Una rivoluzione copernicana in tema di Sanità


Appunti per un approccio alla salute di tipo multidisciplinare e finalizzato al perseguimento di una stabile condizione di benessere
Una rivoluzione copernicana in tema di Sanità
Il recente proliferare delle malattie autoimmuni , ad etiopatogenesi ambientale, alimentare o iatrogena, sta rendendo sempre più evidente alla platea delle famiglie la necessità di una inversione di rotta nelle scelte di politica sanitaria, consistente nel passaggio da una concezione "negativa" della salute, conculcata dai media, in cui è centrale la sedazione rapida dei meri sintomi di una malattia che, a causa di tale superficiale prassi, non viene indagata a fondo con l'inevitabile conseguenza di danneggiare l'equilibrio psicofisico del malcapitato di turno, ad una concezione di tipo positivo, in cui la tutela della salute avviene sia preventivamente, con il contrasto delle situazioni di rischio, che successivamente, attraverso la ricerca delle reali cause del disturbo, nella prospettiva di un approccio multidisciplinare che consenta l'effettività e l'efficacia permanente delle cure.

Del resto, la prospettiva testé riferita è la stessa che si evince dalla lettura del preambolo dell'atto costitutivo della Organizzazione Mondiale della Sanità, che solo negli ultimi tempi (vedi, ad esempio l'articolo 5 del Testo Unico della regione Toscana sulle persone con disabilità, o il piano nazionale di intenti per il triennio 2013 - 2016 realizzato per il trattamento delle malattie rare), ha avuto una concreta applicazione nella normativa sanitaria italiana.
Ritengo che la Magistratura inquirente, come già accadde nel caso di Tangentopoli, abbia iniziato a fornire un sostegno attivo alle istanze di cambiamento sollevate dalla comunità delle famiglie italiane, avocando a sé un ruolo che spetterebbe alla classe politica, il colpevole "convitato di pietra" che non ha saputo e voluto fino ad ora mettere le cose in ordine nel campo del Diritto alla salute.

In tale ottica, mi pare piuttosto limitativo considerare che la domanda di salute e di informazione trasparente sui benefici ed i rischi delle possibili scelte terapeutiche siano circoscrivibili alla sola tematica dei danni da vaccino che io affronto ormai da dieci anni a livello nazionale, poiché anche nel nostro Paese appare, al contrario, sempre più urgente ed inderogabile la necessità di re immaginare nel loro complesso le politiche sanitarie alla luce del dettato costituzionale, sia quello vigente che quello "in fieri", per renderle più idonee al conseguimento del duplice obiettivo di tutela di un elevato e diffuso standard qualitativo di salute, e di concreta prevenzione del rischio (e del conseguente costo sociale) della malattia.
Per almeno due ordini di motivi invito alla moderazione e ad una più pacata riflessione coloro che pensano che la battaglia delle sempre più numerose famiglie per l'accesso a cure non dispensate dal S.S.N. ed il riconoscimento di uno status di invalidità civile o di un beneficio previdenziale in favore dei propri bambini o dei propri cari, ammalati di una delle tante patologie ambientali, alimentari e iatrogene che si stanno diffondendo a macchia d'olio in ogni civiltà altamente industrializzata, possa configurarsi come una mera speculazione in danno al nostro già traballante welfare.
Anzitutto va rilevato che lo Stato spesso offre a questi sfortunati cittadini cure inappropriate ed inefficaci, poiché continua ad occuparsi dei sintomi, senza indagare sulle cause della malattia...

Inoltre, il fardello degli indennizzi e dei risarcimenti, spesso per scelte legislative del nostro Parlamento piuttosto poco ponderate, quando addirittura nemmeno ancora effettuate (si pensi alle c.d. malattie rare, ancora prive di efficaci tutele), grava sul Ministero della Salute e su altri Enti previdenziali, mentre tale onere dovrebbe essere posto con provvedimenti mirati sulle larghe spalle dei diretti responsabili, nemmeno troppo occulti, di tali patologie, ovvero le Multinazionali e le Case farmaceutiche... quando non addirittura la stessa criminalità organizzata, nelle sue ramificazioni regionali, se si ha riguardo a casi di conclamato disastro ambientale (ad esempio, la Terra dei Fuochi).

Occorre rimboccarsi le mani, tutti e ognuno per la propria parte, nella prospettiva di un approccio multidisciplinare e condiviso alla trattazione delle tematiche ambientali, alimentari e iatrogene afferenti al diritto alla Salute.
L'eredità di Poggiolini, in effetti, sembra non avere insegnato nulla alla classe politica italiana. anche sotto questo aspetto bisogna correre ai ripari, poiché la Magistratura ha sancito il fallimento del modello di gestione della spesa sanitaria degli esercizi regionali (più della metà delle Regioni italiane sono commissariate, in tema di sanità) e gli organi indipendenti di controllo della Sanità pubblica hanno denunciato la recrudescenza quasi inarrestabile del fenomeno della corruzione, che solo nel 2013 è costata alla nostra comunità 23,6 Miliardi di Euro (fonte: Libro Bianco ISPE; la corruzione incide per 6,4 miliardi, a cui vanno sommati 3,2 miliardi di inefficienza e 14 miliardi di sprechi).

Auspico pertanto l'instaurazione di tavoli di lavoro, volti a definire criteri e contenuti per la formazione professionale degli operatori sanitari e giuridici, oltre che per la divulgazione al grande pubblico attraverso conferenze e dibattiti sul tema della "nuova" medicina, più aperta alle buone pratiche di prevenzione e di terapia multidisciplinare, in cui si mettano da parte interessi meschini "di bottega" e trovi invece un posto centrale la salute delle persone, e in particolare dei bambini, l'unica speranza di un futuro migliore che una società sempre più piagata dalle malattie può, realisticamente, continuare a nutrire...

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di Avv. Saverio Crea

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