Uscire dalla crisi: come fare


Analisi e strategia aziendale per far uscire le aziende dallo stato di crisi
Uscire dalla crisi: come fare
Lo stato di crisi aziendale, in special modo della piccola e media impresa, spina dorsale dell'economia, e di conseguenza del lavoro dipendente, rappresenta l'argomento costante in ogni settore.
Sono del parere che, per pianificare adeguatamente una strategia di ripresa, occorra prima capire quali sono le cause che portano un'azienda da una condizione attiva e operativa ad una di rischio default, specie se ciò accade in breve tempo.
La cause più comuni derivano in primis dal calo di commesse e quindi di fatturato, e di conseguenza, in virtù della minore circolazione di denaro, anche al ritardo dei pagamenti delle commesse pregresse nonchè dei mancati pagamenti delle stesse.
Il quadro che si viene a creare porta ad una mancanza di liquidità che, nell'atto pratico, si traduce nell'accumulo di partite debitorie nei confronti degli istituti assicurativi, previdenziali, di credito ed erario, allo scopo di portare avanti l'azienda da una parte e la sopravvivenza personale dall'altra.

Cosa fa normalmente un'imprenditore in questa situazione? Quello che farebbe in tempo di calo di fatturato, e cioè:

- cerca di recuperare quanto più possibile i crediti (ove riesce);
- rateizza le varie cartelle esattoriali che inizia a ricevere allo scopo di evitare pignoramenti e ganasce fiscali;
- accende prestiti con le banche attraverso l'uso dello scoperto di conto;
- ricerca finanziamenti presso enti appositi come la CRIAS se artigiano;
- rimanda una serie di pagamenti con i fornitori;
- pone i dipendenti in CIG se approvata dalla DPL oppure è costretto a licenziare;
- varie ed eventuali;

Si deve notare che tali azioni possono trovare riscontro quando il periodo di crisi è temporaneo, ma in uno stato persistente come quello che stiamo vivendo tali tentativi non fanno altro che peggiorare la situazione poichè, a lungo termine, costituiscono solo un palliativo, infatti, perdurando lo stato di crisi per oltre due anni (e noi siamo già al sesto) l'azienda non solo non ha risolto il problema, ma ha eroso il patrimonio aziendale e personale, si trova sempre più indebitata, con i costi fissi sempre alti e con un trend negativo di oltre il 30% se non il 40%. Se a questo aggiungiamo che l'impresa non può lavorare con la PA (la quale spesso ritarda anche più di sei mesi i pagamenti) poichè non può avere il DURC il quadro della disfatta è completo, ed il tutto anche dopo anni di florida e rinomata attività, avente come conseguenza finale, che si fa sempre più concreta, la prospettiva di chiusura dell'attività.

Una situazione frustrante non solo dal punto di vista professionale, ma, se perdurante nel tempo, soprattutto da quello psicologico, la quale può portare, come purtroppo abbiamo visto, a gesti estremi, perchè la crisi attuale sta distruggendo l'intero comparto di mercato e di risorse umane che a sua volta si flette su tutto il sistema macroeconomico nazionale.

Uscire dalla crisi: cosa fare
Comprendere che nel medio-lungo termine non è gestibile un perdurante stato di crisi e lasciare la speranza di cambiamento della situazione economica e di mercato e guardare il presente sotto una prospettiva in forma annuale differente è il primo passo che un imprenditore deve fare, con la consapevolezza che non sarà possibile nel medio termine tornare ai livelli di fatturato degli anni precedenti. I passi successivi sono:

1 - rinegoziare i crediti con i propri creditori anche in forma rateale, in modo da avere una disponibilità economica immediata con un certo grado di sicurezza;
2 - riorganizzare dalla base le commesse, ossia l'appalto, la gestione ed i pagamenti (ad es. anticipo del 30% prima di iniziare ed a stati di avanzamento in corso d'opera), sulla base dei costi fissi (manodopera, consulenza, tassazione, contribuzione, varie) e variabili (possibili imprevisti e/o varianti in corso d'opera);
3 - taglio delle spese come:
- fermo dei mezzi non utili o anche la dismissione degli stessi se non c'è la prospettiva di utilizzarli nel medio-lungo termine; in questo modo vengono tagliati i costi di gestione e manutenzione.
- ove possibile servirsi di una sede propria lasciando quella in affitto. In alternativa cercare una sede meno costosa, anche decentrata, che serva all'indispensabile;
4 - ridurre le spese del personale: per molte aziende si tratta di una scelta dolorosa ma fortunatamente esistono degli ammortizzatori sociali che permettono al personale di avere ugualmente un sostentamento quale:
- se in forza: cassa integrazione straordinaria (per imprese con più di quindici dipendenti);, cassa integrazione in deroga;, Aspi per crisi aziendale;
- se licenziati: se mancano le risorse negoziare il pagamento degli arretrati e del TFR;, indenità di mobilità, indennità di mobilità in deroga;, Aspi;, Mini Aspi;
5 - rinegoziare le partite debitorie sia con gli istituti di credito che con eventuali fornitori;
6 - evitare, ove possibile, di accedere ad ogni forma di finanziamento ed ogni tipo di spesa/investimento a meno che questa non sia assolutamente necessaria;
7 - orientare lavoro e risorse verso una fascia clientelare disposta a rispettare le condizioni di cui sopra, in modo da lasciare fuori dal vostro quadro aziendale commesse poco o per nulla redditizie;
8 - aprirsi a collaborazioni con altre aziende che possono coadiuvarvi in modo da ridurre ulteriormente i costi;

Con i suggerimenti di cui sopra, con impegno e tenacia, è possibile uscire dallo stato di crisi e mantenere il sistema dell'MPM (mercato, prodotto e management), a patto di applicare le strategie aziendali in modo approfondito e analizzare anche ogni apparentemente insignificante minaccia economica che trovate sul campo, evitando assolutamente di minimizzare.
Naturalmente quanto sopra espresso rappresenta una guida di massima, mentre ogni singolo caso dovrà essere esaminato e trattato sia dal Consulente del lavoro che da quello fiscale.

C.d.L. Marco Angelo Zimmile

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di C.d.L. Marco Angelo Zimmile

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