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Litigare davanti ai figli: i traumi causati dalle “guerre genitoriali”


La mediazione familiare come prevenzione dei litigi in famiglia, della violenza assistita e del disagio dei figli
Litigare davanti ai figli: i traumi causati dalle “guerre genitoriali”


Un conflitto genitoriale che non viene risolto e non lascia spazio a parole e a emozioni può provocare una voragine nella sicurezza interna dei figli, generando in loro ancora più instabilità e impotenza.

La mediazione familiare è un intervento volto non solo a riorganizzare le relazioni familiari, ma anche ad aiutare i genitori a trovare le risorse per far fronte a una relazione di coppia perduta mantenendo inalterata la loro responsabilità genitoriale.

Compito del difensore è anche svolgere un ruolo protettivo del minore ed egli ha il dovere di arginare il conflitto e non di alimentarlo (cfr. Tribunale di Milano, Sez. IX Civile, 23 marzo 2016, Giudice Est. Dott. G. Buffone): il mediatore familiare svolge un ruolo di cooperazione in tale scenario.

Alla luce dell'intensità, oggi sempre più evidente, del conflitto, il mediatore familiare ha, infatti, anche un’importante funzione sociale: intervenire prevenendo o arginando i toni del conflitto nell'interesse dei figli troppo spesso vittime della rabbia incontrollata delle persone cui vogliono più bene, i propri genitori.

A tale proposito ricordiamo una recentissima sentenza ove è stato affermato che litigi, conflitti e discussioni accese davanti ai figli minori possono comportare gravi ripercussioni sulla loro crescita, se caratterizzati da alcuni connotati quali la ripetitività e le modalità violente, al pari del reato di maltrattamenti in famiglia ai sensi dell'art. 572 c.p. (cfr. Cassazione, VI Sezione Penale, sentenza n. 18833/2018).

Nell’ambito dei “maltrattamenti”, dunque, possono rientrare non solo le percosse, le lesioni, le minacce, ma anche gli atti che si concretizzano in sofferenze morali che cagionano ferite psicologiche indelebili e dagli inevitabili riverberi negativi sullo sviluppo della personalità dei figli minori coinvolti.

Quando bambini (e adolescenti) assistono a maltrattamenti e violenze tra i genitori vivono una disperata paura, il terrore lacerante di perdere quelli che sono per loro i punti di riferimento affettivi fondamentali, come se ogni volta dovessero emotivamente confrontarsi con un potenziale lutto. Si tratta di una condizione che genera sempre una profonda instabilità: anche quando, all’apparenza, i bambini sembrano non manifestare problemi evidenti, a livello psicologico, si sprigionano un dolore e una sofferenza che li segneranno per tutta la vita.

Spesso, pur di non creare ulteriori problemi o preoccupazioni ai genitori, i bimbi vittime di violenza assistita, si comportano “bene”, recitano un ruolo preciso, si assumono l’onere di proteggere gli adulti: un peso troppo grande che li carica eccessivamente di paure, ansie e angosce, poiché non hanno le capacità necessarie per gestire l’evento, si sentono impotenti e non riescono a comprendere quali siano le cause reali che hanno fatto scaturire il litigio, finendo così per addossarsi le colpe delle liti tra i genitori, attribuendole ad una loro responsabilità o ad un loro cattivo comportamento.

La violenza a cui assistono sistematicamente distrugge questi bimbi da un punto di vista psichico, poiché intacca la loro sicurezza personale e la loro autostima, alimentando le loro paure e facendoli vivere costantemente in allarme: sono bambini a forte rischio depressivo e hanno anche maggiori probabilità di sviluppare sintomi ansiosi, ritiro sociale, difficoltà nel sonno, nella capacità di concentrazione e nel rendimento scolastico, aggressività e forte litigiosità con i compagni.

Nei casi più gravi può insorgere un disturbo post traumatico da stress mentre, altre volte, nelle personalità più reattive e oppositive, può verificarsi un apprendimento della violenza come modalità relazionale e ad una riproposizione di tale modello verso se stessi e/o verso gli altri. Pur non esistendo una relazione causale diretta, è indubbio che le continue liti tra i genitori siano condotte che creano degli esiti negativi e una condizione di stress psichico nociva per la salute e il benessere dei bambini costretti a crescere in una condizione di instabilità. Gli elementi che bisogna tenere in considerazione sono svariati: il temperamento dei minori, la ripetitività, la gravità, le risorse interne dei figli, la presenza di altri fattori o eventi di vita stressanti.

Purtroppo, in sede civile, tali forme di violenza (anche assistita) rischiano di non essere considerate nella loro reale importanza o di non essere ritenute e valutate come effettivamente gravi per lo sviluppo psicofisico dei figli minori coinvolti, in realtà, tuttavia, tali condotte causano traumi che, se non riparati per tempo e con interventi adeguati, rischiano di compromettere una loro crescita equilibrata ed armonica ed un sano sviluppo della loro personalità.

E’ importante, dunque, agire sempre tutelando l’interesse del minore e anche in questo caso l'intervento di un mediatore familiare può essere utile per arginare l'ira, la sofferenza delle parti ed evitare che il conflitto da naturale, in quanto insito nelle relazioni umane, si trasformi in conflitto distruttivo.

 

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