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Violazione degli obblighi di assistenza familiare in danno di figli minori


Configura sempre un'ipotesi di reato non corrispondere il mantenimento ai figli minorenni
Violazione degli obblighi di assistenza familiare in danno di figli minori

Non corrispondere l’assegno di mantenimento previsto nella sentenza di separazione in favore dei figli minori integra sempre l’ipotesi di reato ex art. 570 c.p. posto che “la prova di una sussistenza dello stato di bisogno è superflua, quando non sia stato adempiuto l’obbligo verso i figli minori, dato che la condizione di bisogno della persona minore di età è oggettiva e presunta, in ragione della sua incapacità a produrre reddito e, naturalmente, essa non viene meno se il genitore affidatario provvede ad impedirla, con il proprio lavoro o con l’intervento di altri congiunti, tenuto conto che l’onere del mantenimento deve essere equamente ripartito fra i genitori”.


È quanto stabilito dalla Corte di Appello di Lecce con la sentenza n. 583/2018 chiamata a decidere sull’impugnazione proposta da un padre condannato in primo grado ad otto mesi di reclusione ed € 800,00 di multa, reo di non aver corrisposto il mantenimento ai propri figli minorenni delegando ogni responsabilità circa il loro sostentamento alla madre.


La difesa dell’uomo in sede di appello verteva sulla mancata prova dello stato di bisogno dei figli minori avendo l’ex moglie provveduto a fornire i mezzi di sussistenza ai bambini (sebbene con l’aiuto dei nonni materni), mentre lui lamentava una contrazione reddituale che gli impediva di adempiere ai propri doveri.


Chiamata a decidere sul caso, la Corte di Appello leccese ha invece ritenuto non meritevole di accoglimento le censure dedotte dall’uomo alla sentenza di primo grado chiarendo che in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare per “mezzi di sussistenza” devono intendersi quelli diretti a far fronte alle esigenze fondamentali (vitto, alloggio, vestiario, educazione) per cui l’inadempimento anche parziale dell’obbligo di corresponsione dell’assegno alimentare è idoneo a realizzare il reato (così anche Cass. pen. VI 28.03.2012); in tale nozione vanno invero compresi, non solo i mezzi per la sopravvivenza vitale (dinanzi precisati), ma anche gli strumenti che consentano, in rapporto alle capacità economiche dell’obbligato, un sia pur contenuto soddisfacimento di altre complementari esigenze della vita quotidiana, quali l’abbigliamento, i libri di istruzione, i mezzi di trasporto, i mezzi di comunicazione, lo svago.


I Giudici hanno poi precisato che la condotta di inadempimento, come peraltro avvenuto nel caso oggetto d’esame, deve essere sufficientemente protratta nel tempo e comunque tale da incidere in maniera apprezzabile sulle disponibilità dei mezzi di sussistenza destinata a soddisfare i bisogni elementari dei figli minori.


Fatte queste preziose puntualizzazioni in punto di diritto, la Corte di Appello di Lecce ha altresì specificato che se da un lato lo stato di bisogno dei figli minori non necessitava di essere supportato da alcuna prova, essendo come detto presunto in ragione della loro minore età, neppure lo stato di disoccupazione o di difficoltà economica addotta dall’uomo poteva essere un elemento idoneo a far venire meno l’obbligo di fornire mezzi di sussistenza alla famiglia.


La Corte di Appello ha infatti statuito che le invocate difficoltà economiche devono tradursi in uno stato di “vera e propria indigenza economica e che è onere dell’imputato, ai fini dell’esclusione della propria responsabilità per il reato di cui all’art. 570 c.p., allegare idonei e convincenti elementi indicativi della concreta e totale impossibilità di far fronte ai propri obblighi”.
Nel caso di specie l’imputato non era stato in grado di fornire alcuna dimostrazione di una tale incolpevole impossibilità e, dunque, il giudizio si è concluso con la conferma della condanna inflitta in primo grado.

 

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