trib. Taranto 3688/2014) ha considerato che il credito professionale di uno dei due coniugi in favore di un legale per il recupero di un credito professionale di uno dei due coniugi, debba essere ricompreso nella definizione di "bisogni della famiglia".
In altre parole, anche da quanto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione, occorre che il debito sia stato contratto al fine di rendere benefici nei confronti della famiglia, ergo anche se trattasi, ad esempio, di un credito di natura tributaria sorto per agevolare l'esercizio di una impresa di uno dei due coniugi, questo potrà essere ricompreso nell'alveo di cui all'art. 167 c.c.
Se questo è l'aspetto relativo alla "nascita" ed alla normale funzionalità del fondo patrimoniale, non si può tacere in ordine alle conseguenze: sono soggetti ad azione revocatoria tutti gli atti (anche di costituzione di fondo patrimoniale) che si provi, anche con presunzioni, essere stati contratti solo al fine di eliminare la garanzia generica dei creditori.
La giurisprudenza ha elaborato una sorta di presuzioni atte al vittorioso esperimento della azione revocatoria:
a) fondo patrimoniale costituito in un lasso di tempo molto breve dall'insorgenza del credito;
b) costituzione del fondo patrimoniale su tutti i beni immobili di uno dei due coniugi molti anni dopo il matrimonio (Trib. Perugia 603/2015).

In conclusione, è chiaro l'intendo degli interpreti del diritto di continuare a permettere ai coniugi di utilizzare strumenti giuridici atti a tutelare il patrimonio per soddisfare esigenze della famiglia, come altrettanto chiaro è l'argine posto dall'utilizzo "elusivo" di detti strumenti al solo fine di limitare (o, in alcuni casi rendere del tutto vana) la garanzia patrimoniale ex 2740 c.c. in favore dei soggetti giuridici venuti in contatto con il coniuge-debitore.

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di Avvocato Paolo Zinzi

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