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Violazione di domicilio: art.614 del codice penale


In questo articolo analizziamo e trattiamo in maniera approfondita l'art. 614 del codice penale relativo alla violazione di domicilio
Violazione di domicilio: art.614 del codice penale

L'art.614 c.p. è dettato a tutela della libertà del privato, del suo interesse alla tranquillità e sicurezza nei luoghi in cui si esplica attività di vita privata, pertanto, anche un pubblico esercizio nelle ore di chiusura. Nelle quali, interrotto ogni rapporto con l'esterno, viene dal proprietario utilizzato per lo svolgimento di un'attività lavorativa, sia pure inerente alla gestione del locale stesso, costituisce un luogo di privata dimora.

Ai fini della configurazione del reato di violazione di domicilio, il concetto di privata dimora è più ampio di quello di casa d'abitazione, comprendendo ogni altro luogo che venga usato per lo svolgimento di un'attività personale rientrante nella larga accezione di libertà domestica. Il concetto di privata dimora è più ampio di quello di abitazione rientrandovi ogni luogo non pubblico che serva all'esplicazione della vtita professionale, culturale e politica.

L'arbitraria, violenta introduzione in locali riservati ad ufficio privato integra gli estremi del reato previsto dall'art.614 c.p..

Ai fini dell'art.614 c.p., deve intendersi per privata dimora qualsiasi luogo destinato personalmente o transitoriamente all'esplicazione della vita privata o delle attività lavorative. Il concetto di privata dimora è, pertanto, più ampio di quello di casa d'abitazione, rientrando in esso ogni altro luogo, diverso dalla casa d'abitazione, dove la persona si sofferma per compiere atti della sua vita privata. Deve considerarsi di privata dimora qualsiasi luogo destinato personalmente e transitoriamente all'esplicazione della vita privata o delle attività lavorative. Pertanto in caso di rapina commessa in una banca sussiste il reato di violazione di domicilio. Infatti, la banca è una persona giuridica e gli uffici nei quali esercita esercita la sua attività sono da assimilare ai luoghi di privata dimora, potendo il pubblico accedere a tali uffici se ed inquando intenda usufruire del servizio offerto e non già per scopi illeciti.

I pubblici servizi sono da intendersi privata dimora, ai fini dell'art. 614 c.p. non solo quando sono aperti al pubblico, ma anche quando cessano l'orario di apertura e il proprietario si trattenga all'interno per compiere determinate attività. La facoltà di accesso da parte del pubblico a locali come osterie, bar e negozi e in genere i locali aperti al pubblico, non fa venir meno nel titolare il diritto di escludere individui non autorizzati ad entrarvi o a rimanervi o che comunque si siano introdotti per fini non leciti o non allo scopo di usufruire dei servizi offerti.

Risponde di violazione di domicilio chi si introduce in un negozio per minacciare e aggredire e per uno scopo non solo illecito, ma del tutto opposto a quello concernente la facoltà di usufruire del servizio di vendita.

In tema di violazione di domicilio, luogo di privata dimora deve ritenersi anche quello adibito all'esercizio di un'attività e ne consegue che anche il ristorante è luogo che è protetto dalle norme suindicate e che attribuisce al gestore del locale il potere di impedire l'accesso e di coloro che si introducano per azioni illecite. È luogo tutelato dall'art.614 c.p. anche la casa nella quale una persona si prostituisce, poichè non cessa di essere una privata dimora, tanto più in quanto è abolita la regolamentazione della prostituzione ed il solo esercizio di essa costituisce un'attività lecita anche se normalmente riprovevole.

L'androne di uno stabile integra il concetto di appartenenza e ad esso si estende la tutela della legge per la violazione di domicilio. Le appartenze, di cui al c.1, art. 614 c.p., sono costruite dai luoghi accessori a quelli di privata dimora, destinati al loro migliore godimento. Vi rientra, pertanto, un box in costruzione su terreno costituente esso stesso appartenenza della privata dimora della persona offesa.

Agli effetti del delitto di violazione di domicilio, il diritto di esclusione dall'abitazione può essere fatto valere anche contro il proprietario. Per effetto del nuovo principio della parità dei coniugi, la titolarità spetta indissolubilmente ad entrambi i coniugi e, conseguentemente, perché tale diritto sia legittimamente esercitato, occorre il consenso di entrambi. E, poichè, il bene giuridico tutelato è la domus e non la famiglia nei suoi singoli componenti, commette il reato di violazione di domicilio colui che si introduce nella casa coniugale altrui durante l'assenza del marito stesso. L'ospitalità dà luogo ad un rapporto del tutto precario che può in qualsiasi momento essere fatto cessare dal titolare dell'abitazione. Pertanto essa non può realizzare a favore dell'ospite una situazione di diritto e legittimazione a mantenere, contro la volontà del titolare dello hius prohibendi, il precario stato di domicilioprovvisoriamente assicuratogli in precedenza.

Commette violazione di domicilio chi, essendo stato in precedenza temporaneamente ospitato, si introduca nell'abitazione contro la volontà dell'avente diritto all'esclusione, non intenda più concedergli ospitalità. Ai fini della configurabilità del reato di violazione di domicilio, la volontà dell'avente diritto all'esclusione di altri dal luogo di privata dimora non può essere prevista, deve essere espresse o desumibile da facta concludentia percepibili nel momento esterno, univoci e non compatibili con la volontà di consentire l'ingresso nel luogo di privata dimora e, non può quindi, desumersi snooltanto dal fine illecito di chi si introduce nell'altrui luogo di privata dimora.

Tuttavia nel caso di chi entri nell'altrui abitazione un fine illecito, il reato di violazione di domicilio se non sussiste un'ipotesi dell'introduzione contro la volontà tacita dell'avente diritto, sussiste una formai dell'introduzione o del trattenerssi mediante inganno. L'elemento psicologico del reato di cui all'art.614 c.p., consiste nel dolo generico, cioè nella coscienza e volontà dell'agente di introdursi nell'altrui abitazione contro la volontà di colui che è titolare del diritto di esclusione restandone estraneo. È quindi irrilevante il fine propostogli dall'agente.

L'elemento psicologico del reato di violazione di domicilio si concretizza nella coscienza e volontà dell'agente di introdursri e trattenersi nell'altrui abitazione contro la volontà del titolare del diritto di esclusione, a nulla rilevando il motivo dell'introduzione. Ne consegue che risponde del reato in accertamento l'imputato che si introduce nella casa della moglie, dalla quale vive separato, senza che il consenso per vedere la figlia che era stata affidata alla moglie medesima.

L'aggravante della violenza nel delitto di violazione di domicilio ricorre ogniqualvolta la violenza si manifesti in uno qualsiasi dei diversi momenti nei quali si estrinseca e si forma la forma la fase esecutiva del reato, e pertanto, anche quando la violenza sulle cose o alle persone non sia usata inizialmente per l'illecita introduzione, ma successivamente per intrattenersi nel domicilio contro la volontà dell'avente diritto.

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