Utilizzabilità dell'esame ematico: cosa dice la Corte Suprema


La Corte Suprema si pronuncia in merito a procedure legali per accertamento dello stato di ebbrezza o alterazione da sostanze stupefacenti mediante il prelievo ematico
Utilizzabilità dell'esame ematico: cosa dice la Corte Suprema

La Corte di Cassazione afferma che la polizia giudiziaria deve dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, ai sensi dell'art. 356 c.p.p., e art. 114 disp. att. c.p.p., non soltanto ove richiede l'effettuazione di un prelievo ematico presso una struttura sanitaria ai fini dell'accertamento del tasso alcolemico, ma anche quando richiede che tale ulteriore accertamento venga svolto sul prelievo ematico già operato autonomamente da tale struttura a fini di diagnosi e cura.

Corte di Cassazione: Sentenza n. 32191 del 27 ottobre 2020 - Sez. IV dep. 17 novembre 2020 - Fonte: Il Penalista

Il nuovo orientamento della Suprema Corte circa le procedure legali inerenti l'accertamento dello stato di ebbrezza o di alterazione da sostanze stupefacenti mediante il prelievo ematico.

Premessa

Negli ultimi anni la Corte di Cassazione si è più volte pronunciata in relazione a questioni interpretative in materia di circolazione stradale. In particolare, recentemente, il Giudice di legittimità si è espresso circa la corretta procedura che la polizia giudiziaria nonché i sanitari sono tenuti ad osservare per effettuare gli accertamenti dello stato di ebbrezza o di alterazione da sostanze stupefacenti, attraverso il prelievo ematico sul conducente di un veicolo, al fine di utilizzare predette risultanze nel corso del processo penale rispettando le garanzie difensive a favore del soggetto sottoposto a controlli.

La questione interpretativa, inerisce la necessità o meno di dare un previo avviso al soggetto, già indiziato di reato, della facoltà di farsi assistere dal difensore prima di procedere al suddetto prelievo ematico quando quest’ultimo è espressamente richiesto dalla polizia giudiziaria o rispondente ad un'esigenza puramente investigativa.

Quadro normativo 

In tal senso si rammenta che, la guida sotto l'effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti prevede una specifica disciplina sanzionatoria, regolata dagli artt. 186 e 187 Codice della Strada (D.lgs. 30.04.1992, n. 285). Per l'accertamento del reato, agli operatori della polizia stradale è riconosciuta la funzione di sottoporre i conducenti dei veicoli ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso l'utilizzo di apparecchiature portatili (art. 186 comma 3 C.d.S. e 187 comma 2 C.d.S.).

Qualora le verifiche preliminari diano esito positivo, nonché nei casi di incidente stradale ovvero quando si ha motivo di ritenere che il conducente si trovi in stato di alterazione psicofisica derivante dall'assunzione di bevande alcoliche, gli organi di polizia stradale possono accompagnare lo stesso presso il più vicino ufficio o comando per effettuare ulteriori verifiche (art. 186 comma 4 C.d.S.)

Quando invece il conducente del veicolo, coinvolto in un incidente stradale, sia sottoposto alle cure mediche, l'accertamento del tasso alcolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di polizia stradale, dalle strutture sanitarie di base o da quelle accreditate o a ciò equiparate (art. 186 comma 5 C.d.S.). 

Analoga disciplina è sancita anche in relazione all'accertamento dello stato di alterazione psicofisica da sostanze stupefacenti o psicotrope, con la precisazione che il conducente può essere sottoposto ad accertamenti clinico-tossicologici e strumentali ovvero analitici su campioni di mucosa del cavo orale, prelevati dal personale sanitario, operante come ausiliario delle forze di polizia (art. 187 comma 2 e 2-bis C.d.S.).

Tuttavia, qualora non sia possibile eseguire il suddetto prelievo, ovvero quando il conducente rifiuti di sottoporsi allo stesso, gli agenti di polizia stradale possono accompagnarlo presso strutture sanitarie per il prelievo su campioni di liquidi biologici ai fini dell'effettuazione degli esami necessari ad accertare la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 187 comma 3 C.d.S.). Inoltre, le strutture sanitarie effettuano gli accertamenti sui conducenti coinvolti in sinistri stradali e sottoposti a cure mediche, per le medesime finalità (art. 186 comma 4 C.d.S.).

È necessario precisare che l’accertamento del tasso alcolemico o della presenza di sostanze stupefacenti, integrativo della notizia di reato, rientra nelle attività di polizia giudiziaria urgente e indifferibile, disciplinata dall'art. 354 c.p.p. Nell'espletamento di tali attività, qualora siano richieste specifiche competenze tecniche, la polizia giudiziaria, ai sensi dell’art. 348 co. 4 c.p.p., può avvalersi di persone idonee come, nel caso di specie, di sanitari che effettuano il prelievo ematico sul conducente. Tuttavia, per quest’ultimo è prevista la facoltà di essere assistito da un difensore prima dell'espletamento dell’attività accertativa (art. 356 c.p.p.).

Altresì, l’art. 114 disp. att. c.p.p., dispone che la polizia giudiziaria dia specifico avviso alla persona indagata della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia. Ne consegue che l'omissione dell'avviso della facoltà di nominare un difensore, prima di procedere a tali attività, comporta l’inutilizzabilità delle stesse ai fini della decisione sulla responsabilità penale dell’agente per il supposto reato. A meno che, l’imputato non avanzi richiesta di rito abbreviato o istanza di patteggiamento per cui decide di essere giudicato allo stato degli atti.

Il granitico orientamento giurisprudenziale 

Secondo il consolidato indirizzo giurisprudenziale sussiste l'obbligo di previo avviso al conducente di farsi assistere da un difensore di fiducia, ai sensi degli artt. 356 cod. proc. pen. e 114 disp. att. c.p.p., in relazione al prelievo ematico presso una struttura sanitaria finalizzato all'accertamento del tasso alcolemico o di alterazione da sostanza stupefacente, qualora l'esecuzione di tale prelievo non avvenga nell'ambito degli ordinari protocolli sanitari, con finalità di cura alla persona, ma sia autonomamente richiesta dalla polizia giudiziaria allo scopo di ricercare la prova della colpevolezza del soggetto indiziato (Cass. pen.,sez. IV, 18.01.2018, n. 6514).

Viceversa, tale adempimento non è previsto dalla legge laddove gli accertamenti vengano prescritti solamente dai sanitari in un contesto prettamente curativo, seguendo un protocollo avente “finalità più ampia” di quello esclusivo di verifica del livello di concentrazione alcolica o da stupefacenti, risponde ad esigenze di tutela dell'incolumità fisica della persona e non ha alcuna attinenza con l'esercizio del diritto di difesa da parte del soggetto sottoposto a quel trattamento.

Il nuovo orientamento della Suprema Corte 

L’appena citato orientamento giurisprudenziale è stato di recente posto in discussione dalla quarta sezione della Suprema Corte attraverso le molteplici pronunce del: 19.02.2019 n. 11722, 22.09.2020 n. 31058 e 27.10.2020 n. 32191 con le quali, si è precisato il suddetto indirizzo conferendo maggiore rilievo alle garanzie difensive.

Difatti, la sopra esposta interpretazione dei giudici di legittimità non colmava la problematica inerente all’ulteriore accertamento, svolto dalla polizia giudiziaria, sul prelievo ematico già operato autonomamente da una struttura sanitaria a fini di diagnosi e cura, che essendo svolto, in via originaria, per tali finalità non prevede alcuna garanzia per il conducente indagato.

Prendendo in esame la sentenza del 27.10.2020 n. 32191, la ricorrente proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Venezia, lamentando che gli esami ematici fossero stati compiuti per ragioni investigative, in quanto la richiesta era stata formulata e trasmessa all'ospedale dalla polizia giudiziaria, prima ancora che la paziente raggiungesse il Pronto soccorso per essere presa in carico.

La circostanza quindi che l'accertamento del tasso alcolemico rientrasse nell'ambito del protocollo sanitario, come indicato nelle sentenze di merito di primo e secondo grado, non trovava conferma nella cartella clinica, che piuttosto suggeriva il contrario.

Un ulteriore profilo di illegittimità veniva sollevato nella parte in cui la Corte territoriale aveva sostenuto che gli accertamenti ematici, condotti su un campione prelevato a fini sanitari, non rientrano nella previsione delle garanzie difensive degli artt. 356 c.p.p. e 114 disp. att. c.p.p.

In contrapposizione a questa ricostruzione fornita nella sentenza di secondo grado, la parte ricorrente osservava che per comprendere in quali casi sia necessario l'avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore è rappresentato dalla funzione a cui è diretto l'atto”, sicché è evidente che le garanzie difensive debbano essere riconosciute anche quando l'accertamento investigativo venga compiuto su un campione già prelevato per finalità sanitarie.

Ebbene, la Suprema Corte di Cassazione, con la pronuncia sopra richiamata, ha ritenuto accoglibile il motivo inerente all'omesso avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia sostenendo che: “la polizia giudiziaria debba dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, ai sensi degli artt. 356 cod. proc. pen. e 114 disp. att. cod. proc. pen., non soltanto ove richieda l'effettuazione di un prelievo ematico presso una struttura sanitaria ai fini dell'accertamento del tasso alcolemico, ma anche quando richieda che tale ulteriore accertamento venga svolto sul prelievo ematico già operato autonomamente da tale struttura a fini di diagnosi e cura” pertanto, la sentenza di secondo grado è stata annullata.

Conclusioni

Ciò considerato, emerge chiaramente come sussiste l'obbligo di fornire l'avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore sia nei confronti del conducente del veicolo, che si trova presso la struttura sanitaria, prima di procedere al prelievo ematico rispondente a finalità esclusivamente investigative e di accertamento di reati; sia nell’ipotesi in cui il prelievo ematico venga compiuto sulla base di una scelta autonoma dei sanitari, determinata da esigenze di cura e di diagnosi, rientrante nell'ambito dei protocolli sanitari, qualora venga richiesta dalla polizia giudiziaria un'estensione dell'analisi volta ad accertare anche l'effettivo tasso alcolemico o di alterazione da sostanze stupefacenti.

Contrariamente, non sussiste alcun obbligo di avviso quando la polizia giudiziaria, senza aver operato alcuna previa richiesta ai sanitari, si limiti soltanto ad acquisire la documentazione di analisi effettuate dai sanitari, comprensive anche dell'accertamento della quantità di alcol o di sostanze stupefacenti o psicotrope presenti nel sangue, rientrando tale più pregnante verifica nell'ambito dei protocolli sanitari ed essendo giustificata da esigenze di cura e di diagnosi.

Articolo del:


di Avv. Fabrizio Sardella

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