Visita al minore in presenza della convivente


Al genitore non collocatario è permesso frequentare il figlio minore anche in presenza della nuova compagna
Visita al minore in presenza della convivente
Come spesso avviene, a conclusione di un rapporto di coppia, uno o entrambi i coniugi separati, intraprendono una nuova relazione con un altra persona che può sfociare in una nuova stabile convivenza.
Tale situazione non sempre viene accettata dall'altro ex coniuge che, sovente, si oppone alla frequentazione del figlio alla presenza della nuova compagna.
Sul punto i giudici di legittimità sono già intervenuti con la sentenza Cass. Civ., Sez.I, Sent. 9 gennaio 2009, n. 283, con la quale avevano integralmente accolto le conclusioni della Corte di Appello di Napoli dove aveva revocato il divieto imposto per il padre di far frequentare alla figlia la sua nuova compagna, sulla scorta del principio che il genitore non collocatario ha il diritto di frequentare i figli senza particolari limitazione e soprattutto senza pregiudicare in concreto l'interesse del minore.
Sulla scorta di tale pronuncia è utile verificare quali sono le successive pronunce di legittimità sull'argomento ed i ragionamenti posti alla base delle stesse.
La più recente sentenza è la Cass. Civ., Sez. II., 21 marzo 2013, n. 7241, con questa decisione i giudici della Corte Suprema hanno asserito che il convivente del genitore, il quale abiti con questi in modo peermanente, non può essere qualificato quale mero ospite poichè "la famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l'art.2 della Costituzione considera sede dello svolgimento della personalità individuale". Pertanto "il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno/a, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicità è custodita dalla Costituzione, si dà assumere i connotati tipici della detenzione qualificata".
Nel caso in esame le parti avevano contratto matrimonio nel 1998, nel 2000 era nato il loro figlio, e 7 anni dopo il Tribunale di Milano li autorizzava a vivere separatamente.
A definizione del giudizio di separazione il Collegio aveva affidato il figlio esclusivamente alla madre, lasciando alla successiva determinazione del giudice la frequentazione padre-figlio.
Successivamente a seguito della richiesta da parte del padre di affido condiviso e contestuale autorizzazione per presentare al minore la nuova compagna, la madre si dichiarava disposta all'affido condiviso, tuttavia, si opponeva alla comprensenza, durante gli incontri con il minore, della nuova compagna del padre.
Il presidente, in parziale accogliemento delle richieste avanzate da quest'ultima, autorizzava il diritto di visita del padre, ma senza possibilità di pernottamento e presenza di estranei, compresa la convivente.
Alla luce della sentenza della Corte di Cassazione sopra citata emergono le suddette circostanze:
1) la madre non aveva presentato alcuna allegazone tesa a dimostrare che la frequentazione del padre alla presenza della nuova compagna potesse cagionare un pregiudizio a carico del minore, rilevando che gli stessi servizi sociali si erano astenuti dall'esprimere giudizi;
2) in assenza di elementi in tal senso, non vi era motivo per escludere la convivente del padre dal rapporto del padre con suo figlio.
I giudici infatti, ritengono che in assenza di pregiudizio per il minore, quest'ultimo debba essere coinvolto nella nuova vita sentimentale del padre, peraltro nel caso di specie essendo intervenuto un lungo lasso temporale dal divorzio (nove anni) ed essendo il minore ormai tredicenne, aveva già metabolizzato la rottura padre - madre, pertanto il divieto di frequentazione della convivente si tradurrebbe in una lesione del diritto di visita, contrario all'interesse del minore.
Avv. Lavinia Misuraca

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di avv. Lavinia Misuraca

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