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Signori si nasce!


Una delle principali fonti di soddisfazione nei luoghi di lavoro è legata al modo in cui siamo trattati dagli altri, siano essi capi o colleghi
Signori si nasce!

La questione del rispetto sul lavoro è molto importante anche per la soddisfazione: quasi sempre nelle organizzazioni ci sono persone che lamentano uno scarso rispetto, che segnalano episodi di maleducazione, che vivono un senso di frustrazione per come vengono trattate.

 A volte questo senso di insoddisfazione viene esternato e si traduce in toni accesi e diverbi verbali, a volte ci si chiude in mutismo e si accumula rancore, a volte si racconta l’accaduto a qualcun altro sperando che prenda le nostre difese.

Molto più raramente si cerca di affrontare la questione in maniera aperta e positiva.

Nella maggior parte dei casi, infatti, reagiamo ad una mancanza di rispetto con un comportamento che giudichiamo poco corretto o rispettoso nei nostri confronti pensando che la persona che ha messo in campo questo comportamento ce l’ha proprio con noi e lo ha fatto espressamente per darci fastidio e generarci un disagio.

Mettiamo la questione sul piano personale, senza pensare che ci possono essere altre motivazioni o spiegazioni.

Indubbiamente una simile ipotesi può essere anche fondata, ma nella realtà, nella maggior parte dei casi, tendiamo tutti a mettere in campo gesti inconsapevoli di “maltrattamento” nei luoghi di lavoro.

Provo a fare qualche esempio di piccoli e innocui “maltrattamenti” quotidiani:

Hai due minuti?

Questa è la domanda apparentemente più ingenua ed in buona fede del mondo. Si chiama un collaboratore o un collega e si chiede: “Hai due minuti?”.

Di solito la risposta è SI, o perché chi sta chiamando è il proprio capo o una persona importante all’interno dell’organizzazione, o perché il fatto che siano solo “due minuti” rende le persone più disponibili ad interrompere quello che stanno facendo.

Dietro questa semplice domanda, troppo spesso c’è la probabilità molto alta che i “due minuti” non siano tali e che, in realtà, venga richiesto un impegno di tempo maggiore.

Questo motivo potrebbe essere causa di disagio o di stress per la persona a cui si fa questa richiesta.

Drin, drin

Riunione e telefoni con la suoneria attiva e spesso, con una certa perfidia del caso, più telefoni che squillano contemporaneamente…

Lo squillo del telefono, e poi ancora più spesso, il rispondere alla telefonata mentre si è in una riunione è una mancanza di rispetto sul lavoro perché crea indubbiamente disturbo sia a chi sta conducendo la riunione che agli altri partecipanti.

Distrae, infastidisce, crea un senso di confusione, di imbarazzo, di mancanza di rispetto.

Parole, parole, parole

Un’altra “simpatica” e frequente abitudine, soprattutto quando si partecipa ad incontri con più persone, è di mettersi a parlare con il vicino mentre qualcun altro ha la parola.

Si tratta, in realtà, di una mancanza di rispetto sia nei confronti di chi parla, della serie “stai dicendo qualcosa che non mi interessa e quindi mi metto a parlare di altro” e sia nei confronti degli altri partecipanti perché genera rumore, distrazione, perdita di attenzione.

Se nel corso della riunione ci viene in mente qualcosa da dire al nostro vicino meglio prendere un appunto su cosa gli si vorrebbe dire e farlo in un momento di pausa o al termine dell’incontro.

Cosa possiamo fare per aumentare il rispetto sul lavoro?

Ci sono piccole forme di cortesia che aiutano a rendere piacevoli gli ambienti di lavoro ed a far sentire ogni persona rispettata e riconosciuta.

Salutare gli altri o fare un sorriso quando si entra in un ufficio o quando si incrocia qualcuno nel corridoio, sarebbe molto carino ed apprezzabile.

Dire “Grazie” alle persone con cui abbiamo lavorato al termine di un incontro o di una faticosa giornata di lavoro sarebbe altrettanto auspicabile.

Essere gentili anche quando si rifiuta qualcosa.

In sostanza, se ci soffermiamo un attimo a pensare, possiamo tutti decidere di “nascere signori” e di contribuire con piccoli gesti a rispettare e riconoscere le altre persone con cui lavoriamo.

Citando Peter McArthur (contadino e scrittore canadese): "Alcune persone hanno così tanto rispetto per i propri superiori che non ne hanno conservato più per se stessi".

 

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