Richiedi una consulenza in studio gratuita!

Violenza di genere come violazione dei diritti umani


La violenza contro le donne basata sul genere è la massima negazione dell'uguaglianza e della parità di genere, da contrastare con efficaci e veloci mezzi
Violenza di genere come violazione dei diritti umani

La violenza di genere corrisponde a qualsiasi tipo di prepotenza fisica, ma anche psicologica, effettuata nei confronti di una donna. La violenza contro le donne è un fenomeno che su scala globale viene definito come violazione dei diritti umani. A tal proposito, è netta la qualificazione che si trova in svariate fonti. Non si tratta di un qualcosa che colpisce solo la donna in quanto tale (assumendo pertanto il carattere di violenza basata sul genere), ma mina l’uguaglianza e si pone come ostacolo allo sviluppo di una società democratica.

L’Onu nel 1995 (Dichiarazione e programma di azione Adottati dalla quarta Conferenza mondiale sulle donne: azione per la uguaglianza, lo sviluppo e la pace, Pechino, 4-15 settembre 1995) ha definito violenza contro le donne: “qualsiasi atto di violenza contro le donne che provoca, o potrebbe provocare, un danno fisico, sessuale o psicologico o una sofferenza alle donne, incluse le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che si verifichino in pubblico o in privato”.

Violazione dei diritti umani

La violenza contro le donne non deve essere solo intesa come un qualcosa che riguardi la vita privata delle donne e, dunque, le norme penali che puniscono i delitti contro la persona. La violenza contro le donne è un fenomeno che va ben oltre le conseguenze per la salute (intese in senso ampio). Nelle discussioni sul tema in campo internazionale ed europeo, si va affermando sempre più che la violenza contro le donne sia una questione che concerne i diritti umani. A tal proposito, nell’articolo 3, lett. a) della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, Istanbul, 11 maggio 2011), si legge che con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si vuole designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne".

Ostacolo all'uguaglianza tra uomo e donna

Tutti questi atti che provocano sofferenze di diverso tipo verso le donne violano i diritti umani e si pongono, dunque, come ostacolo all’uguaglianza tra uomo e donna. Si ritiene oggi che la violenza contro le donne basata sul genere sia la manifestazione estrema della disuguaglianza e costituisca la violazione dei diritti umani. Essa tocca il diritto alla vita, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità delle donne e per questi motivi costituisce un ostacolo per lo sviluppo di una società democratica.

Inoltre, si riconosce che la violenza violi il diritto alla identità, considerato il fatto che essa rafforza e riproduce la subordinazione della donna all’uomo. Quella subordinazione che negli anni è stata messa in discussione dai movimenti delle donne che hanno elevato la questione del fenomeno della violenza dai contesti nazionali, fin laddove ai livelli internazionali si parla dei diritti umani ed hanno sollevato importanti discussioni tese a dare le migliori risposte in tema di prevenzione e di repressione della violenza.

Quali diritti sono violati?

La violenza contro le donne è, dunque, una violenza basata sul genere che si pone in contrasto con numerosi principi e diritti sanciti sia a livello internazionale che nel diritto nazionale di molti Paesi. Se si pensa alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la violenza basata sul genere può, a seconda dei casi, violare:

  • il diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona (articolo 3);

  • il diritto a non essere sottoposti a torture, a trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti (articolo 5);

  • il diritto all’uguaglianza davanti alla legge ed il diritto alla egual protezione da parte della legge (articolo 7);

  • il diritto a ricorrere ad un tribunale imparziale (articoli 8 e 10);

  • il diritto alla libera circolazione (articolo 13);

  • la libertà di riunione e di associazione (articolo 20).

Il problema della disuguaglianza di genere verrà osservato a partire dal punto di vista culturale: la maschilizzazione di termini e concetti è presente anche all’interno dei nostri codici, tra tutti si ricordi la diligenza del “buon padre di famiglia” o la perizia “dell’uomo medio”. La donna, considerata soggetto debole e vulnerabile, ricalca il c.d.“complesso di Penelope”, ossia la sedimentazione dell’adagio del femminile che, nel nostro tessuto culturale, tutto deve accogliere facendo e disfacendo la tela delle lacerazioni prodotte nella storia sin dalla tradizione patriarcale, si unisce allo studio della globalizzazione (in cui il mercato diventa misura delle relazioni umane) che non altera solo l’economia, ma anche i sentimenti. 

È in questo contesto che l’ordinamento italiano recepisce il concetto di violenza di genere con Legge n. 212 del 15 dicembre 2015 (ratificando la Convenzione di Lanzarote del Consiglio di Europa del 25 ottobre 2007). Inoltre, rispetto agli stimoli sovranazionali, il legislatore italiano è stato piuttosto tardivo nel dare attuazione ad alcune Convenzioni come, per esempio, quella di Istanbul del 2011. In punto di diritto, si osservi come la Corte di Strasburgo abbia stigmatizzato il comportamento dello Stato Italiano.

In particolare, la sentenza “Talpis c. Italia” ha condannato il nostro Stato perché, non agendo celermente, ha di fatto permesso una situazione di vulnerabilità, mancata protezione e impunità: la sottovalutazione colpevole della gravità dell’episodio costituirebbe, quindi, un’approvazione dei comportamenti medesimi. La Prima Sezione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, con sentenza del 02/03/2017 n. 41237, ha infatti accordato un indennizzo a favore di una cittadina moldava residente in Italia, vittima di ripetute violenze domestiche a opera del coniuge, per inadempimento dello Stato italiano del dovere di protezione a fronte delle querele (anche se poi rivisitate dalla querelante a favore del marito) e delle richieste di aiuto della donna nonché del periodo trascorso tra le prime avvisaglie del pericolo e l’azione.

La medesima Corte, già con sentenza del 28/10/1998, si era pronunciata sul caso Osman contro Regno Unito in cui un insegnante, attratto da un alunno, lo aveva aggredito e ne aveva ucciso il padre. La sentenza Osman sancisce una formula precisa per stabilire la responsabilità dello Stato che ne risponde quando: “le autorità sapevano o avrebbero dovuto sapere l’esistenza di un rischio reale e immediato alla vita di un individuo determinato e le autorità non hanno fatto quello che potevano fare e quello che si può ragionevolmente aspettarsi da loro per eliminare tale rischio”. 

Nel caso Talpis, la Corte applica il c.d. “Test Osman” a una fattispecie che è da un lato contrassegnata da una significativa diluizione temporale degli episodi di violenza domestica (dal giugno del 2012 al novembre del 2013) e dall’altro sminuita, in relazione ai sintomi della gravità, dalla vittima stessa. 

Il problema della prevedibilità del rischio è stato risolto con il passaggio dal “criterio della prognosi della immediatezza del rischio” a quello di “prevedibilità di un pericolo strutturale” e, quindi, immanente. 

Una questione di diritti umani

La violenza contro le donne basata sul genere è una questione di diritti umani. Molti testi giuridici a livello internazionale si occupano del fenomeno. Questa attenzione si comprende sia alla luce della gravità del fenomeno, che andando ad osservare le conseguenze che produce. I danni alla vittima sono di varia natura, si pensi ad esempio a quelli fisici e psichici. Esso diviene espressione massima della negazione dell’uguaglianza e della parità di genere. In alcuni conflitti si tratta di un vero e proprio crimine contro l’umanità. È perciò un fenomeno che deve trovare sempre nuovi e più efficaci mezzi pronti a prevenirlo e contrastarlo. Questi strumenti devono essere sia quelli del diritto interno, sia quelli internazionali.

Come può agire la vittima?

Difenditi! Se si è vittima di violenza denunciare è la prima cosa da fare!
Ad ogni modo non è sempre facile agire in tal senso, pertanto è possibile optare per un ammonimento
del Questore, ovvero un provvedimento per costringere lo stalker a cessare la propria condotta negativa. 

Nel primo caso, si avvia un procedimento penale, quindi ci saranno le indagini preliminari e se vengono riscontrati elementi a supporto dell’accusa l’indagato verrà rinviato a giudizio.
Nel secondo caso, invece, viene inviato una specie di ultimatum al colpevole, cioè un avvertimento con il quale si intima di interrompere la condotta molesta, per evitare di rispondere del reato di stalking aggravato

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, inoltre, ha attivato un numero rosa, ovvero il 1522, attivo H24 per dare un sostegno immediato alle vittime di stalking e di violenza di genere in generale. Ma non solo. Il Servizio Sanitario Nazionale, SSN, ha creato un sistema di supporto integrato che coinvolge strutture ospedaliere, ambulatori, e strutture socio-assistenziali per garantire alle donne percorsi preferenziali al fine di dare un valido e rapido supporto a chi ha deciso di chiedere aiuto, evitando quindi eventuali ripensamenti.

Articolo del:



L'autore dell'articolo non è nella tua città?

Cerca un professionista con le stesse caratteristiche a te più vicino.

Cerca nella tua città o in una città di tuo interesse

Altri articoli del professionista

Il Codice Rosso: le novità introdotte dalla L. 69/2019

Il Codice Rosso e la protezione della vittima tra prevenzione e repressione

Continua

I nuovi mercati della droga online

Droga online. Cessione, detenzione o uso personale?

Continua

Cane che abbaia: è considerato un reato?

Il cane che abbaia troppo potrebbe rendere il padrone colpevole del reato di disturbo della quiete pubblica?

Continua

​Revenge porn: la fattispecie penale prevista dall'art. 612 ter c.p.

Il fenomeno del revenge porn o "porno vendetta", analisi del reato e procedibilità

Continua

Diffamazione online: cos'è e come difendersi

La vastità dell'uso dei social network impone la necessità di riconoscere i requisiti e i limiti della diffamazione online e di come difendersi dagli attacchi subiti

Continua

Il bullo del nuovo millennio. Cyberbullismo e body shaming

Le vessazioni sul web nel nuovo millennio. Le mille facce del cyberbullismo. Riconoscerlo e difendersi

Continua

COVID-19: cosa si rischia per la falsità nell'autocertificazione

Falsità in autocertificazione e divieti di spostamento causa Covid-19. Analisi dei rischi e delle novità giurisprudenziali

Continua

Gli usi e i limiti della cannabis light dopo la L. 242/2016

La cannabis legale, o canapa, è diventata legale in Italia a partire da 2016, con la legge 242. Ma quali sono le differenze e gli usi consentiti dalla legge?

Continua

Sostanze stupefacenti: dall'attività organizzata all'uso personale

Dall’attività organizzata alla detenzione per uso personale. Cessione a minore e profili di responsabilità penale per la vendita delle inflorescenze

Continua

La rinuncia alla pretesa punitiva dello Stato nei confronti del minore

La rinuncia alla pretesa punitiva dello Stato nei confronti del minore: irrilevanza penale e perdono giudiziale

Continua