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Come superare la crisi di coppia


Un percorso psicoterapeutico favorisce l’emersione dell’origine della crisi e una ritrovata comunicazione e complicità tra i partner
Come superare la crisi di coppia

Frustazione, insofferenza nei confronti del partner, stanchezza emotiva. Ma anche senso di solitudine, di incomprensione e di avvertita disaffezione da parte dell’altro.

La crisi di coppia, che si insinua a distanza di alcuni anni dopo la fase iniziale dell’innamoramento, può rendere infelice la vita dei partner: la comunicazione diventa difficile, l’empatia si allenta e la sensazione di essere compresi sembra svanita, come se si parlasse fra sordi. In questo circolo vizioso, ciascuno dei coniugi (o conviventi) si arrocca sulle proprie idee e sensazioni imputando l’intera responsabilità dei conflitti all’altro. Il partner si trasforma in un persona “cattiva” ed egoista e le liti e discussioni diventano sempre più frequenti e accese.

A nulla, poi, serve a ricucire il rapporto la speranza, o meglio, la consapevolezza che chi ci sta affianco in realtà non è poi così egoista e individualista. E quella voce interna si esprime con un ripetuto “però ci vogliamo bene” che calma le incomprensioni, almeno fino al conflitto successivo. L’altro è insieme il bene e il male, la persona di cui ci si fida totalmente e di cui si diffida, la persona che in fondo si ama e si “odia” insieme. Se si arriva a questo punto, è il momento di rivolgersi a un terapeuta di coppia che possa spezzare quel circolo vizioso e trasformarlo in virtuoso.

Innanzitutto, l’aiuto immediato di un professionista è mirato ad individuare le ragioni che sottendono alla crisi di coppia perché è da lì che si deve partire per sviluppare un percorso terapeutico finalizzato alla risoluzione dei conflitti.

Le motivazioni che stanno alla base della crisi di coppia sono molto differenti così come lo sono le relazioni che si instaurano tra persone diverse, ciascuna delle quali possiede una specifica identità e personalità.

Una possibile causa dei conflitti è la nascita di un figlio: un avvenimento tanto entusiasmante quanto potenzialmente lacerante per la coppia. Tra i partner, abituati a una vita a due, irrompe la presenza di un’altra persona che ha, soprattutto nelle prime fasi della sua vita, il bisogno completo di attenzioni e cure.

Gli scambi di affetto, il confronto e i rapporti sessuali si riducono inevitabilmente per poter concentrare tutte le energie fisiche ed emotive al nuovo arrivato. E la ridotta complicità, accompagnata anche dalla stanchezza fisica dovuta all’accudimento del figlio, può generare incomprensioni e senso di reciproco allontanamento.

Altra causa di conflitto sempre legata ai figli è la possibile divergenza di vedute in merito alla loro educazione. Ciascuno ha un bagaglio di esperienze derivanti dalla famiglia di origine in cui vigevano stili di educazione, usi e abitudini differenti e, inevitabilmente, gran parte di questi schemi mentali sono proiettati anche nella nuova famiglia e incidono notevolmente sull’educazione dei propri figli.

Anche il tradimento può certamente innescare una crisi di coppia e la perdita di fiducia reciproca. La persona di cui ci si fidava ciecamente diventa quasi un “estraneo”, una persona su cui non si può fare affidamento e le certezze vacillano. Contemporaneamente si innesca anche una perdita importante dell’autostima da parte di chi viene tradito. Meccanismi mentali come il non sentirsi all’altezza del partner, il non sentirsi in grado di soddisfare le sue esigenze e la rabbiosa sensazione di essere stati sostituiti da una persona terza si riflettono inevitabilmente nella vita a due.

Problemi insorgono, inoltre, per quella che viene definita “incompatibilità di carattere”: mentre nella fase dell’innamoramento (ovvero quella iniziale della conoscenza in cui si idealizza il partner) alcune sfumature comportamentali vengono accettate, se non addirittura esaltate, quelle stesse condotte vengono percepite come insopportabili nelle fasi successive della relazione.

Ma oltre a queste cause potrebbero essercene altre legate al lavoro, alla salute o a un evento traumatico.

Il lavoro dello psicoterapeuta, grazie all’esperienza maturata nell’osservazione e nella gestione delle crisi familiari, consente di individuare le cause che l’hanno generata e può indicare e sostenere percorsi che chiariscano le divergenze e attenuino le sofferenze.

I percorsi individuati sono sperimentati e plasmati in maniera diversa in base alla tipologia del conflitto in atto, alle dinamiche interne alla coppia e alle personalità dei partner.

Il lavoro del professionista si prefigge l’obiettivo di guidare la coppia verso una nuova consapevolezza grazie a cui conciliare attesa e realtà, ciò che è uguale e ciò che è diverso, il sentimento e la diversità degli interessi.

Il supporto psicologico consente, quindi, alla coppia di ritrovare il dialogo interrotto, di sperimentare nuovi canali di comunicazione e di riaprirsi nuovamente all’altro senza pregiudizi e chiusure mentali.

Per fare ciò è essenziale che lo psicoterapeuta faccia un incontro preliminare con la coppia in modo da individuare le problematiche sottostanti, le dinamiche nella relazione e la loro reale prospettiva.

Ma attenzione: il lavoro dello psicoterapeuta non è quello del mediatore, ma è quello di arricchire le possibilità dei partner e gratificare i loro sentimenti attraverso la consapevolezza del fatto che in gran parte il risultato sarà per merito loro. Il terapeuta avrà messo a disposizione competenza ed esperienza, la coppia tutto il resto.

                                                                                   

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