Maltrattamenti in famiglia


La Cassazione evidenzia come il reato di maltrattamenti in famiglia si configuri anche mediante atti di disprezzo e di offese
Maltrattamenti in famiglia
La Suprema Corte di Cassazione evidenzia come il reato di maltrattamenti in famiglia si configuri anche mediante atti di disprezzo e di offese:
"...il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell'agente che sottopone la moglie e i familiari ad atti di vessazione reiterata e tali da cagionare sofferenza, prevaricazione ed umiliazioni, in quanto costituenti fonti di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di esistenza. Rilevano, infatti, entro tale prospettiva, non soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, le privazioni ed umiliazioni imposte alla vittima, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa arrecati alla sua dignità, che si risolvano nell'inflizione di vere e proprie sofferenze morali...".
Il caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte fa riferimento alle vessazioni subite da una donna e dai 4 figli minori costretti a vivere, per le continue oppressioni, in una comunità di accoglienza a causa del comportamento posto in essere dal marito che, nel merito, giustificava il proprio atteggiamento per fini educativi e per le gravi condizioni economiche in cui la stessa famiglia versava.
Il Collegio ha ritenuto integrati i presupposti richiesti per la configurabilità del reato di cui all’Art. 572 Cod. Pen., considerando la costante linea interpretativa al riguardo tracciata dalla Suprema Corte, allorquando pone l’accento sulla sottoposizione dei familiari ad atti di vessazione continui e tali da cagionare agli stessi sofferenze, privazioni, umiliazioni che costituiscano fonte di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di esistenza.
Ed invero, comportamenti abituali caratterizzati da una serie indeterminata di atti di molestia, di ingiuria, di minaccia ecc, rivelano l’esistenza di un programma criminoso delle cui peculiari connotazioni i singoli episodi, da valutare unitariamente, costituiscono la manifestazione esterna e nel cui ambito il dolo si configura come dimensione volitiva comprendente il complesso dei fatti e coincidente con il fine di rendere disagevole e penosa l’esistenza dei familiari.

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