Violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza


Commette il reato di cui all'art. 616 cp chiunque violi la corrispondenza bancaria del coniuge utilizzandola nel giudizio di separazione
Violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza
Il reato di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza è regolato dall’art. 616 del codice penale.
Tale condotta si configura a prescindere dall’effettiva lettura del contenuto della corrispondenza, cioè anche nel caso in cui la busta non viene aperta, ma è possibile individuare il contenuto ponendo la lettera in controluce. La norma fa riferimento alla violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza; per violazione si intende quando un soggetto consapevolmente legge la corrispondenza altrui e ha intenzione di utilizzare o divulgare tali informazioni per diversi fini, la sottrazione quando materialmente viene presa una lettera postale e non portata a conoscenza del destinatario. Un esempio di soppressione invece, si verifica nel caso del postino che, non avendo potuto recapitare la corrispondenza (ad esempio per a difficoltà di individuare il corretto destinatario), si libera di questa gettandola in un cassonetto.
Il suddetto reato è stato introdotto allo scopo di tutelare una particolare forma di espressione della libertà individuale, che si esprime nell’esigenza di garantire il rapporto di corrispondenza e la confidenzialità che è legata allo stesso.

Premesso che per Suprema Corte commette già reato il marito che apre la posta intestata alla moglie - anche se si tratta solo di bollette, l'uomo è responsabile di violazione di corrispondenza, è reato esibire nel giudizio di separazione la corrispondenza bancaria del coniuge.

E' quanto ha statuito la recente sentenza n. 952/2018 della Corte di Cassazione che richiama e conferma una precedente pronuncia n. 585 del 9 gennaio 2014: il caso di specie riguarda una donna che ha violato la corrispondenza bancaria del marito, ovvero lettere sottratte in busta chiusa e indirizzate esclusivamente al coniuge - contenenti informazioni sulla situazione patrimoniale e movimenti bancari dello stesso, utilizzandoli poi nel giudizio di separazione.
Invero, in tal caso non opera la giusta causa di cui all'art. 616, 2° comma, c.p., posto che presuppone che la produzione in giudizio della documentazione bancaria sia l'unico mezzo a disposizione per contestare le richieste dell’altro coniuge, considerato che il giudice può ad istanza di parte ordinare all’altra parte o ad un terzo l’esibizione di documenti di cui ritenga necessaria l’acquisizione al processo.
E, se pur si volesse ipotizzare che al momento dell’apertura della busta la donna avesse dubbi sul contenuto della lettera e volesse controllare se gli investimenti descritti riguardassero denaro in tutto o in parte proprio, secondo la Corte di Cassazione questo non esclude il dolo del reato, data la divulgazione di un contenuto relativo a conti intestati solo al marito.

Va infine rilevato che la normativa in materia di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza è applicabile anche al caso di posta elettronica (v. Cass. Sent. n° 47096 del 19.12.2007).

Articolo del:


di Avv. Gianluca Iaione avv. M.C. D'Avenia

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