Ultimo quarter dell'anno: la ripresa ci sarà?


Un'estate altalenante sui mercati: la politica degli "annunci" non paga!
Ultimo quarter dell'anno: la ripresa ci sarà?

In questa prima metà di settembre andiamo a chiudere un’estate che è stata come di consueto un po’ strana per i mercati. Ci ha fatto vedere alcuni eccessi e alcune conferme.

Da una parte il mercato italiano e di conseguenza anche i PIR sono stati colpiti da un calo importante nelle quotazioni per alcuni dubbi insinuati a causa di comunicazioni non sempre univoche e coerenti del Governo italiano e soprattutto dalle conseguenze dell’annuncio da parte dell’amministrazione americana di dazi sul settore auto europeo che  sono costati un rallentamento dell’economia tedesca e a seguire di quella italiana le cui previsioni di crescita sono, quindi, passate dal +1.4% al +1%.

Anche i mercati emergenti sono stati sottoposti ad una cura dimagrante importante, in parte affossati dal rafforzamento del dollaro e in parte dai continui annunci di dazi da parte americana. In particolare a settembre abbiamo assistito ad una correzione di circa il 10% che ha reso i mercati asiatici ed emergenti particolarmente convenienti in questa fase.

Lo stesso discorso si può fare per il mercato italiano, il rallentamento in atto della crescita, le comunicazioni così e così dei nostri governanti non giustificano il risultato negativo nella proporzione in cui è arrivato. Sono bastate due dichiarazioni molto precise e rassicuranti del ministro dell’economia per far rimbalzare il nostro mercato e anche le voci che corrono sui giornali, circa gli importi che saranno coinvolti nella stesura della Legge di Bilancio sono molto lontane dalle cifre che avevano spaventato i mercati tra maggio e giugno. Mentre scrivo, assisto, ad una ripresa dei mercati italiani e asiatici segno che le valutazioni sono giunte a valori che fanno ben sperare per una chiusura positiva da qui a fine anno.

D’altra parte l’estate è stata entusiasmante con risultati che portano la performance dell’anno ad oltre il 10% e non accenna minimamente a rallentare visto l’aggiornamento del record di valore del Nasdaq di questi giorni, per i fondi che investono nei macrotrend e nella cosiddetta economia “Disruptive”.

Il concetto della “disruption” o rottura, che caratterizza questi fondi significa che stiamo vivendo una fase tecnologica ed un cambiamento dei paradigmi dell’economia paragonabile solo a quello che attraversò la civiltà quando si passò dai mezzi trainati dai cavalli al motore a scoppio.

Le dinamiche ambientali, il cambiamento tecnologico che ha imposto la stipula degli accordi di Parigi sui risultati da ottenere entro il 2050, stanno trasformando la produzione industriale e l’economia. Aver abbracciato per tempo il tema dei fondi SRI (socialmente responsabili) che utilizzano i filtri ESG per costruire i portafogli e aver scelto di direzionare buona parte degli investimenti su alcuni fondi con mandato ESG o comunque caratterizzati da scelte “disruptive” sta ripagando gli investitori e, quindi, l’idea è che da qui a fine anno si possa insistere su questi temi.

La strategia sarà di ricomprare a prezzi particolarmente attraenti sui Paesi emergenti e sui PIR e insistere sui fondi Disruptive e ESG per cavalcare l’onda positiva e trainante dei mercati.

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di Roberto Galasso

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