Uso del cellulare e rischio elettromagnetico


Il Rischio Elettromagnetico nell’uso professionale dei dispositivi di comunicazione (cellulari, cordless, ecc) come nuovo Rischio Emergente
Uso del cellulare e rischio elettromagnetico
INTRO
In ogni azienda si presenta all'ordine del giorno la problematica riguardante l'utilizzo prolungato dei dispositivi di comunicazione, in particolar modo dei cellulari.
I risultati di vari studi recenti hanno dimostrato che esiste un collegamento tra l’utilizzo prolungato del telefono cellulare e l’insorgenza di cancro nel cervello, nervi o altri tessuti della testa o del collo o anche di problematiche all'apparato uditivo.
Numerosi studi hanno evidenziato come dopo 10 e più anni di utilizzo del cellulare si rilevino aumenti significativi di neurinoma acustico, in particolare nel lato usato abitualmente per le conversazioni al telefono mobile.
Da questi studi risulta che gli effetti biologici non siano soltanto di tipo termico.
Negli ultimi dieci anni, i sistemi wireless hanno invaso la nostra vita. Oggi lavoriamo addirittura con mouse, computer ed altri disposivi che utilizzano la comunicazione wireless, oltre ai telefoni cellulari la cui diffusione sembra ormai inarrestabile. Tutto questo avviene tramite radiofrequenze (RF), utilizzando onde elettromagnetiche. Ciò comporta l’emissione di campi elettromagnetici a frequenze nella gamma delle centinaia o migliaia di Megahertz con potenze differenti in funzione della distanza che il segnale deve percorrere.

MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE
Dato che alcuni studi inerenti la Sicurezza e Salute sui luoghi di lavoro indicano che l’esposizione a lungo termine può essere associata a un’aumentata probabilità di insorgenze di tumore cerebrale e ad altre patologie, l’esposizione deve essere evitata il più possibile, per esempio con l'avvicendamento del personale. Se questo non è fattibile, si dovrebbero rispettare le seguenti azioni di prevenzione:
- distanza dal dispositivo a RF
- durata dell’utilizzo
- e alla schermatura:

Per esempio:
a) la distanza dalla sorgente di radiazione deve essere maggiore possibile, in quanto l’intensità di campo, a seconda del tipo di origine della radiazione e la sua geometria diminuisce con la distanza; dagli studi risulta una distanza minima di 65 mm dalla testa;
b) l’utilizzo dell’auricolare riduce l’esposizione (il valore SAR sulla testa è minore di 8-20 volte);
c) il soggiorno nella zona esposta ad antenne emittenti deve essere più breve possibile, lasciando l’area esposta oppure spegnendo la fonte di radiazioni;
d) se le misure sopra indicate non sono sufficienti o non applicabili, l’esposizione può essere ridotta tramite una schermatura
e) è opportuno non indossare sul corpo i dispositivi radiomobili vicino ad organi con più alta sensibilità ai campi elettromagnetici (cuore), soprattutto se la persona è in movimento, ad es. in treno o in auto (variazione automatica della potenza di trasmissione nei cellulari
f) è importante scegliere dispositivi che abbiano un SAR basso e a più bassa potenza al collegamento;
g) è importante che il collegamento sia effettuato in una situazione di ricezione buona, che comporti una potenza emessa effettiva ridotta;
h) è necessario prevedere misure organizzative che garantiscano la rotazione del personale che fa uso di dispositivi RF in via continuativa (ad esempio, centralinisti);
i) è utile la scelta di dispositivi con funzionalità a "mani libere";
j) il telefono dentro l’autovettura senza antenne esterne può fare aumentare significativamente l’esposizione (potenza maggiore emessa dal telefono rispetto alla situazione all’esterno).

CONCLUSIONI
Il dibattito scientifico circa la problematica delle onde elettromagnetiche è ancora in corso e lo sarà ancora per i prossimi anni. E' opportuno in ogni caso adottare principi e misure di cautela e la scelta di Buone Prassi, anche se il rischio sembra allo stato della conoscenza relativamente basso o presenta ancora incertezze. Questo dovrebbe valere maggiormente per i lavoratori professionalmente esposti nel quotidiano, poichè maggiore è l'esposizione e maggiori potrebbero essere i rischi.

Articolo del:


di Dott. Mattia Isidori

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