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Un nuovo esempio di 'populismo giudiziario'


Il reato di STALKING non potrà più essere estinto all'esito delle condotte riparatorie
Un nuovo esempio di 'populismo giudiziario'
Il reato di atti persecutori ex art. 612 bis c.p. (c.d. Stalking) non potrà più essere estinto all’esito delle condotte riparatorie di cui al nuovo art. 162 ter c.p..
Lo ha previsto l’art. 1 comma 2 della l. 4 dicembre 2017 n. 172 che ha introdotto un nuovo comma all’art. 162 ter c.p., in forza del quale le disposizioni di tale articolo non si applicano alle fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p..
Si tratta, ad avviso di chi scrive, di un ulteriore caso in cui il Legislatore è intervenuto non a seguito di una meditata riflessione sulla norma, bensì ‘sollecitato’ dal clamore (debitamente amplificato dagli organi stampa) insorto soprattutto dopo la sentenza n. 1299 del 2/10/17 di declaratoria di estinzione del reato previsto dall’art. 612 bis emessa dal Giudice Preliminare di Torino: nella fattispecie l’imputato aveva fatto alla persona offesa un’offerta reale di € 1.500, da essa non accettata, ma ritenuta congrua dal Giudice rispetto all’entità del fatto.
Questa riforma fatta ‘a tambur battente’ rischia tuttavia già di porre alcuni problemi.
Infatti l’art. 162 ter non offre solo la possibilità di ottenere l’estinzione del reato, a seguito di offerta reale, anche se la vittima è contraria. Ma consente anche alla persona offesa di essere d’accordo in caso di integrale riparazione del danno e, ove possibile, di eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato.
Rendendo impossibile la condotta riparatoria, si rischierebbe così di andare contro gli stessi interessi delle vittime (oltre a quelli, ovviamente, degli imputati e della stessa amministrazione giudiziaria, a causa del mancato effetto deflattivo); le quali vittime, per fatti di non particolare gravità (si ricorda, al proposito, che la recente giurisprudenza di legittimità ha sostenuto sussistere il delitto di atti persecutori anche per fatti verificatisi in una sola giornata, v. Cass. Pen. V, nn. 38306/2016 e 16205/2017) - ma anche rilevanti - potrebbero ritrovare vantaggio nella percezione di un risarcimento proporzionale al danno subìto e nel non dover sopportare l’ulteriore stress dato dal processo.
Un Legislatore più accorto avrebbe semmai potuto condizionare l’estinzione del reato all’accettazione della persona offesa.
Peraltro, l’ambito operativo dell’art. 162 ter all’interno del 612 bis era già limitato, applicandosi solo alle fattispecie di procedibilità a querela e rimanendone fuori i casi di procedibilità di ufficio per i fatti commessi nei confronti di minori o di disabili, per fatti connessi con altri reati per i quali si procede di ufficio o per fatti consumati da soggetti già ammoniti dal Questore.
Infine, la possibilità - ora negata - agli autori di atti persecutori di poter usufruire dell’estinzione del reato all’esito di condotte riparatorie, discriminerebbe la loro condizione rispetto a quella degli autori di altri delitti, procedibili a querela, anche di non lieve entità (perlomeno ad avviso delle vittime) che invece possono vedere positivamente definita la loro vicenda processuale con un risarcimento, pur se questo non accettato dalla persona offesa.
In ultima analisi, la norma appena (frettolosamente) introdotta dall’art 1 comma 2 l. n. 172/2017 già potrebbe essere ictu oculi futuro oggetto di sindacato di costituzionalità per la violazione dei princìpi di ragionevolezza, proporzionalità ed uguaglianza.

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