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Diritto di controllo dei genitori vs diritto alla privacy dei figli


Rapporto genitori-figli: dove finisce il diritto di controllo dei primi e dove inizia il diritto alla privacy dei secondi?
Diritto di controllo dei genitori vs diritto alla privacy dei figli

È un fatto, ogni figlio porta con sé, già nel respiro, un segreto inaccessibile” (M. Recalcati)

Da sempre, l’istinto dei genitori è quello di controllare i figli, di voler essere informati su ogni aspetto della loro vita. Per fortuna o purtroppo, l’epoca in cui viviamo si caratterizza per la possibilità di farlo in maniera costante con l’utilizzo delle nuove tecnologie. Esistono infatti delle applicazioni, definite family trackers, che consentono di geolocalizzare i propri figli per sapere in ogni momento dove sono e cosa fanno.

È evidente, però, che sussiste il rischio di un abuso di tali strumenti. È dunque necessario chiedersi: è giusto o sbagliato tracciare i movimenti dei propri figli 24 ore su 24? È lecito controllare il loro cellulare, i siti o i social network che frequentano? E ancora, esiste una privacy tra genitori e figli?

Cerchiamo di inquadrare la problematica sotto il profilo giuridico. È importante premettere che il discorso riguarda prevalentemente i minorenni che, come vedremo, sono soggetti a maggiori limitazioni della privacy, mentre al figlio maggiorenne viene riconosciuta, almeno in astratto, una piena tutela della privacy. Tuttavia, tale distinzione utilizzata in ambito legale, molto spesso si dimostra inadeguata rispetto alla complessità delle tante diverse situazioni che possono coinvolgere i ragazzi.

I nuovi doveri di controllo e vigilanza dei genitori

In un epoca caratterizzata dai rischi connessi all’utilizzo della tecnologia e dei mezzi di comunicazione, i genitori hanno un preciso dovere di vigilanza sui figli minori. L’obiettivo del controllo parentale dovrebbe essere quello di favorire una crescita serena e libera. In quest’ottica i genitori sono tenuti a verificare che i figli abbiano assimilato l’educazione loro impartita.

Alcune recenti pronunce dei Tribunali hanno chiarito come il suddetto dovere di vigilanza può, anzi deve tradursi in una limitazione quantitativa e qualitativa dell’acceso alla rete da parte del minore.

Quanto sopra è in linea con le indicazioni della Polizia Postale che raccomanda di non lasciare troppe ore i bambini e i ragazzi da soli in rete, stabilendo preventivamente quanto tempo possono passare navigando su Internet.

In merito al controllo qualitativo, anche in questo caso la tecnologia viene in soccorso dei genitori che possono usufruire del noto strumento del parental control, un sistema che consente di monitorare o di bloccare l’accesso del minore ad una parte dei servizi forniti dalla Rete.

In primo luogo, il controllo è necessario per evitare che i ragazzi subiscano influenze nocive per lo sviluppo della loro personalità. I genitori devono, quindi, verificare che le immagini, i video e le notizie con i cui i figli vengono a contatto siano adeguati alla loro età ed alle loro capacità di elaborazione.

Inoltre, il diritto-dovere di vigilanza appare indispensabile anche in considerazione dei pericoli cui i giovani fruitori sono esposti in rete e, quindi, per evitare che gli stessi possano essere vittime o autori di comportamenti rilevanti sul piano giuridico.

Le minacce della rete

Com’è noto, negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente i reati online in danno di bambini e ragazzi. I più conosciuti e, probabilmente i più temuti, sono i reati a sfondo sessuale. Si pensi alla pedofilia, alla pedopornografia, fino all’attuale revenge porn che identifica la condotta di condivisione di immagini o video intimi di una persona senza il suo consenso.

Altrettanto allarmanti sono quei reati che mettono a repentaglio la sicurezza dei ragazzi: si pensi al fenomeno degli adescamenti in rete, c.d grooming, neologismo utilizzato per descrivere l’azione che mira a indebolire un minore mediante tecniche di manipolazione psicologica, giungendo ad un vero e proprio controllo della persona, oppure alle challenges pericolose come ad esempio la Blue Whale, prova estrema fatta di 50 assurde regole, tra cui tagliarsi le vene, salire sul tetto di un palazzo e arrampicarsi sul cornicione, inviando le immagini dell'impresa a un "curatore" e mettendole in rete.

Le responsabilità dei genitori

Il diritto-dovere di controllo è correlato a delle precise responsabilità cui sono soggetti i genitori. La responsabilità penale è personale e, quindi, non può essere trasmessa ai genitori, che invece potranno rispondere per le relative conseguenze civili. Il nostro codice civile prevede, infatti, che i genitori sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi, la c.d. culpa in educando. Quanto detto può valere anche per i danni prodotti da un uso scorretto dei social media: in tal senso la giurisprudenza ha riconosciuto, ad esempio, la responsabilità dei genitori di cyberbulli minorenni.

I genitori hanno un unico modo per sottrarsi ad eventuali rivendicazioni di terzi: dimostrare di non aver potuto impedire il fatto, esimente che, tuttavia, viene intrepretata in modo particolarmente rigoroso dai Giudici con la conseguenza che quella dei genitori può considerarsi una sorta di responsabilità oggettiva.

Oltre che sotto il profilo risarcitorio, la mancanza di controllo potrebbe avere conseguenze sull’esercizio della responsabilità genitoriale. Infatti, secondo alcune recenti sentenze dei Tribunale di merito, un utilizzo anomalo del mezzo informatico da parte dei minori è sintomatico di scarsa educazione e vigilanza da parte dei genitori e legittima una limitazione della responsabilità genitoriale.

Possiamo quindi dire che l’avvento dei social ha esteso i confini della responsabilità genitoriale e, conseguentemente, l’ampiezza delle competenze genitoriali che devono estendersi anche alla conoscenza del web e delle sue regole e degli strumenti tecnologici. É evidente, infatti, che i genitori per poter supervisionare con efficacia le attività digitali dei figli devono a loro volta essere padroni degli stessi strumenti.

Il diritto di libertà e di espressione dei minori

È giusto far usare il telefono ai minori? Esiste un’età minima per usare lo smartphone?

Si tratta di un argomento complesso che, come tale, divide. Il 15 marzo 2021, è stata presentata una proposta di legge che, sulla scorta del modello francese, prospetta di vietare l'utilizzo di telefoni mobili e di altri dispositivi di comunicazione elettronica da parte degli alunni all'interno delle scuole primarie e delle scuole secondarie di primo grado e negli altri luoghi in cui si svolge l'attività.

Al momento, però, non esistono limitazioni per i minori. Anzi, il Tribunale di Caltanissetta, ha affermato che l’utilizzo del cellulare costituisce esercizio del diritto di libertà e di espressione, diritto non subordinato alla maggiore età. A conferma di ciò, secondo la nostra giurisprudenza, nell’obbligo di mantenimento che i genitori separati hanno nei confronti dei figli, è compresa anche la possibilità di garantire loro l’accesso ai mezzi di comunicazione quali la rete internet, l’acquisto di un cellulare e di un computer. 

Il diritto alla privacy dei minori e i limiti all’attività di controllo dei genitori

La sentenza n. 698/2020 del Tribunale di Parma e le divergenze educative tra genitori separati

Una volta chiariti gli aspetti sopra esaminati, siamo arrivati al cuore della questione.

Fin dove possono spingersi padri e madri per proteggere i minori? E soprattutto, il diritto dei genitori di conoscere ciò che fanno i propri figli prevale sempre sulla privacy di questi ultimi?

Ebbene, anche i minori hanno diritto alla privacy. L’articolo 16 della Convenzione sui diritti del Fanciullo di New York stabilisce, infatti, che “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata”. Tali principi sono stati recepiti dalla Corte di Cassazione che ha ben tracciato i limiti del diritto/dovere di vigilanza del genitore spiegando come lo stesso non giustifica indiscriminatamente qualsiasi intrusione nella sfera di riservatezza dei figli. Pertanto, il diritto di controllo dei genitori potrà prevalere sul correlato diritto alla riservatezza di figli, solo in presenza del requisito dell’effettiva necessità, da valutare caso per caso.

Tali presupposti sono stati ritenuti sussistenti in una vicenda che ha interessato il Tribunale di Parma relativa ad un giudizio di divorzio tra i genitori di due gemelli di 14 anni, conclusosi con sentenza n. 698/2020 pubblicata il 05.08.2020.

La decisone del Tribunale emiliano è interessante anche nella misura in cui ha portato alla luce anche le ulteriori difficoltà che i genitori non più uniti possono incontrare nell’esercizio dei loro doveri di vigilanza, soprattutto quando gli stessi vivono lontani dai figli.

Nel caso in esame, a distanza di 7 anni dalla separazione, il rapporto tra gli ex coniugi, che vivevano in regioni diverse, si presentava ancora come conflittuale soprattutto a causa delle loro le divergenze educative: da una parte il padre proteso per un approccio più normativo e con regole fisse, dall’altra la madre invece che riteneva per i figli più adatto un atteggiamento più accogliente ed empatico.

Le parti avevano concordato l’utilizzo dello smartphone da parte dei figli ma i loro contrasti si erano riacuiti a seguito della scoperta, da parte della madre della presenza di materiale pedopornografico sul cellulare di uno dei figli, ricevuto tramite una chat di whatsapp, nonchè di due video trasgressivi girati dallo stesso minore: nel primo il ragazzo era ripreso fumare una sigaretta elettronica, nel secondo invece polemizzava contro la scuola.

Ciò è stato possibile proprio grazie all’utilizzo di strumenti di parental control. In questa situazione, ovviamente, il controllo da parete della madre è stato ritenuto lecito e finanche doveroso poiché giustificato da circostanze che oggettivamente richiedevano la necessità di proteggere i figli dal pericolo concreto di un serio pregiudizio.

Su questi presupposti il Tribunale ha anche disposto il rafforzamento del controllo su tutti i dispositivi dei figli raccomandando anche una maggiore presenza fisica da entrambi i genitori, valutati comunque adeguati dal punto di vista della capacità genitoriale anche in considerazione del fatto che il riscontro dei filmati nel cellulare dei ragazzi è stato per loro assolutamente imprevedibile.

Interessante, infine, il passaggio della sentenza che ha confermato l’inversione della domiciliazione dei minori durante il periodo estivo (presso l’abitazione del padre) e ciò al fine di salvaguardare il più possibile il ruolo della figura paterna in termini di presenza e continuità.

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