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Una banca solida è veramente una banca sicura?


Prima che sia troppo tardi, scopri se avere una banca solida sia sufficiente per essere veramente al riparo dalle tempeste finanziarie.
Una banca solida è veramente una banca sicura?
A seguito di tutte le vicende collegate al decreto "Salva Banche", tante di quelle certezze (quasi sacrali) che avevamo sulla solidità delle banche sono venute meno. Questo dovrebbe farci sorgere una domanda spontanea: "La mia banca è realmente affidabile?" Cerchiamo di scoprirlo assieme con qualche piccolo accorgimento.
Spesso in questo periodo si sente parlare di CET1, meglio noto come "indice di solidità bancaria". Esso misura il rapposto fra i mezzi propri della banca (ossia il patrimonio netto della banca, composta dal capitale versato dai soci e dalle riserve accumulate negli anni grazie agli utili) e gli impieghi (finanziamenti in varie forme concessi dalla banca) ponderati per il rischio (concedere un mutuo garantito da ipoteca per un immobile è meno rischioso di un finanziamento concesso per l'acquisto dell'auto). In teoria più è alto il parametro di CET1, più la banca è considerata solida...ma è veramente sufficiente ai fini della nostra valutazione?
Sicuramente il CET1 è un indicatore utile, ma non è l'unico da valutare, specialmente nella realtà italiana. Un parametro fondamentale da valutare è quello della redditività, infatti (in teoria) senza redditività il CET1 non può crescere.
La redditività delle banche deriva da tre attività:
1) Concessione del credito in varie forme (mutui, finanziamenti, etc.);
2) Servizi bancari (conti correnti, conti deposito, etc);
3) Servizi di investimento (sottoscrizione o collocamento di strumenti finanziari, etc.)

Oggi, tra queste tre fonti, la prima è sicuramente minata (pesantemente) dal problema delle sofferenze. Mediamente infatti le nostre banche hanno circa il 16% dei crediti che sono in una situazione di sofferenza o d'incaglio. Una cifra, alla lunga, difficilmente sostenibile.

Un'ulteriore problema è dato dai tassi a zero, essi infatti non consentono ampi margini di guadagno, anzi si parla di margini molto esigui. Da notare che dall'inizio del QE (Quantitative Easing) le banche anzichè far circolare i soldi ricevuti dalla BCE (magari concedendo più prestiti alle imprese) hanno scelto di tenerseli in pancia per fare trading sui titotli di stato, una scelta sicuramente molto poco commendevole.

Il risultato finale di tutta questa scellerata gestione è che ora le banche in piedi hanno cominciato a spostare la propria redditività sulle spese applicate alla clientela, incidendo (in maniera consistente) su quest'ultima con commissioni sempre più alte.

Proprio per questo il CET1 alto (o addirittura troppo alto) di una banca potrebbe voler dire che la stessa stia calcando troppo la mano sui costi dei servizi (bancari e d'investimento), rimessi alla clientela.

ATTENZIONE, qualunque sia l'intermediario con il quale abbiate a che fare (banca, posta, assicurazione, società di servizi finanziari) il problema della redditività si pone comunque. Se a ciò aggiungiamo che questi soggetti (spesso) operano in regime di conflitto di interesse, collocando, quasi esclusivamente prodotti di "casa", fregandosene delle reali esigenze del cliente, la situzione diventa molto pericolosa.

Come scoprire allora se il vostro intermediario finanziario vi stia applicando costi sconsiderati che possano ridurvi il guadagno o addirittura annullarvelo, portandovi ad una perdita?

La risposta è semplice: prima che sia troppo tardi, rivolgetevi ad un professionista indipendente, che possa operare senza conflitto di interessi, il cui obiettivo sarà quello di proteggere i vostri risparmi e di farli crescere nel tempo senza sorprese.

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