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Violenza sessuale, art. 609 bis del codice penale


In questo articolo trattiamo il delicato argomento relativo al reato di violenza sessuale disciplinato dall'articolo 609 bis del codice penale
Violenza sessuale, art. 609 bis del codice penale

In tema di atti di violenza sessuale in danno di minori non può ritenersi più favorevole al reo la disciplina introdotta con l'art. 4 1 15.02. 1996, n.66, rispetto a quella di cui al previgente art.521 c.p. se la pena inflitta in concreto non è quella minima prevista da quest'ultima norma, mentre è tale se la pena sia stata inflitta nel minimo edittale, potendo essere ritenuta prevalente, ove applicabile l'attenuantedella minore gravità di cui all'art.609 bis c.p. introdotto con l'art.3 1.15.02.1996, n.66.

La fattispecie di reato di atti di libidine violenti, di cui all art.521 c.p., contestata in danno di minore degli anni 14, è ora regolata dagli artt. 3-4 L.15.02. 1996, n.66, che ha introdotto gli artt. 609 bis e 609 ter c.p., con i quali le ipotesi di violenza camale e di libidine sono satianificati in un'unica figura di reato.

Nel caso in cui la pena per il delitto di cui all'art. 521 c.p., non sia siata fissata nei limiti minimi, non viene in discussione l'applicazione della L. 15.02.1996, n.66, in tal caso il raffronto tra la normativa abrogata e quella sopravvenuta dev'essere risolto nell'applicare la disposizione del 1930, che è più favorevole. 

Se la congiunzione carnale avvenuta prima dell'entrata in vigore della L.15.02.1996, n.66, si sia verificata con persona malata di mente oppure menomata psichicamente o fisicamente mediante induzione dell'atto sessuale del soggetto passivo con abuso della condizione d'inferiorità, deve considerarsi più favorevole la norma attuale di cui all'art. 609 bis c.p.rispetto al previgente art.519 c.p., poiché essa ha introdotto elementi di qualificazione della condotta non previsti dalla previgente disciplina con la quale era presunta in via assoluta la colpevolezza di chi si congiungeva con malato di mente o in stato di menomazione.

Se, invece, non siano ravvisabili i predetti elementi introdotti dall'art. 609 bis c.p., è applicabile la previgente normativa, poiché il principio del lavor rei di cui all'art.2 c.p. è applicabile con riferimento alle diverse discipline che si succedono nel tempo intese nel complesso di ciascuna di esse, senza che possa tenersi conto di singole disposizioni più vantaggiose in ciascuna contenente.

In tema di violenza sessuale in danno a persona che si troovi in stato d'inferiorità psichica o fisica la norma di cui all'art.699 bis c.p., introdotta con l'art.3 L.15.02.1996, n.66, configura la violenza in modo diverso da quanto previsto dai previge te art.519 c.p. Infatti volendo tutelare il diritto alle relazioni sessuali delle persone affette da inferiorità psichica o fisica, il legislatore del 1996 ha punito come delitto il rapporto sessuale con queste persone solo quando sia caratterizzato da un qualificato differenziale di potere; cioè quando sia connotato da induzione da parte del soggetto forte e da abuso delle condizioni d'interiorità dei soggetto debole.

Nel comportamento di chi, contro la volontà della donna, consuma il rapporo sessuale eiaculando in vagina, sono da individuare gli estremi oggettivi della violenza carnale. Questa ricorre non solo quando ab origine il rappono sessuale è dovuto a violenza, ma anche quando la congiunzione carnale è consensuale, ma in itinere si trasformi in atto violento in quanto l'autore del fatto superanao ia resistenza della vittima, consuma il rapporto sessuale in modalità non voluta dalla vittima stessa.

L'art. 609 bis, introdotto dalla L. 15.02.1996, n.66, così come l'art.519 c.p., equipara la minaccia alla violenza lisica. La condotta vietata dall'art.609 c.p.ricomprende altre forme di congiunzione camale, qualsiasi atto che sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario delia libertà dell'individuo attraverso l'eccitazione o il soddisfacimento dell'istinto sessuale dell'agente.

L'antigiuridicità della condotta resta connotata da un requisito soggettivo che si innesta sul requisito oggettivo della concreta e normale autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale. Con la nuova disciplina introdotta con L.15.02.1996, n.66, l'illecità dei comportamenti deve essere valutata alla stregua dei rispetto dovuto alla persona umana e alla loro attitudine ad offendere la lotta di autodeterminazione della stera sessuale.

Questa è pertanto disancorata dall'indagine su loro impatto del contesto sociale e culturale in cui avvengono, in quanto punto focaie è la disponibilità della stera sessuale da parte della persona che ne è titolare. L'idoneità della violenza o della minaccia a coartare la volontà della vittima vanno esaminare non secondo criteri astratti aprioristici, ma in concreto, di ogni circostanza oggettiva o soggettiva; sicchè anche una semplice minaccia o intimidazione psicologica può essere sufficiente ad integrare gli estremi della violenza.

In tema di violenza sessuale. la diminuente secondo cui nei casi di minore gravità la pena è diminuita in nascere di una misura non eccedente i due terzi, benché collocata nell'art. 609 bis c.p., base nel nuovo reato è astrattamente riferibile anche alle ipotesi circostanziate dell'art.609 ter c.p e concorre ai fini della determinazione in concreto della pena, con l'attenuante generica di cui all'art.62bis c.p..

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