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Effetti e cura dello stress con la Meditazione


La mindfulness è un’efficace strategia di adattamento, il cui obiettivo è quello di sviluppare una relazione amichevole con noi stessi e con gli altri
Effetti e cura dello stress con la Meditazione

Viviamo in un mondo sofferente. La ricerca scientifica degli ultimi anni ha evidenziato come le determinanti di tipo emozionale, in gran parte collegabili a condizioni di stress cronico, contribuiscano all’aumento di morbilità e di mortalità, andando a sommarsi ai fattori di rischio tradizionali, come il fumo e l’obesità.

Per meglio gestire gli eventi stressanti della nostra vita è, quindi, necessario modificare il nostro approccio verso noi stessi e verso il mondo che ci circonda. L’inizio del cambiamento passa attraverso tecniche ed esercizi finalizzati a utilizzare i cinque sensi, per modificare pensieri, parole e comportamenti e per costruire, nel tempo, una migliore gestione delle emozioni, basata sulla consapevolezza.

Mindfulness è un termine inglese che significa “attenzione consapevole”, ovvero la capacità di osservare, in assenza di giudizio la nostra realtà fisica e mentale, senza cadere nella tendenza, tipicamente umana, a rimuginare sulla propria sofferenza o a fuggire dall’esperienza stessa.

La mindfulness è un’efficace strategia di adattamento, il cui obiettivo è quello di sviluppare una relazione amichevole con noi stessi e con gli altri. A mano a mano che la consapevolezza aumenta, impariamo a stare nel presente, senza cercare di modificarlo, interpretarlo o giudicarlo.

La pratica della mindfulness, ancorando il Sé alla nostra esperienza diretta, piuttosto che al giudizio altrui, ci permette di reagire con maggiore equilibrio ai giudizi negativi, migliorando autostima ed empowerment.

Gli esercizi e le tecniche di mindfulness rappresentano un primo passo importante verso la creazione di benessere condiviso. In particolare, ci insegnano a:

- usare mente e corpo per imparare a stare con le emozioni più difficili, intense e /o spiacevoli, senza fare nulla per trattenerle o allontanarle da noi;

- promuovere un allenamento mentale per dirigere e mantenere concentrazione, ricettività e vigilanza anche in condizioni di superlavoro e di stress;

- sviluppare l’empatia, intesa come disponibilità ad aprirsi verso l’altro, riducendo l’attitudine al giudizio e al pregiudizio;

- comprendere gli altri e i loro problemi, aumentando la capacità di stabilire e rafforzare dinamiche inter-relazionali efficaci, attraverso la presenza consapevole e l’ascolto attivo del nostro corpo e delle nostre emozioni.

Saper accogliere e guidare il cambiamento significa aprire la porta al benessere e alla serenità, nostra e altrui. Saper condividere questo cambiamento è la strada verso la felicità.

I disturbi da stress hanno origini relativamente recenti. Fu un americano Hans Selye, a osservare tra i primi, negli anni '30 del '900, gli effetti dello stress sull’organismo e le modalità di reazione del nostro corpo. Da allora, la ricerca intorno a questo tema, ha fatto notevoli progressi e molti farmaci sono stati introdotti sul mercato per aiutarci a controllare ansia e dolore.

Negli ultimi 30 anni, la nostra società si è ulteriormente modificata; i cambiamenti sono diventati continui, quasi all’ordine del giorno. Questa necessità di adattamento, soprattutto tecnologico, ha inciso molto sul ritmo e sulla qualità della nostra vita.

La diffusione sempre più capillare delle nuove tecnologie, non ci ha resi più liberi ma ci ha, in qualche modo, deumanizzati. La comunicazione ha preso i ritmi serrati delle email e degli sms che ci sovrastano. Ma vediamo cosa è lo stress.

Lo stress è un cambiamento, una reazione di adattamento del nostro corpo a una modifica del nostro equilibrio fisico e mentale. I meccanismi di adattamento allo stress del nostro organismo funzionano in modo identico, per qualunque tipo di stress che ci troviamo ad affrontare.

Davanti ad una situazione stressante, il nostro organismo ci avverte del pericolo imminente. Come prima conseguenza, i nostri livelli di adrenalina salgono, comunicando a tutto il nostro corpo di …prepararsi alla battaglia!

Dopo il primo segnale di allarme, il nostro organismo è pronto a “combattere”, e sceglierà la reazione più strettamente specifica   nei confronti del fattore scatenante. Se la strategia risulta vincente, si avvierà il processo di adattamento allo stress, che ci permetterà di raggiungere un nuovo equilibrio. Però, se lo stress aumenta e supera una determinata soglia di intensità, le riserve di energia del nostro organismo si consumeranno fino ad esaurirsi e la fase di adattamento lascerà il posto ad un profondo malessere.

Lo stato di ipervigilanza in cui molti di noi vivono quotidianamente era funzionale al tempo dei nostri antenati delle caverne, quando uomini e animali feroci diventavano alternativamente pasto per gli uni o per gli altri, a seconda di quanto velocemente sapessero reagire agli attacchi dei propri nemici. A quei tempi venivano attivate risposte principalmente fisiche come correre, saltare, combattere, reazioni che permettevano di dare sfogo a tutta l’adrenalina prodotta dall’organismo umano.

Oggi, al contrario, il 90% del nostro stress deriva da fattori emotivi, non fisici, e l’adrenalina rimane a lungo nel nostro organismo, rendendoci stanchi e irritabili e causando spesso danni psicologici e fisiologici a lungo termine.

E’ questa la ragione per cui alcuni di noi, hanno difficoltà a rimanere seduti, immobili, per periodi di tempo anche brevi.

Il rilassamento, invece, di essere vissuto come un’esperienza piacevole, viene in questi casi interpretato dal corpo, come un segnale minaccioso; inconsciamente, si ritiene che rilassarsi provochi una diminuzione delle nostre difese e ci renda vulnerabili.

Molte persone ritengono di non poter vivere senza quella continua sensazione di agitazione interiore e di insoddisfazione latente provocata da ansia e stress. Dunque non c’è davvero speranza per noi uomini del XXI secolo, aggrediti ogni giorno da ansie, preoccupazioni, malattie e paure?

No, non tutto è perduto, anzi. Se ci fermiamo per un attimo, vedremo che abbiamo dentro di noi tutti gli strumenti necessari per riprendere il controllo della nostra vita e delle nostre emozioni.

Se ci fermiamo, vedremo che la serenità e la salute, fisica e mentale, sono a portata di mano, dentro ognuno di noi. Se chiudiamo gli occhi e lasciamo scorrere il respiro, come l’acqua di un torrente nel bosco, allora troveremo in noi lo spazio per riposare, crescere, guarire. Se prestiamo attenzione al respiro, vedremo che spesso ci dimentichiamo di respirare; respiriamo molto superficialmente.

Questo tipo di respirazione superficiale non permette al diaframma di espandersi completamente. Quando iniziamo a respirare più lentamente, invece, vengono coinvolti non solo i muscoli del petto, ma anche l’addome, la parte inferiore della cassa toracica e l’intera schiena. Questo tipo di respirazione profonda attiva il nostro sistema nervoso parasimapatico e dà inizio all’esperienza del rilassamento. Per avere e mantenere una buona salute, occorre dunque imparare a respirare.

Impariamo prima di tutto a osservare il nostro respiro; dedichiamo, dunque, una giornata a capire come le nostre attività, sensazioni ed emozioni influenzino la qualità, la profondità e la durata del nostro ritmo respiratorio. Ci accorgeremo, allora, che alcuni di noi inconsapevolmente trattengono l’aria nei polmoni.

Prestare attenzione al nostro respiro significa, quindi osservare anche le nostre emozioni e il nostro corpo; significa imparare a riconoscere le tensioni che ci bloccano, le situazioni e le emozioni che a tratti ci paralizzano; significa permettere alla nostra mente e al nostro cervello di trovare nuove strade e nuove più sane abitudini. Permettere al nostro corpo di respirare liberamente significa permettere al nostro cuore di aprirsi senza paura alle emozioni positive e negative, che la vita ci regala.


Benefici della Meditazione

La pratica della meditazione è la chiave che ci viene offerta per uscire da tutte quelle situazioni di sofferenza. Attraverso la meditazione siamo in grado di fare un passo indietro, di uscire di scena, di diventare osservatori e non più attori.

Concentrando l’attenzione sul nostro respiro, apriamo spazi di calma e serenità nella nostra mente, ritroviamo il passo naturale della vita, impariamo a focalizzarci sul momento che stiamo vivendo, attimo dopo attimo, senza sforzo e senza dolore.

E’ ormai scientificamente provato che le pratiche meditative identificate con il termine mindfulness determinano una serie di modificazioni a livello mentale e fisiologico che contribuiscono al benessere emotivo e corporeo, diminuendo stress e ansia e aumentando la tolleranza al dolore.

Alcuni studi americani hanno dimostrato che durante la meditazione:

•    La melatonina e la serotonina, gli “ormoni del benessere”, aumentano, mentre il cortisolo “l’ormone dello stress” diminuisce;

•    Una costante pratica meditativa può contribuire all’aumento dei fattori immunitari, inclusa la produzione di leucociti;

•    I pazienti affetti da dolore cronico che praticano la meditazione necessitano del 36% in meno di cure mediche convenzionali;

•    Chi pratica la meditazione registra un netto miglioramento dei problemi di insonnia;

•    La meditazione porta ad una riduzione dei problemi cardiaci e all’attenuazione o scomparsa dell’ipertensione;

•    Meditare contribuisce a ridurre decisamente la paura e l’ansia;

•    Si registra una diminuzione dei sintomi nei pazienti oncologici e in quelli affetti da Aids;

•    Diminuiscono i tempi di ospedalizzazione.

La meditazione non è un’azione da compiere,  è piuttosto uno stato dell’essere, una condizione in cui ci si ritrova: non si può fare meditazione; si può essere in uno stato meditativo e  lasciare che la meditazione accada da sé. Le tecniche di meditazione non sono la meditazione; esse contribuiscono a creare lo spazio necessario, lo stato di attesa gioiosa e ricettiva che la rende possibile. Non è possibile insegm nare a qualcuno come meditare. La meditazione è totale assenza di sforzo. E’ necessario favorire il “fiorire” della meditazione. Per riscoprire la nostra vera natura , nello stato meditativo si prova uno stato di pienezza e di unione con tutto ciò che vive, se si entra in contatto con un fiore si gioisce della sua bellezza , con il mare e si percepisce la sua forza, un albero o una montagna e se ne coglie la grandezza.  Meditare è entrare profondamente dentro se stessi e liberarsi dai sensi di colpa; è accettare tutto di sé : gli aspetti ritenuti positivi e luminosi e quelli che la mente giudica negativi e inaccettabili. Anche questi lati che appartengono alla “parte oscura” devono essere accettati e amati perché costituiscono un enorme potenziale che può essere attivato solo attraverso l’accettazione e l’amore. Così chi si avvicina alla Meditazione deve imparare ad amare se stesso .  Tre sono gli elementi essenziali per avvicinarsi alla meditazione: rilassamento, osservazione e assenza di giudizio.

 

Cosa succede nel nostro cervello quando meditiamo

Il nostro cervello è un organo elettrochimico. L’attività elettrica prodotta dal cervello si evidenzia sotto forma di onde cerebrali. Oltre alle Delta, tipiche della fase di sonno, vi sono altre tre principali categorie di onde.

•    Onde Beta 13-30 cicli/sec. Queste onde corrispondono allo stato di veglia, al pensiero logico, alla conversazione attiva.

•    Onde Alfa 8- 12 cicli /sec. Le onde Alfa corrispondono ai momenti di rilassamento e si evidenziano durante la meditazione.

•    Onde Theta 4 –7 /sec. Le onde Theta corrispondono ai momenti di rilassamento e meditazione profonda.

Le onde Theta sono al lavoro, per esempio quando guidiamo lungo un percorso conosciuto e realizziamo improvvisamente di aver superato la nostra destinazione senza neppure accorgercene. Quando si medita si registra una modificazione delle onde cerebrali che passano dallo stadio Beta a quello Alfa.

E’ interessante notare che non serve essere esperti meditatori per raggiungere questo risultato. Dalle ricerche emerge che il cambiamento di onda avviene anche nei principianti, dimostrando chiaramente che durante la meditazione, la corteccia cerebrale, non elabora le informazioni con lo stesso livello di attività utilizzato in fase reattiva.

Utilizzando tecniche di imaging a risonanza magnetica (MRI) si è potuto vedere che dopo i primi 20 minuti di meditazione il cervello si acquieta; le onde Beta, evidenziate da colori brillanti, diminuiscono notevolmente, lasciando il campo ai rilassanti toni del blu delle onde Alfa…

Cervello e mente rallentano la loro attività, ritrovando nuove energie e nuovi equilibri e attivando la risposta di autoguarigione all’interno del nostro organismo.

Mi piacerebbe avere un tuo FEEDBACK sull'articolo , sapere se è stato interessante e cosa ne pensi. Posso assicurarti che la Meditazione è veramente potente e positiva. Se vuoi provarla non devi far altro che inviarmi una richiesta e la potremo anche fare on line con MEET. A presto! Un caro saluto

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