Verso una nuova architettura!


Riuscirà l'architetto a tornare protagonista dello sviluppo del modello abitativo delle nostre città, nello stato attuale e nel futuro, oramai alle porte?
Verso una nuova architettura!

Dopo molti viaggi di lavoro e dopo avere visionato molte comunità e città nel mondo, il quesito che mi pongo al mio rientro da ogni missione è sempre il medesimo: riuscirà l'architettura e l'architetto a tornare protagonista ed al centro del dibattito e dello sviluppo del modello abitativo delle nostre città, nello stato attuale e nel futuro, oramai alle porte?

Siamo consapevoli, noi che abitiamo in realtà sviluppate e benestanti occidentali, che a breve dovremo cambiare i nostri modelli di sviluppo urbano?

Se da un lato, la storia ci viene in aiuto, dall'altro bisogna guardare al passato per puntare al futuro! Il nostro amato Le Corbusier fondò nel 1928, il gruppo di lavoro CIAM.

Ma di cosa voleva occuparsi CIAM? Semplicemente all'epoca la visione del futuro era una prerogativa ed un obiettivo, un'esigenza, un'aspettativa che trovò in un manipolo di poco più di 20 professionisti gli interlocutori rispondenti a necessità impellenti di una società e popolazione desiderosa di aspirare ad una migliore qualità abitativa.

Ora a distanza di quasi 90 anni, conosciamo e siamo consapevoli anche dei fallimenti del CIAM, ma in ogni caso gli architetti e gli urbanisti avevano un ruolo centrale nel dibattito pubblico dell'epoca.

Oggi, le condizioni socio-economiche in cui viviamo, il mondo parallelo e lontano da noi della finanza speculativa, come anche altri fattori che sono cresciuti negli ultimi decenni sempre a sfavore del cittadino, hanno pesato e pesano sulla visione di noi tutti e del nostro futuro vivere.

Dobbiamo noi tutti riprendere a “sognare” e “auspicare” un futuro migliore per noi e per chi arriverà dopo di noi. I mezzi ci sono, le tecnologie pure, quindi noi tutti, anche noi architetti dobbiamo rimboccarci le maniche e puntare decisi verso un futuro “green ed ecosostenibile”.

Oramai appare chiaro a noi tutti che la stessa nostra civiltà e la sua sopravvivenza su questo pianeta passerà inevitabilmente attraverso un percorso legato a politiche ambientali di rispetto e preservazione della natura, incentivazione e sfruttamento delle energie “pulite” presenti già sulla terra ed infine e non ultimo, una ripianificazione urbana delle nostre città.

Sempre più si dovrà pensare e progettare aree verdi all'interno dei nostri nuclei urbani, riconvertendo aree dismesse come stà accadendo a Milano. I nuovi fabbricati residenziali dovranno presentare coperture verdi, facciate che dialogano con l'ambiente circostante e quasi divengono delle “pelli osmotiche” ed infine gli stessi edifici dovranno essere dei produttori di energia, che ridistribuiranno in rete la parte eccedente.

Non cadiamo nell'errore di pensare che tutto questo sarà possibile senza il coinvolgimento di tutti gli attori, ovvero le autorità pubbliche e governative a tutti i livelli, i cittadini, il tessuto produttivo ed industriale ed infine e non ultimo, il ruolo di noi architetti e progettisti.

Termino questo breve scritto affermando e richiedendo con forza il ripristino della figura dell'architetto, posta per molto tempo ai margini della vita pubblica decisionale delle nostre amministrazioni ad un ruolo centrale e baricentrico. Possiamo essere gli attori ed i registi del cambiamento, ce lo chiede a gran voce la società. L'architetto disegna, realizza e concretizza ciò che la nostra società ci chiede. Lo è sempre stato nella storia dell'uomo, ma probabilmente anche noi professionisti in quest'epoca storica non ne siamo consapevoli del tutto.

 

Articolo del:


di Maurizio Parolari

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