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Genitori coach e l'allenamento emotivo


Prima di essere genitori, anche noi adulti siamo stati bambini, ma oggi il mestiere di genitore non è così scontato, bisogna prepararsi
Genitori coach e l'allenamento emotivo

Studi scientifici, fatti da più di 20 anni, sulle modalità educative nei nuclei familiari hanno evidenziato che i genitori che instaurano con i propri figli una relazione basata sull'allenamento emotivo, crescono dei figli più capaci di non arrendersi di fronte le difficoltà della vita, più sicuri e autonomi. Quindi evidenziamo 5 fasi dell’allenamento emotivo:

 

  1. Diventare consapevoli dell’emozione del bambino. Bisogna innanzitutto riconoscere ed essere consapevoli delle proprie emozioni.

  2. Riconoscere in quell’emozione la possibilità di un rapporto di fiducia e di insegnamento. Ad esempio se si verifica che un compito in classe è andato male, un contrasto con un amichetto, queste vicissitudini possono essere opportunità per instaurare intimità con i nostri figli e insegnare loro come fare a controllare i sentimenti.

  3. Ascoltare con empatia e convalidare i sentimenti del bambino.  Un ruolo di rilievo viene assunto dallo sguardo, l’immaginazione e i messaggi del corpo

  4. Aiutare il bambino a trovare il modo per esprimere le emozioni che sta provando con parole sue. Aiutare i figli a trovare le parole giuste può essere utile a trasformare una sensazione incompresa, in qualcosa di comprensibile come ogni altro normale elemento di tutti i giorni. La rabbia, la tristezza e la paura diventano così esperienze comuni all’interno della famiglia ,che tutti sono in grado di gestire.

  5. Porre delle limitazioni, mentre si cercano le strategie per risolvere il problema in questione. Questo processo può essere affrontato suddividendolo nelle seguenti ulteriori fasi:

- visualizzare gli obiettivi che si vogliono raggiungere;

- trovare e analizzare le possibili soluzioni;

- valutare le soluzioni proposte in base ai valori della famiglia, incitando il bambino a scegliere la soluzione.

In questo modo l’adulto viene identificato come allenatore/educatore emotivo e può  trascorrere del tempo con un ragazzo triste, arrabbiato o spaventato senza diventare impaziente di fronte all’emozione del momento. Essendo  consapevole delle emozioni del ragazzo riesce a valorizzarle. Non spiega al ragazzo i sentimenti che dovrebbe provare ma utilizza questi momenti carichi emotivamente per ascoltarlo, e insegnare a dare un nome alle emozioni provate  per gestirle. Di conseguenza i ragazzi si fidano dei propri sentimenti e riescono a  risolvere i propri problemi. Si costruiscono una buona autostima, sanno stare insieme ai coetanei e generalmente non hanno problemi di apprendimento.

I ragazzi che hanno ricevuto dai genitori un allenamento emotivo intraprendono uno sviluppo completamente diverso rispetto ai figli di altri genitori, infatti hanno una maggiore capacità di regolazione emotiva, maggiore concentrazione, migliore capacità di relazionarsi con gli altri, e quindi di comprendere gli altri.

All’interno di questo processo assume una particolare importanza la comunicazione. Infatti come afferma Gottman si vede che l’allenamento emotivo fornisce una base incentrata sulla comunicazione emozionale. Quando i genitori sono in empatia ai loro figli e li supportano nell’affrontare sentimenti negativi come la collera, la tristezza e la paura, creano con i figli un ponte di lealtà e attaccamento.

I ragazzi così riescono ad accettare le emozioni negative come facenti parte della vita, senza opporsi né ignorarle, ma facendone occasione di educazione. Le emozioni sono il nostro collegamento con il mondo. La nostra salute mentale e il benessere personale si intrecciano e dipendendo da come ci relazioniamo con il mondo, generando così le emozioni.

Sin da quando veniamo al mondo il nostro linguaggio è poco sviluppato, ma attraverso le emozioni riusciamo a comunicare e identificare quello che è positivo e negativo per noi stessi. Quindi, le emozioni sono la prima esperienza che i bambini fanno del mondo e delle relazioni con le persone attorno, attraverso il pianto, il sorriso o dei comportamenti rudimentali.

Attraverso le emozioni i piccoli danno forma ai propri pensieri, ai legami affettivi. Le emozioni ci permettono di scambiare informazioni con l’ambiente circostante. Proviamo allegria o soddisfazione quando le cose vanno bene, e tristezza o disperazione quando succede tutto il contrario. Le emozioni sono come un sistema di allarme che si attiva quando individuiamo qualche mutamento nell’ambiente attorno; si tratta di risorse adattative proprie degli esseri umani.

La qualità dello sviluppo è influenzata dal modo in cui i bambini imparano sin dalla tenera età ad affrontare le proprie emozioni. Apprendere, scoprire, costruire nuove conoscenze e competenze derivate da una  vita ricca di  affetto. Tutto questo spesso viene fornito dalla scuola che è luogo privilegiato in cui si ritroviamo due aspetti fondamentali per lo sviluppo dei bambini: l’apprendimento e la relazione.

Nella scuola è importante utilizzare strumenti educativi che aiutino i bambini a conoscere se stessi, ad attivare relazioni interpersonali positive con i pari e con gli adulti, utilizzando differenti canali di comunicazione per facilitare il contatto e la veridicità del rapporto con se stessi e con gli altri. Durante l’infanzia provare emozioni positive spesso comporta lo sviluppo di una personalità ottimista, confidente ed estroversa, mentre avviene il contrario se si provano emozioni negative.

Un’adeguata educazione emotiva, dunque, permetterà di acquisire competenze per ridurre le emozioni negative e aumentare le emozioni positive. In questo senso possiamo, ad esempio,  risolvere in maniera positiva i conflitti, mettere da parte una frustrazione a breve termine in cambio di una ricompensa a lungo termine per motivarci quotidianamente. Un approccio metodologico di educazione alle emozioni è quello proposto dalla Narrativa Psicologicamente Orientata, in cui uno degli strumenti utilizzati per l’educazione emotiva di un gruppo classe, è basato sull’individuazione di storie e spunti narrativi che aiutino i bambini a  riconoscere  le proprie emozioni utilizzando «l’artificio» di un racconto.

La scuola dell’infanzia è il luogo naturale per coltivare, riconoscere e valorizzare la propria intelligenza emotiva proprio perché costituisce il giusto contesto formativo dove scoprire se stessi e gli altri nella globalità dei comportamenti. Per intelligenza emotiva s’intende la capacità di riconoscere, rispettare ed esprimere con le parole il mondo dei sentimenti e delle emozioni, per imparare a sviluppare il funzionamento mentale e la comprensione della realtà, per accrescere le competenze sociali e relazionali, per dare una risposta ai problemi e alle difficoltà dell’altro. È importante fornire strumenti per la costruzione di percorsi di apprendimento attraverso i quali i bambini imparino ad allenare, oltre le competenze cognitive, anche quelle emotive in cui non solo gli aspetti intellettivi, ma anche quelli sociali ed emotivi ne facciano parte. Aver cura della vita emotiva dei bambini significa offrire loro strumenti per navigare nel loro mondo interiore imparando a tradurlo in parole

Riconoscere le emozioni altrui è una delle abilità sociali più importanti. Secondo Gardner la capacità fondamentale dell’intelligenza personale contiene “l’abilità di notare e fare distinzioni tra gli individui in base all’umore, al temperamento e alla motivazione”. Egli paragona l’intelligenza interpersonale con la capacità che ha il bambino di distinguere e riconoscere l’umore degli altri individui.

Goleman afferma invece, che la famiglia è il contesto fondamentale in cui impariamo ciò che riguarda la vita emotiva. L’educazione emozionale agisce non solo attraverso gli insegnamenti dei genitori al bambino, ma anche attraverso il come gestiscono i propri sentimenti e la propria relazione coniugale. Le modalità con cui i genitori trattano i bambini provoca reazioni nella loro vita emotiva. Il bambino trae grandissimo beneficio ad avere genitori intelligenti sotto il profilo emotivo. 

A volte i genitori hanno comportamenti inadeguati nei confronti del bambino, quali ad esempio:

  1. Ignorare completamente i sentimenti: questi genitori reagiscono al turbamento emotivo del bambino sottovalutandolo e reagiscono aspettando la naturale estinzione. Essi non riescono ad avvicinarsi al bambino durante questi momenti carichi di emozioni per guidarlo verso alcune competenze emozionali.

  2. Avere un atteggiamento troppo incline al lasciarlo andare: questi genitori notano le particolari emozioni del bambino, ma ritengono che qualunque sia la tecnica per gestire la sua tempesta interiore, anche lo scontro fisico, sia positiva. questi genitori raramente cercano di mostrare al proprio figlio una risposta alternativa. Essi pur di ottenere che il bambino non sia più triste o in collera, si ricorreranno alle lusinghe.

  3. Essere sprezzanti, verso i sentimenti del bambino: assumono, di solito hanno un atteggiamento di disapprovazione e sono pesanti sia nelle critiche che nelle punizioni.

I bambini che riescono a gestire le proprie emozioni e a controllare i propri istinti, affrontano meglio le situazioni stressanti, riescono a controllare i propri stati emozionali e instaurano relazioni positive con la famiglia e gli amici.

Quindi, per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva risulta fondamentale la compresenza di diversi fattori, quali ad esempio:

  • La creazione di un ambiente emotivo “sicuro”, cioè un ambiente in cui i bambini possano esprimere liberamente le loro emozioni.

  • L’importanza che gli adulti devono assumersi la responsabilità di essere dei “modelli” con risposte emotive appropriate e reali. I bambini, osservando gli adulti attorno a loro, copiano il modo in cui vengono espresse le emozioni. Ecco quindi la necessità da parte dei genitori, così come delle educatrici di riuscire ad essere dei modelli appropriati in grado di dare risposte emotive alle varie situazioni rimanendo coerenti sia alla singola situazione, sia nel tempo. Le risposte devono essere “reali”: cioè gli adulti devono esprimere ciò che provano in quel momento, con tutte le sfumature personali. Infatti non dobbiamo dimenticare quanto i bimbi, già a partire dai 18 mesi, siano in grado di osservare e capire il linguaggio non verbale dell’adulto.

  • L’aiuto dato ai bambini per gestire le emozioni proprie ed altrui. Risulta fondamentale che gli adulti riescano a padroneggiare  la comprensione delle proprie emozioni permettendo ai bambini di capire meglio le proprie  e quelle degli altri, diventando  nel tempo più empatici.

  • Favorire e supportare la regolazione, da parte dei bambini, delle loro emozioni. I bambini ben presto adottano strategie di gestione delle proprie emozioni, sia tramite autoconsolazione, basti pensare al ciuccio, sia tramite ricerca dell’adulto, con il contatto fisico, sia allontanamento.

  • Il riconoscimento e l’apprezzamento degli stili espressivi propri di ogni bambino. Uno delle cose  più importanti che gli adulti possono utilizzare per lo sviluppo e l’educazione dei bambini è il rispetto  delle differenze espressive anche emotive.

  • L’associazione di emozioni positive all’apprendimento e all’educazione. gli adulti offrono ai bambini emozioni positive per superare le frustrazioni , dovute alla presenza di nuove situazioni.

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