Abuso edilizio: quando scatta l’esproprio


Se non si rispetta l’imposizione del Comune a rimuovere l’abuso, l’opera edilizia diventa automaticamente di proprietà dell’ente locale
Abuso edilizio: quando scatta l’esproprio

Quando si parla di abusi edilizi occorre prestare molta attenzione a cosa dice la legge in merito altrimenti si rischia l’esproprio.
Abuso, però, non significa automaticamente esproprio poiché, a determinate condizioni, è possibile sanarlo.
Se, però, ciò non è possibile, si rischia grosso e la proprietà dell’edificio abusivo può passare nelle mani del Comune in cui l’immobile è ubicato. Non solo: contro il provvedimento di espatrio non è possibile neppure ricorrere.

A chiarirlo è il Consiglio di Stato con la sentenza 1064/2015.
Il caso è stato quello di un uomo che, a dispetto di un permesso di costruire in sanatoria aveva effettuato un abuso edilizio trasformando un locale che doveva essere utilizzato come deposito in una cucina. Oltre al cambio abusivo della destinazione d’uso, i lavori edili di trasformazione del locale non rispettavano neppure i requisiti per l’abitabilità dato che l’altezza della stanza adibita a "cucina abusiva" era inferiore a 2,70 metri.

Contro l’inosservanza delle concessioni del titolo abilitativo in sanatoria e a causa, appunto, dell’abuso edilizio, il Comune aveva imposto il ripristino della situazione preesistente entro i 90 giorni stabiliti per legge. Imposizione che non era stata rispettata dall’autore dell’abuso. Così, in base all’articolo 31 del Testo unico dell’edilizia (D.P.R. 380/2001), il Comune ha provveduto all’espatrio del bene immobile.

A nulla è servita l’opposizione del responsabile dell’abuso contro l’esproprio che, tra l’altro, scatta automaticamente dopo i 90 giorni se entro tale scadenza non si ripristina la situazione preesistente dando seguito all’intimazione del Comune.

Ma come si è già detto, abuso non significa automaticamente esproprio poiché è possibile, in alcuni casi, regolarizzare gli immobili senza correre rischi e danni. Per farlo, però, occorre valutare il singolo caso e sapere quali sono i criteri legali e urbanistici da rispettare. Tutti elementi che solo un professionista può conoscere e sfruttare al fine di sanare gli abusi.

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