Vaccinazione obbligatoria?


L’obbligatorietà delle vaccinazioni e la tutela della salute dei minori: il principio di precauzione
Vaccinazione obbligatoria?
I recenti fatti di cronaca hanno dimostrato che i genitori dei bambini in età prescolare, ossia compresa tra 0 - 6 anni, nutrono forti dubbi circa l’obbligatorietà delle vaccinazioni previste dal Sistema Sanitario Nazionale. A tal scopo è necessario precisare che pur essendo, il diritto dell’individuo di scegliere in tema di salute, un diritto costituzionalmente protetto dall’art. 32 ult. co. Cost., secondo cui "Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana."; è pur vero che la scelta dei genitori di vaccinare i propri figli minori, incontra il limite di non arrecare con la predetta scelta, pregiudizio all’altrui incolumità. Cioè la libertà di scelta del trattamento sanitario riconosciuta al singolo trova un limite nella tutela della salute pubblica. La costituzionalizzazione di tale principio, difatti, consiste nella concretizzazione della cosiddetta "legge del bilanciamento degli interessi" che regola l’assetto di ogni società civile. L’attuale sistema normativo in materia di vaccinazioni obbligatorie è il frutto di una serie di provvedimenti emanati dal legislatore a partire dal 1939 quando divenne obbligatoria la vaccinazione contro la difterite. Nel 1966, poi venne introdotta quella contro la poliomelite; nel 1968 quella contro il tetano ed, infine, nel 1991 quella contro l’epatite B. A queste vaccinazioni obbligatorie per legge, sono state poi aggiunte le "vaccinazioni raccomandate" e cioè, quelle contro pertosse, morbillo, parotite, rosolia e infezioni da Haemophilus Influenza b (Hib). Determinante in materia, la recentissima decisione della III Sez. del Consiglio di Stato (Ord. n. 1662/2017), con la quale è stata rigettata l’istanza cautelare di due genitori che avevano proposto appello alla sentenza del TAR Friuli-Venezia- Giulia (n. 20/2017), la quale respingeva il ricorso proposto dagli stessi, in relazione all’annullamento della delibera del Consiglio Comunale di Trieste vertente sull’introduzione dell’assolvimento dell’obbligo vaccinale quale requisito per accedere ai servizi educativi comunali da 0 a 6 anni. Il Consiglio di Stato, ponendo fine al contrasto esistente tra l’obbligatorietà della vaccinazione e la salvaguardia della pubblica incolumità, ha stabilito che "se la vaccinazione è suggerita dalla probabilità di evitare di contrarre malattie, vale a dire, dalla necessità della tutela della salute pubblica dei bambini in età prescolare, questa circostanza è da considerare dirimente e, deve cioè, prevalere sulle prerogative della responsabilità genitoriale".

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di Avv. Olindo Paolo PREZIOSI

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