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RCA: Colpo di frusta, risarcimento


Per il risarcimento del colpo di frusta non è obbligatorio disporre di esami radiografici, T.A.C , risonanza ecc..
RCA: Colpo di frusta, risarcimento
Cass Civ, Sez III, n. 1272/2018. Solo l’accertamento medico legale svolto secondo le più attuali regole dell’arte può stabilire se la lesione sussista e valutarne la gravità.
Il caso
Un automobilista, vedeva respinta in primo grado la domanda di risarcimento, poi accolta parzialmente in appello ma con rigetto della richiesta sul danno da "colpo di frusta" perché non dimostrata da un accertamento clinico strumentale obiettivo ex art. 139, 2° c. del Codice delle Assicurazioni. Con la sentenza in esame la Cassazione ha annullato la sentenza di rigetto in appello, sulla base di interessante principio in diritto.
L’Analisi
Posto che l’art. 139, del d.lgs. 209/2005 descrive il danno biologico di lieve entità, il comma 2 definisce le condizioni per il risarcimento. Dalla lettura della norma parrebbe che, in caso di lesioni di lieve entità, non possa aversi il risarcimento del danno biologico permanente, se le lesioni non siano dimostrate con accertamento clinico strumentale obiettivo, ovvero visivo se trattasi di lesioni, quali le cicatrici, oggettivamente riscontrabili senza l'ausilio di strumentazioni.
La Corte ha qui trattato il problema della risarcibilità del danno permanente alla salute nelle "micropermanenti" come definite dall’ art. 139, ispirandosi ad alcuni precedenti (Cass. 187733/2016; Corte Cost. ordinanza n.242/2015) e svolgendo ulteriori precisazioni. E’ così pervenuta ad escludere che la prova della lesione da colpo di frusta, e più in generale delle lesioni che determinino danni di modesta entità, debba essere fornita esclusivamente con un preventivo accertamento clinico strumentale laddove invece è fondamentale e sufficiente che l’accertamento medico legale, svolto a regola d’arte secondo le migliori prassi e conoscenze per l’epoca, stabilisca la sussistenza della lesione. Ciò anche a prescindere da una preventiva risultanza strumentale, ben potendo detta prova trovare riscontro anche nella fase della consulenza medico legale. Con la conseguenza che le risultanze di tale verifica medica - se adeguatamente motivate - non possano essere disattese dal giudice solo in quanto non dimostrate ex ante da precedenti referti medici fondati su esami strumentali. Diversamente sarebbe introdotto un vincolo probatorio di dubbia legittimità costituzionale che confliggerebbe con il ruolo del diritto alla salute quale diritto fondamentale e con la derivante considerazione per cui la limitazione della prova della lesione del medesimo diritto debba essere conforme a criteri di ragionevolezza.
Il Supremo Collegio ha pertanto statuito il principio per cui, nel caso di risarcimento del danno da micropermanente, l’art. 139 del Codice delle Assicurazioni, nel testo attualmente in vigore, debba essere interpretato nel senso che l'accertamento sull’esistenza della lesione dell'integrità psico-fisica vada svolto con rigorosi ed oggettivi criteri medico-legali con esclusione, però, dell’unicità dell’accertamento clinico strumentale obiettivo quale unico mezzo probatorio per il riconoscimento della lesione a fini risarcitori. Ciò a meno che non si tratti di una patologia unicamente suscettibile di riscontro solo attraverso un esame clinico strumentale in quanto difficilmente verificabile sulla base della sola visita del medico legale.
Oggi è quindi errato ritenere che l’inesistenza di un accertamento clinico strumentale (radiografie, T.A.C., risonanza ecc..) già non nella disponibilità di un danneggiato privo di una specifica competenza e di risorse economiche, determini automaticamente l’impossibilità di ottenere il risarcimento del danno da micropermanente, perché quell’accertamento non è l’unico mezzo di prova per dimostrare la lesione ed il danno in tutti i casi in cui vi sia la possibilità di accertare, a fini risarcitori, la lesione in sede medico legale.

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