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Imparare a vivere l’intimità sessuale nella coppia


Essere «Noi», non significa perdere la propria individualità, ma appropriarsi di se stessi per poter incontrare l’altro diverso da sé
Imparare a vivere l’intimità sessuale nella coppia

«La relazione di coppia è intesa come esperienza che nasce nello spazio tra i partner, e non dalla proiezione sull’altro di vissuti personali» . Lo spazio relazionale della coppia vive una condizione di riservatezza e di isolamento rispetto alla rete di relazioni sociali, come se fosse indipendente, ovvero l’intimità desiderata e vissuta tra i due partner non dipende dalle generazioni precedenti (famiglie di origine) o successive (prole). Nel caso in cui le origini di ciascuna persona siano scalfite da mancanze, da traumi relazionali, abusi, indifferenza, occorre che ciascuna persona possa «lasciare il padre e la madre» e liberarsi da qualsiasi vissuto relazionale che interferisce con lo spazio della coppia .

Dagli anni ‘50 ad oggi è possibile osservare molteplici cambiamenti sull’essere coppia: da ruoli e genere ben definiti ad un’epoca in cui tutto è incerto e fragile, ove si ha paura dei legami e dell’istituzionalizzazione del matrimonio. Oggi viviamo in un mondo in cui si ha difficoltà se non addirittura paura di vivere il «Noi», ovvero di legarsi all’altro in un’intimità profonda, accettando il rischio di perdere un po' se stessi per incontrare un tu diverso dall’io. L’io, superando la paura, può incontrare il tu al confine di contatto, dando origine al «Noi», una nuova dimensione in cui ci si può sentire più forti o più deboli; tutto dipende dal vissuto individuale di ciascuna persona.

Essere «Noi», non significa perdere la propria individualità, ma appropriarsi di se stessi per poter incontrare l’altro diverso da sé. In questo incontro misterioso tra l’io e il tu è necessario lasciare i propri confini e vivere pienamente una nuova esperienza che non è precostituita, ma che richiede spontaneità e flessibilità. Vivere l’intimità di coppia è come un lasciarsi andare in una danza armoniosa, i cui passi vengono definiti nell’istante in cui l’uno/a incontra l’altro/a, nel “qui et ora”; insieme si stabiliscono i passi, l’andamento, la musica, il ritmo, la direzione. A volte l’uno o l’altro può sbagliare qualcosa, non sentire la musica, cadere o avere paura di iniziare o di portare avanti la danza, in tal caso l’uno può sostenere l’altro riuscendo a non perdere il ritmo dello stare insieme. Rivolgiamo il nostro sguardo su un aspetto importante della coppia: come vivere l’intimità sessuale desiderata in una relazione reciproca di amore corrisposto e donato.

 

 

 

Cos’è l’intimità sessuale?

L’intimità sessuale nasce da un’attrazione reciproca, attrazione tra corpi che interagiscono l’un l’altro e che scoprono di piacersi. In una dinamica di corteggiamento spesso vediamo un passaggio tra corpi timidi ed impauriti nel poter essere rifiutati dall’altro, ad una fase in cui ci si sente di appartenere. I primi contatti tra due corpi, che non si conoscono, sono abbastanza impacciati nell’avvicinamento e necessitano di “tempo” per sentire la fiducia di potersi affidare ad un corpo diverso da se stesso. L’intimità sessuale dipende da molteplici fattori, proviamo ad elencarli:

1. ciascuna persona dovrebbe avere conoscenza del proprio corpo e dei propri bisogni sessuali;
2. oltre a conoscere se stessi, occorre desiderare e vivere un’intimità relazionale con una persona diversa da se stessi;
3. l’intimità “tra” due persone si co-costruisce con impegno, nel tempo, a partire da singoli istanti del “qui et ora”;
4. l’intesa e l’attrazione si costruisce con sguardi, gesti, azioni chiare non ambigue di interesse reciproco;
5. il contatto sessuale si crea in maniera creativa e differente in base a ciascuna coppia, in base alla personalità di ciascun partner e in funzione di come “insieme” costruiscono il piacere.

 

 

Come conoscere se stessi?

Ogni essere umano, sin da quando è bambino, è portato a scoprire la propria sessualità. Freud, fondatore della psicoanalisi, è il primo a parlare di corpo, di sessualità approfondendo la teoria psicosessuale che prende in considerazione il corpo del bambino, come luogo di esperienza di due tipi di pulsione, pulsione di vita, intesa come libido e pulsione di morte intesa come aggressività. Il bambino, attraverso alcune parti del corpo, in base all’età ed alla fase evolutiva in cui si trova (orale, anale, fallica, latenza, genitale) può provare più o meno piacere, può sperimentare l’energia della libido e l’energia dell’aggressività. Entrambe le esperienze sono necessarie al bambino per poter crescere, svilupparsi da un punto di vista psicologico, sessuale e di personalità.

I piccoli cominciano a sperimentare il piacere durante la fase orale, a partire dall’attività della suzione in cui si cibano prendendo il latte dalla mamma, imparano a gustare il contatto con il seno che se viene percepito “buono” (M. Klein, 1935), è capace di accogliere, nutrire, custodire, giocare e rilassare. Nel momento in cui il seno viene percepito “cattivo”, i bambini sperimentano la frustrazione, il senso di non accoglienza, il rifiuto e la non gratificazione della libido. Oltre il piacere orale, il bambino sperimenta il piacere, toccando o strofinando con il corpo della madre la parte genitale. L’esperienza di “autoerotismo” è un’esperienza precoce, vissuta in modo istintiva, e protratta anche durante la fase adolescenziale, momento in cui il ragazzo o la ragazza ha necessità di conoscere il proprio corpo, ha necessità di esplorarlo in modo da avere consapevolezza del proprio sé corporeo e dei propri desideri sessuali. Essi hanno necessità di uno spazio tutto loro per esplorare questo piacere, cercando soddisfazione in se stessi e nel loro corpo.

La masturbazione è una pratica auto-erotica ove la persona, sia che sia maschio, sia che sia femmina, sperimenta con l’autostimolazione il piacere, spesso accompagnato da fantasie erotiche con materiale pornografico visivo o fantasie riprodotte in maniera immaginativa, da ciò che hanno visto in film, immagini youtube o facebook.

Nel tempo questa pratica non risulta più funzionale poiché interferisce con il desiderio di incontrare l’altro diverso da sé, l’Io – Tu vissuto in un Noi pieno.

 

 

L’esperienza dell’intimità condivisa e reciproca

La relazione sessuale è un incontro intimo e delicato tra un Io e un Tu, che provano attrazione reciproca. L’Io cerca di conoscere un Tu, considerato piacevole e attraente, mette in atto dinamiche di corteggiamento, fino a che arriva il momento della rivelazione dell’interesse e della conquista. La rivelazione è uno dei momenti delicati, caratterizzata da uno stato di incertezza in cui non si sa se la persona sia veramente ricambiata in ciò che prova, se è un amore corrisposto, o se è un amore sognato soltanto da uno dei due.

Nel momento in cui vi è il “si” corrisposto (scelta), comincia la fase della conoscenza, vissuta con la condivisione e creazione di spazi comuni, momenti di svago e di interessi condivisi. Durante la conoscenza i partner imparano a capirsi, a trovare ciò che piace o non piace fare all’uno o all’altro, si impara a lasciare libero/a di esprimere la persona in base a ciò che è, non solo in base alle aspettative di ciascuno.

In questo incontro fatto di dialogo, vi è anche un incontro tra corpi che desiderano condividere un’intimità piena, un’intimità costruita nel tempo. All’inizio la coppia prova imbarazzo e vergogna anche nello stare nudi uno di fronte all’altro, poi piano piano imparano a guardarsi nel dettaglio senza paura delle imperfezioni, accogliendo il corpo dell’altro come un dono. L’esperienza dell’atto sessuale, del “noi”, è un atto di donazione, non di possessione del corpo altrui come un oggetto.

Quali sono gli ostacoli che impediscono alla coppia di vivere questa intimità sessuale in maniera armoniosa?

1. L’uso eccessivo di masturbazione e pornografia interferisce con questa intimità per svariati motivi, potremmo elencarli:
- aspettative eccessive nel trovare un corpo perfetto, con sex appeal elevato;
- il corpo dell’altro diventa un oggetto solo di piacere, e non un soggetto da amare e a cui donare se stessi;
- interesse nel proprio godimento e non di quello del partner;
- fantasie sperimentate non con il proprio partner ma pensando ad altre immagini viste;

2. Tabù creati dalla cultura o da stereotipi in cui si ha difficoltà a vivere il corpo dell’altro non come estraneo, ma come intimo;

3. Mancato dialogo su cosa può piacere alla coppia;
Dialogare in maniera chiara sui desideri proibiti, può aiutare la coppia nel riuscire a trovare il pieno soddisfacimento, senza dover cercare al di fuori della coppia;

4. La rigidità corporea o anche la frigidità può essere un ostacolo per l’intimità.
La frigidità è una difficoltà relazionale caratterizzata da un’incapacità di lasciarsi andare in un contatto pieno, in una esperienza corporea in cui l’uno o l’altro sembra un tutt’uno con il corpo dell’amato o dell’amata. La sensazione vissuta dalla parte di chi ha un partner frigido/a è quella di non sentirsi abbastanza desiderati o vive nella paura di non piacere abbastanza fisicamente. Spesso chi soffre di rigidità non propone mai all’altro la relazione sessuale ed attende le richieste ed, inoltre, non esprime un livello di libido o di desiderio sessuale eccessivo.
Nelle donne, questa forma di rigidità, si presenta in forma di vaginismo, caratterizzato da una serie di sintomi neuromuscolari vaginali, che impediscono la penetrazione. Le conseguenze possono essere legate ad un’educazione restrittiva, chiusa rispetto alla sfera sessuale, o alla reazione psicologica di traumi fisici (abusi sessuali, molestie).

5. Eiaculazione precoce. Ne soffrono gli uomini che hanno un’incapacità di gestire le proprie pulsioni, giungendo esclusivamente al proprio piacere, senza gratificare la propria donna, la quale spesso vive la frustrazione di un desiderio sessuale protratto, ma non concretizzato.
Quali sono le paure che possono generarsi nella mente di un uomo che soffre di eiaculazione precoce? Gli uomini insicuri, mancanti della forza maschile o cresciuti in assenza di figure maschili di riferimento, sviluppano moltissime paure legate al loro essere “uomo”, e nel momento in cui vivono l’atto sessuale psicologicamente credono di “essere più deboli” della donna che hanno a loro fianco, non riescono a controllare il piacere, idealizzando eccessivamente ciò che hanno, o esteticamente parlando o percependo il corpo femminile come qualcosa di “immeritato”, di eccessivamente meraviglioso rispetto a come loro percepiscono se stessi.

6. Impotenza psicologica: L’eccessiva paura di non piacere al partner può creare ansia da prestazione a tal punto da avere difficoltà nell’erezione o nell’orgasmo.  Nel momento in cui l’uomo ha un problema di erezione, parliamo di impotenza psicologica collegata ad uno stato di ansia da prestazione; potrebbe vivere una condizione di non sentirsi all’altezza nel vivere un rapporto sessuale completo con la propria donna, spesso percepita più forte o troppo bella “per essere vero”. Questa condizione rende l’uomo così insicuro che non riesce a provare il piacere fino in fondo o cerca di controllarlo con la mente. Il corpo non è più libero, ma padrone di una mente che vorrebbe tenere sotto controllo ogni cosa, anche ciò che è naturale e spontaneo.

La psicoterapia interviene e agisce sulla possibilità di guarire profondamente quegli aspetti individuali e di coppia che risultano essere compromessi.

Per poter stare bene pienamente nel “noi”, è necessario conoscere fino in fondo se stessi, il proprio “Io”, aprirsi alla conoscenza di un “Tu” diverso, confrontarsi in ciò che realmente si è, nelle aspettative reciproche, nei desideri, nel progetto di vita che si vuole costruire “insieme”; occorre superare le paure parlandone e vivendo l’esperienza senza fughe o pensando di rifugiarsi in rapporti alternativi che possono davvero distruggere la relazione creata con fatica.
Il “noi” si costruisce insieme...

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