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Counseling con Ciabattoni Letizia: quanto conta la prima impressione?


Da sempre ci hanno raccontato che la prima impressione è quella che conta, eppure non è sempre così
Counseling con Ciabattoni Letizia: quanto conta la prima impressione?

Da sempre ci hanno raccontato che la prima impressione è quella che conta, eppure molto spesso, la verità sulle persone viene fuori col tempo. Inutile negare che le sensazioni immediate, a pelle, che abbiamo quando incontriamo qualcuno per la prima volta siano importanti, non sono solitamente influenzate dai giudizi che inevitabilmente si potrebbero creare in seguito. Molto spesso ci affidiamo al nostro istinto per individuare quegli elementi che agiscono in modo inconscio, per avere una prima mappatura di chi abbiamo di fronte. Eppure, quei primissimi istanti non ci dicono “tutto”. Basarsi totalmente su questa prima impressione potrebbe equivalere ad un pregiudizio che da quel preciso istante in avanti ci impedirà di vedere e di acquisire altri elementi di conoscenza di una persona, senza escludere il fatto che essa potrebbe essere influenzata dallo stato d’animo provato in quel preciso momento e dalle nostre proiezioni esperienziali inconsce. Non di rado mi capita di sentire che la prima impressione si riveli totalmente opposta per come la persona davvero si mostra nel tempo. Ecco perché sarebbe opportuno imparare a non assolutizzare, ma neanche ignorare, la prima impressione, bensì sviluppare la capacità di integrare col passare del tempo le sensazioni e le informazioni che ci arrivano, senza identificare l’altro in un’immagine statica e del tutto parziale. Evitare di ricercare ad ogni costo, se il rapporto continua, la conferma di quello che abbiamo intuito la prima volta; le conferme (sia esse positive che negative) arriveranno spontaneamente. Lo stesso dicasi per la nostra personale paura del giudizio primo degli altri. Molto spesso la paura di fare una cattiva impressione agli altri è talmente alta, soprattutto se si è aperti a nuovi incontri, che rischiamo di non sentirci mai davvero adeguati e a nostro agio nei contesti cosiddetti sociali. Uno studio pubblicato su Psychological Science afferma che: mentre noi misuriamo le parole e i gesti di un primo incontro, con la speranza di non aver dato una scorretta immagine di noi stessi a chi ci incontra per la prima volta, chi ci sta dinnanzi non nota i nostri difetti, anzi più che spesso, ci sta giudicando in maniera positiva. È come se vi fosse una sorta di gap tra quello che pensiamo di noi stessi e come ci vedono effettivamente. Questo gap viene chiamato: “Linking Gap”, il quale ci fa apprezzare dagli altri molto più di quanto pensiamo. Nell'esperimento di cui sopra, le persone coinvolte hanno dato un voto alla loro interazione con i loro interlocutori. Questo voto era sempre più basso di quello che gli interlocutori, in base alla loro percezione, avevano dato in cambio. I ricercatori che hanno portato avanti l'esperimento hanno dichiarato di aver modificato diversi ambienti per verificare l'influenza sull'atteggiamento di chi si sentiva "giudicato" dopo un primo incontro. Ma il risultato non è stato modificato: sia che ci si trovi in ufficio con i colleghi, sia che ci si ritrovi in un contesto più rilassato, la paura di dare una impressione falsata è sempre in agguato, al punto da non notare i gesti e le parole di apprezzamento da parte di chi ci sta ascoltando. Se solo ci fidassimo maggiormente di noi stessi e delle nostre potenzialità e se limitassimo al minimo pregiudizi e stereotipi verso chi abbiamo dinnanzi, scopriremmo cose decisamente nuove di primo acchito. Per credere in noi dobbiamo prima conoscerci e accettarci con la conseguenza che apprezzeremo e accetteremo anche chi ci sta attorno in maniera meno rabbiosa. Parola di Counselor!

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