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La Guardia di Finanza prende la mira


Circolare 1/2018, nuovi princìpi, criteri e metodi per la lotta all'evasione fiscale
La Guardia di Finanza prende la mira
Con una copiosa circolare, la n. 1/2018 la Guardia di Finanza, ha individuato le future linee-guida e le nuove frontiere della lotta all’evasione fiscale.
Qual è oggi il ruolo della Guardia di Finanza nei controlli fiscali? Quali gli obiettivi della sua azione e quali gli strumenti? Quali sono i criteri di selezione dei contribuenti da controllare? Quali i settori e le attività più a rischio? Quali aree sono più monitorate?
Forse non ci siamo resi conto che, con l’evoluzione della tecnologia digitale dell’ultimo decennio, l’Amministrazione Finanziaria ha ormai accesso pieno e in tempo reale ad una enorme mole di dati che ci riguardano: risparmi, conti correnti, polizze, finanziamenti, auto di proprietà, immobili, consumi, fatturati, redditi, figli a carico ecc.
Un oceano di informazioni sempre aggiornate e a portata di click che pone tutti i contribuenti a nudo sotto una enorme lente di ingrandimento.
I sofisticati metodi di analisi ed elaborazione di queste informazioni permette all’Amministrazione Finanziaria di calcolare indici, anomalie, incongruenze, che riguardano redditi, consumi e risparmi, e di selezionare soggetti, settori economici ed aree che presentano maggior rischio di evasione fiscale.
I criteri di controllo "a campione casuale" o "a pioggia" sono stati ormai abbandonati a favore di criteri di controllo più efficienti, frutto di una pre-selezione mirata, che si baserà in futuro sui seguenti principi-cardine:
Analisi costi-benefici, in virtù della quale saranno oggetto di accertamento fiscale i contribuenti che, a parità di indizi di irregolarità, presentano anche grandi cifre di evasione nonché patrimoni sostanziosi e aggredibili;
Principio di equità, che impone di operare delle distinzioni tra evasori "abituali", "rilevanti" o addirittura "totali" con i contribuenti che presentano difficoltà economiche congiunturali e/o irregolarità perlopiù formali;
Principio di proficuità dell’ azione amministrativa, secondo cui la GDF dovrà verificare e monitorare costantemente la solvibilità del contribuente durante i controlli, per evitare che lo stesso compia atti dispositivi dei propri beni, rendendo vano il tentativo di recuperare gettito.
Proseguendo con la lettura della circolare 1/2018, emerge che l’indirizzo dell’azione della GDF sembra orientata ad abbandonare le metodologie di controllo e sanzionamento di tanti piccoli contribuenti che potremmo definire "poco virtuosi", inadempienti rispetto ai singoli obblighi per mera negligenza o che commettono irregolarità perlopiù formali.
Questo non significa che sia stata stabilita una sorta di tolleranza rispetto alle violazioni minori, ma che le stesse saranno tendenzialmente lasciate al monitoraggio dell’Agenzia delle Entrate, in modo da permettere alla GDF di utilizzare le sue risorse ad attività di contrasto di più alto profilo.
Il documento ha rimarcato quindi il ruolo della G.D.F come organo polizia economico-finanziaria e di polizia giudiziaria, deputata al contrasto non solo all’evasione-elusione, ma soprattutto alle diverse forme di illegalità economico-finanziaria come le frodi fiscali, il riciclaggio, il trasferimento di grandi patrimoni, la costituzione o la de-localizzazione di società in paradisi fiscali, le infiltrazioni della criminalità nell’economia legale ecc.
Da questo quadro sembrerebbe potersi giungere a conclusione che gli accessi e le ispezioni della Guardia di Finanza saranno in futuro sempre più rari nei confronti dei contribuenti (privati, enti o aziende) di minore dimensione o più virtuosi, e maggiormente orientati al controllo dei contribuenti con gravi profili di irregolarità (anche penale) e/o rischio di evasione.
La scelta di indirizzo sembra quanto mai opportuna perché permetterebbe l’utilizzo ottimale delle risorse umane, dei sofisticati strumenti di intelligence, ma soprattutto dei penetranti poteri investigativi di cui dispone la Guardia di Finanza.

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