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Workers Buy Out


Cooperazione industriale, ripartire dall’impresa in crisi con lo sviluppo imprenditoriale dei lavoratori
Workers Buy Out
La cooperazione come mezzo per far ripartire l’attività imprenditoriale anche nell’industria. La nostra consulenza intende mettervi a disposizione e seguirvi nei passi da compiere per uscire da una crisi aziendale attraverso la nascita di un nuovo soggetto imprenditoriale in forma cooperativa capace di garantire occupazione e produzione di valore aggiunto.
In breve, il Workers Buy Out (WBO) è quel meccanismo, quella manovra per cui i lavoratori di un’impresa, per motivi diversi, ma per lo più di fronte a una situazione di crisi aziendale irreversibile, si costituiscono in cooperativa acquisendo la società preesistente, secondo le più diverse forme, e mantengono il proprio posto di lavoro diventando imprenditori e gestendo direttamente l’impresa.
Vi è continuità di mercato, non necessariamente produttiva: cioè clienti e fornitori rimangono, o almeno una parte di essi. In altre parole, il prodotto o servizio venduti trovano continuità nel processo produttivo, attraverso le materie prime e i fornitori e nei canali di vendita, per cui i clienti dell’azienda d’origine sono presenti anche nella nuova impresa.
Le operazioni di WBO, infine, trasformano gli ammortizzatori sociali da politiche di welfare a politiche attive del lavoro: producono reddito, occupazione e generano entrate fiscali. Ogni WBO è unico unico, per cui esiste un modello, che poi si declina in molte variabili, che trova piccole differenze in passaggi, in tempistiche, in compagini sociali coinvolte. Sono però quelle caratteristiche che vengono costruite lungo il percorso.Una serie di interventi normativi sviluppatisi nel corso degli anni: da quelli che hanno permesso, a partire dalla L. 59/1992, di implementare strumenti finanziari per aumentare il livello di capitalizzazione delle cooperative a quelli che destinano gli ammortizzatori sociali per sviluppare imprenditorialità, fino all'art. 11 del D.L. Destinazione Italia 145/2013 che stabilisce il diritto di prelazione per i lavoratori di aziende in crisi che si costituiscano in cooperative per continuare l’attività d’impresa.
In particolare, si consideri che l’articolo 7, comma 5, della Legge n. 223/1991, ha disposto che i lavoratori in mobilità che ne facciano richiesta per intraprendere un’attività autonoma o per associarsi in cooperativa possono ottenere la corresponsione anticipata dell’indennità nelle misure stabilite dai commi 1 e 2, con la detrazione del numero delle mensilità già godute (circ. INPS n. 124 del 31 maggio 1993). Le modalità per la corresponsione dell’indennità di mobilità anticipata sono state stabilite con Decreto Interministeriale n. 142 del 17 febbraio 1993. Di fatto questo significa che è possibile ottenere dall’Inps l’anticipazione dell’intera somma cui il lavoratore ha diritto a titolo di mobilità, Aspi o NASPI, a condizione di re-investirla tutta come socio lavoratore nel capitale sociale di una società cooperativa di lavoro. La somma così erogata e investita peraltro è anche detassata. La combinazione di queste diverse strumentazioni ha permesso di dare ulteriore slancio ad una forma di cooperazione estremamente raffinata: quella industriale, appunto, caratterizzata da un elevato livello di investimenti in capitale e, conseguentemente, dalla presenza non solo di soci lavoratori ma anche di soci finanziatori istituzionali che hanno, tra le loro finalità, proprio quella di promuovere nuova imprenditorialità cooperativa. Oltre allo strumento della corresponsione anticipata dell’indennità a titolo di mobilità, Aspi o NASPI, va considerato l’accesso a diverse tipologie di strumenti finanziari, sia pubblici che privati, nazionali e locali, che nell’ambito di un Workers Buy Out sono in grado di intervenire a supporto del progetto cooperativo, per sostenere i fabbisogni finanziari, sia per partire, che per eventuali sviluppi.

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