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Guida in stato di ebbrezza, come difendersi?


Inutilità del rifiuto di sottoporsi al test dell’etilometro; il lavoro di pubblica utilità come alternativa alla condanna e al decreto penale
Guida in stato di ebbrezza, come difendersi?
Preliminarmente si deve sfatare la falsa convinzione che qualora si sia fermati alla guida dopo aver bevuto sia conveniente rifiutarsi di effettuare i rilievi del cosiddetto Alcooltest. Infatti, l’art 186, comma 7, del CDS stabilisce che, in caso di rifiuto dell'accertamento, il conducente sia punito con l'ammenda da 1.500 a 6.000 euro, l'arresto da 6 mesi a un anno nonché con la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo da sei mesi a due anni e della confisca del veicolo.

Quindi che fare se si è stati fermati alla guida in stato di ebbrezza e vi viene notificato un decreto penale di condanna? Se lo pagate il reato si estingue, ma probabilmente l’importo sarà molto alto (oltre 15 mila euro). Oppure, il decreto può essere opposto per contestare l’accaduto, la rilevazione dell’alcooltest, la mancanza del l'avviso della possibilità di farsi assistere da un legale di fiducia che le forze dell'ordine devono dare, instaurare un giudizio ordinario con la possibilità di citare testimoni a favore ed eventualmente arrivare alla prescrizione. Pertanto conviene decisamente rivolgersi a un avvocato penalista che vi potrà suggerire la strada più conveniente. Tra l’altro il legislatore ha previsto anche la conversione dell’eventuale condanna in lavori di pubblica utilità ottenendo uno sconto sul periodo di sospensione della patente.

Chi può usufruire del lavoro di pubblica utilità? Tutti i condannati per il reato di guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti ai quali sia stata concessa la sostituzione con due eccezioni: 1) aver provocato un incidente stradale 2) aver già prestato lavoro di pubblica utilità in precedenza. E' necessario il consenso dell'interessato? La sostituzione non è subordinata al consenso e alla richiesta del condannato, ma, di fatto, senza una richiesta espressa dell’imputato corredata da una dichiarazione di uno degli enti preposti o, meglio, degli enti convenzionati (ad esempio, a Firenze la Confraternita della Misericordia) nessun giudice convertirà la pena.

Che durata ha il lavoro di pubblica utilità? La durata della sanzione sostitutiva è commisurata alla durata delle pene sostituite: un giorno di arresto corrisponde a un giorno di lavoro di p. u., mentre un giorno d lavoro di p.u. viene ragguagliato con 250 euro di ammenda, col limite della prestazione delle 6 ore settimanali (corrispondenti a 3 giorni di arresto). Per cui un giorno di lavoro di p.u. consiste in 2 ore, anche non continuative, di attività lavorativa. E se il lavoro di pubblica utilità non venisse svolto correttamente? La violazione degli obblighi comporterebbe un'autonoma sanzione, rappresentata dal ripristino delle pene sostituite.

Come funziona in pratica? Preliminarmente conviene che l'interessato si faccia rilasciare dall'ente convenzionato una dichiarazione di disponibilità che potrà essere prodotta anche durante le indagini preliminari, per tentare di far concludere il procedimento con il cd decreto penale di condanna a pena già sostituita in l.p.u. Se, invece, si dovesse arrivare al processo, dopo aver acquisito il consenso dell'imputato, con la sentenza penale di condanna, il Giudice determina la durata concreta dello svolgimento del lavoro di pubblica utilità e incarica l'ufficio di P.S. territorialmente competente (ovvero, in mancanza, i Carabinieri) di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di p.u. In caso di svolgimento positivo, il giudice, all'esito di un procedimento di esecuzione, con fissazione di apposita udienza e con decisione ricorribile unicamente in Cassazione, dichiara il reato estinto, revoca la confisca del veicolo eventualmente disposta e riduce della metà la sospensione della patente di guida.

Ogni ente pubblico o associazione di volontariato può dare corso al lavoro di pubblica utilità? No, il lavoro di pubblica utilità può essere disposto solo in favore di enti convenzionati. La difficoltà di reperire enti, pubblici e privati, disposti a sottoscrivere le convenzioni deriva dagli obblighi previsti per gli enti medesimi, in particolare in tema di copertura assicurativa e di individuazione di un responsabile che deve poi redigere una relazione sul lavoro svolto.

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