Valutazione dei debiti e trasferimento di azienda


Chi acquista un'azienda risponde dei debiti, compresi quelli verso gli enti pubblici, solo se iscritti in contabilità, salvo le eccezioni di legge
Valutazione dei debiti e trasferimento di azienda
L'azienda costituisce, secondo l'art. 2555 cod. civ., un'universalità di beni destinati, nel loro complesso, ad un fine produttivo. Si tratta, insomma, della parte dinamica dell'impresa, da cui sorgono, nel normale svolgersi dell'attività dell'imprenditore, sia i debiti sia i crediti.
Spesso quando si acquista un'azienda il profilo più delicato riguarda l'esposizione debitoria, poiché la necessaria tutela dei terzi creditori del cedente viene espressa dall'art. 2560 cod. civ., che prevede la responsabilità patrimoniale dell'acquirente, in solido con il cedente, per tutti i debiti risultanti dalle scritture contabili obbligatorie.
Cosa succede, però, nel caso in cui il cedente, secondo la normativa fiscale, possa tenere una contabilità semplificata?
In linea generale il cessionario, acquistando l'azienda, non risponde dei debiti pregressi, salvo le espresse eccezioni previste dalla legge.
Fra queste, la prima ad essere rilevante è quella posta dall'art. 14 del D.lgs. n. 472/1997, in forza del quale il cessionario risponde, entro i limiti di valore dell'azienda, per il pagamento dell’imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonché per quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore.
Il medesimo articolo contiene, altresì, le possibili cautele dell'acquirente, prevedendo l'obbligo per l'Amministrazione finanziaria di rilasciare, su richiesta dell’interessato, un certificato sull’esistenza di contestazioni in corso e di quelle già definite per le quali i debiti non sono stati soddisfatti. Il certificato, se negativo, ha pieno effetto liberatorio del cessionario, del pari liberato ove il certificato non sia rilasciato entro quaranta giorni dalla richiesta.
La seconda eccezione riguarda i lavoratori perché, ai sensi dell'art. 2112 cod. civ., il trasferimento di azienda non costituisce legittima causa di licenziamento e, inoltre, il rapporto di lavoro prosegue con il subentro del cessionario nei relativi contratti, determinandosi altresì l'obbligo per quest'ultimo di versare, in solido con il cedente, le retribuzioni maturate dai dipendenti al tempo della cessione.
In questo caso, comunque, l'acquirente può stipulare con ogni singolo lavoratore un accordo transattivo, purché nelle forme e sedi previste dall'art. 2113 cod. civ. e dagli artt. 410 e 411 cod. proc. civ.
Un'ultima, rilevante, eccezione riguarda i premi non corrisposti all'INAIL per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro.
Infatti l'art. 15 del D.P.R. n. 1124/1965 prevede, anche per tali crediti, la responsabilità in solido dell'acquirente per tutto quanto risulta dovuto all’istituto assicuratore per premi o contributi di assicurazione e relativi interessi e per somme supplementari a titolo di penale, riferentisi all’anno in corso e ai due antecedenti, salvo regresso nei confronti del cedente.
Da ultimo merita attenzione il regime dei crediti per contributi non versati all'INPS, dato che non sussiste alcuna norma che preveda l'obbligo in capo al cessionario di azienda.
Ciò comporta che, ai sensi dell'art. 2560 cod. civ., in assenza di espressa iscrizione in contabilità il cedente non è obbligato al pagamento di tale tipologia di debito.
Di recente, in argomento, si è espressa la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3646 del 24.02.2016, con la quale il Supremo Collegio ha espressamente escluso di poter ricondurre tali crediti nel novero di quelli per i quali l'art. 2112 cod. civ. prevede la responsabilità in solido del cedente, specificando che tale articolo riguarda esclusivamente i rapporti fra lavoratore e datore di lavoro e non fra quest'ultimo ed i terzi, compresi gli istituti di previdenza obbligatoria, i cui crediti non possono essere fatti valere dal lavoratore.

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di Avv. Gabriele Orlando

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