Il regime di comunione legale tra i coniugi


La comunione immediata e la comunione de residuo
Il regime di comunione legale tra i coniugi
Quando si parla di regime di comunione legale si fa riferimento a tre gruppi di beni.
Il primo gruppo è costituito dai beni della comunione c.d. immediata, ovvero quei beni che cadono in comunione fin dal momento del loro acquisto e la cui disciplina è racchiusa nell'art. 177 comma 1, lett. a) e d) e comma 2 del codice civile.
Il secondo gruppo è rappresentato dai beni appartenenti alla c.d. comunione de residuo; tale espressione indica quella comunione residuale e differita che viene a formarsi tra i coniugi all'atto dello scioglimento del regime patrimoniale legale a condizione che i beni che ne costituiscono oggetto non siano stati consumati prima di tale momento, secondo quanto previsto dagli artt. 177 lett. b) e c) e dall'art. 178 del codice civile.
Il terzo gruppo è formato dai beni personali che non ricadono nel regime della comunione legale e sono disciplinati espressamente dall'art. 179 del codice civile.
Costituiscono oggetto della comunione immediata: a) gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali; b) i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione; c) i proventi dell'attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati; d) le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.
Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.
Costituiscono oggetto della comunione de residuo: a) i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati; b) i proventi dell'attività separata di ciascuno dei coniugi non consumati; c) i beni e gli incrementi destinati all'esercizio dell'impresa di uno dei coniugi.
I suddetti beni rientrano quindi nella titolarità e disponibilità di ciascun coniuge fino a quando perdura il regime di comunione per poi confluire nella massa comune da dividere al momento dello scioglimento della comunione.
Il fondamento di tale normativa è da individuare da una parte nell'esigenza di tutelare e proteggere l'attività economica esercitata da uno dei due coniugi, senza che l'altro possa inserirsi nelle scelte gestionali o influenzarne le decisioni e dall'altra di tutelare il coniuge non imprenditore, assegnandogli il diritto di ottenere il quantum spettantegli dalla comunione.

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di Avv. Sabrina Di Ianni

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