I disturbi d’ansia: qual è la differenza tra paura e ansia?


Entrambe nascono dalla nostra capacità di anticipazione, ma mentre la paura è rivolta verso un oggetto o un evento concreto, l’ansia no
I disturbi d’ansia: qual è la differenza tra paura e ansia?

Qual è la differenza tra paura e ansia? Si potrebbe cercare il significato letterale sul vocabolario, ma penso che non sarebbe di grande aiuto per chi soffre di disturbi d’ansia, più comunemente conosciuti come crisi di panico. In ogni caso, senza ricorrere a definizioni rigide si può affermare che sia la paura che l’ansia scaturiscono dalla nostra capacità di anticipazione, vale a dire di prevedere un possibile evento futuro. Tuttavia mentre la paura è in genere riferita a qualcosa di concreto - come la paura del vuoto, la paura di un animale, la paura del buio, etc. -, l’ansia è invece una paura più generica, più astratta, non necessariamente legata ad un dato evento o oggetto, tanto che si può parlare di "stato d’ansia", vale a dire uno stato emotivo caratterizzato da una costante agitazione senza che sia necessariamente presente un motivo tangibile.

Sia la paura, che l’ansia costituiscono una sorta di campanello d’allarme per il nostro organismo, che mette in atto tutte le misure necessarie. Vale a dire si prepara a combattere o a fuggire. Il respiro diventa più frequente per portare più ossigeno ai muscoli. Il cuore comincia a battere più velocemente per garantire una quantità maggiore di sangue agli organi e ai muscoli stessi. Questi sono gli effetti delle catecolamine, ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali, che in ogni stato di stress vengono rilasciate in grande quantità. Tuttavia le catecolamine, tra cui l’adrenalina, hanno anche altri effetti, quali ad esempio l’aumento della sudorazione e l’incremento della peristalsi intestinale. Il risultato è che un individuo che non debba affrontare una battaglia, o intraprendere una fuga, prova unicamente uno stato di malessere generalizzato, caratterizzato da un respiro affannoso o persino difficoltoso, da una sensazione di palpitazione - come se il cuore esplodesse nel petto -, da una sudorazione profusa e da crampi intestinali. La sensazione percepita è quella di dover morire da un momento all’altro.

Molto spesso il primo attacco di panico esordisce improvvisamente senza una ragione apparente. Il paziente è colto talmente alla sprovvista che non riesce a capire cosa gli stia accadendo e ritiene realmente di dover morire per un problema respiratorio o cardiaco. Una volta chiarito che si è trattato di una crisi di panico, il paziente entra in un circolo vizioso molto difficile da interrompere senza l’aiuto di un esperto. Vale a dire comincia ad aver paura che si realizzi una seconda crisi di panico. In sostanza comincia ad aver paura della paura stessa ed è questo meccanismo che innesca le crisi successive.

Poiché la prima crisi ha avuto un esordio improvviso e inaspettato, il paziente teme che le crisi successive lo possano cogliere di sorpresa in un luogo pubblico, magari sul posto di lavoro o in una situazione dalla quale non possa fuggire o nascondersi. Per questo il paziente comincia ad avere difficoltà ad uscire e a svolgere le comuni azioni quotidiane. Anche un breve tragitto in macchina può costituire un problema serio.

Sebbene le crisi d’ansia possano sembrare immotivate, in realtà esiste sempre un motivo serio che ne è alla base. In alcuni casi è facilmente individuabile, in altri no. Secondo la psicoanalisi l’ansia nasce da un conflitto interiore e maggiori sono le manifestazioni delle crisi, tanto maggiore e importante è il conflitto. Uno psichiatra o uno psicologo sono sicuramente i professionisti più adatti per individuare le ragioni e la natura del conflitto e per aiutare il paziente a gestire la propria ansia, guidandolo passo dopo passo verso una completa guarigione.

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