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"Io sono le mie relazioni". Stile di attaccamento e personalità


E' nella relazione che si manifestano i nostri tratti di personalità, che nei casi sintomatici danno corpo ai disturbi di personalità
"Io sono le mie relazioni". Stile di attaccamento e personalità


Che cosa gli sarà successo da piccolo?

Diverse volte abbiamo detto questa frase, a volte anche in modo ironico, per cercare di spiegarci comportamenti bizzarri, scatti d’ira abnormi o comportamenti troppo schivi ecc. Una frase semplice che rimanda a una matrice più antica di quei comportamenti che osserviamo nelle relazioni con gli altri.

Nella relazione, già! Perché è proprio qui che si manifestano i nostri tratti di personalità, che nei casi sintomatici danno corpo ai disturbi di personalità.

Ma non è quello che è successo a fare la differenza, bensì come sia stato vissuto, elaborato; in quello che è successo nella storia personale, a fare la differenza è il sistema motivazionale dell’attaccamento, che definisce la qualità della relazione.

Dagli studi di J. Bowlby si evince come l’attaccamento sia un comportamento con una sua dinamica, che non rientra nella nutrizione o nella sessualità, ma che ha come obiettivo quello di ottenere e mantenere la vicinanza con la figura di attaccamento che da cura e protezione. Le prime esperienze d’attaccamento e il modo in cui sono vissute originano i modelli operativi che guidano le successive relazioni nelle quali è implicato il sistema di attaccamento, quindi, lo scambio reciproco di protezione e cura.

Il sistema motivazionale dell’attaccamento fondamentale per la nostra sopravvivenza nei periodi di estrema dipendenza (infanzia) si attiva in tutte le situazioni di difficoltà ed emergenza, non ci abbandona… “dalla culla alla tomba” diceva J. Bowlby (1982).

Un caregiver (genitore, insegnante, amici, partner) attento ai bisogni, accudente, empatico, che è in grado di porre il giusto confine tra se stesso, i suoi bisogni e quelli del piccolo/a è in grado di dare sicurezza e protezione. Offre una relazione d’attaccamento SICURO, una base da cui partire per esplorare il mondo e un porto sicuro a cui tornare nei momenti di difficoltà.

Un caregiver che non ha risolto alcune ferite del passato, che ha delle fragilità personali, non è in grado di fornire tali risposte in alcune situazioni delicate o traumatiche (svincolo, cambiamenti drastici, lutti) e alimenta uno stile di attaccamento INSICURODà risposte non sempre coerenti, non è in grado di fornire la protezione e l’accudimento necessari, non riesce ad essere empatico, a mantenere il giusto confine senza essere o troppo invadente o eccessivamente distante.

Queste esperienze danno vita alla convinzione che "non si è degni di essere amati", ad esempio, o che i legami affettivi possano essere pericolosi; alimentano emozioni di rabbia, paura e ansia (ansia di essere abbandonati). Si delineano, così, gli stili di attaccamento Insicuro-Evitante (di chi sembra non essere interessato alle relazioni e al contatto) o Insicuro-Ambivalente (di chi cerca conferme continue dall’altro, ma non riesce a legarsi a questo), fino ad arrivare alla forma più pericolosa per l’equilibrio personale e relazionale e, cioè, l’Attaccamento Disorganizzato, caratterizzato da incoerenze comportamentali e di pensiero, tipico di chi ha avuto relazioni traumatiche (violenze, abusi, ecc).

Nella nostra vita abbiamo diverse esperienze di relazione e pur se mettiamo in atto gli schemi comportamentali noti, è possibile sperimentarne di nuovi, è possibile incontrare partner diversi che potranno modificare il nostro stile d’attaccamento e, quindi, la qualità delle nostre relazioni, la nostra personalità.

La relazione è, pertanto, la cornice fondamentale che ci consente di comprendere ed elaborare eventi e processi di pensiero.

Come caregiver, come genitori, come partner, dobbiamo pertanto sempre essere consapevoli del nostro ruolo nella relazione e della responsabilità che abbiamo nei confronti di noi stessi e degli altri.

 

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